Letteratura Arte Fotografia - Chiacchierate di Simone con gli amici.

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“Il Piccolo Sceriffo” & C.

Nei primi anni Cinquanta ero un ragazzo che leggeva con grande passione i fumetti, proprio come tanti coetanei. E, come tanti coetanei, per motivi facilmente immaginabili, non me ne potevo permettere molti.
Il mio giornalino preferito era quello intitolato “Il piccolo sceriffo”, che presentava le storie illustrate del giovanissimo Kit, protagonista di tante belle avventure.  
  
Kit era figlio di uno sceriffo; aveva una sorella, Lizzie, alla quale era molto legato, e amava una ragazza di nome Flossie.  Una sera il padre di Kit fu ucciso da uno sconosciuto, ma il ragazzo, avendo fiutato la pista giusta, riuscì a catturare l’assassino per assicurarlo alla giustizia. Grande fu l’ammirazione della gente nei riguardi di quel piccolo eroe, al punto che Kit fu acclamato sceriffo. Da quel momento per lui vi fu un continuo lottare contro i criminali in una serie illimitata di rischiose avventure, dalle quali usciva sempre vittorioso. Per i suoi spostamenti si serviva del cavallo Black, uno splendido stallone nero, ed era
sempre accompagnato dal fedele cane  Roki.
Le storie del piccolo sceriffo uscivano a strisce in minuscoli giornali  di poche pagine, che costavano venti lire; una somma non grande, ma ragguardevole sessant’anni addietro per un ragazzino. Si faceva presto a divorare quelle poche pagine e poi si stava ad aspettare con ansia il nuovo numero per un’interminabile settimana.
Il piccolo sceriffo, 2

 

  Una striscia de “Il Piccolo Sceriffo”

Perché con ansia? Perché ogni storia veniva interrotta in un punto cruciale; per esempio, mentre un bandito prendeva la mira per colpire Kit. Santa innocenza! Non sapevo allora che un eroe dei fumetti non poteva morire, infatti la settimana successiva si vedeva che per un verso o per un altro Kit riusciva a salvarsi.  Quegli eroi godevano di una immortalità conferita loro dagli ideatori dei racconti, che spesso erano gli stessi disegnatori.
Nella mia carriera di lettore di fumetti solo un protagonista vidi morire. Era Pecos Bill, eroe leggendario, che un giorno fu prelevato dai “Cavalieri del Cielo”. Questi formavano una lunghissima processione, che iniziava fra le nubi (i più lontani addirittura si confondevano con esse) e scendeva fino al suolo. Poi i Cavalieri del Cielo ripartivano insieme a Pecos Bill, anche lui a cavallo, e si dileguavano fra le nuvole dalle quali erano apparsi.  Quello mi è sempre sembrato un modo gentile per presentare la morte, un’immagine emozionante e molto bella dal punto di vista artistico.
Altri personaggi che popolavano la mia fantasia di ragazzo erano Capitan Miki e i suoi inseparabili compagni di avventure, Doppio Rhum e il Dottor Salasso. Leggevo con piacere, quando ne avevo la possibilità, anche gli “Albi dell’Intrepido” e quelli del “Monello”.

 Capiran Miki e i suoi amici

Capitan Miki era un ranger del Nevada, sempre impegnato, come il Piccolo sceriffo, nella lotta contro i malviventi. Doppio Rhum era un simpatico vecchietto che lo aveva visto crescere e lo amava come un figlio: era bevitore insaziabile di rhum, come il suo soprannome fa capire. Il Dottor Salasso era un medico, inguaribile bevitore come come Doppio Rhum. Faceva eccezione Capitan Miki, il quale beveva solo latte o limonate. “Per tutte le sbornie!” era l’esclamazione tipica di Doppio Rum, mentre il dottor Salasso era solito esclamare: “Per tutte le appendiciti!” oppure “Per mille laparotomie!” Quelle espressioni si coglievano talvolta per le strade sulle labbra dei ragazzini. Si diceva anche “Acc!” quando qualcosa andava male o “Cribbio!”per esprimere meraviglia.

 Un giorno mi trovavo a Trapani in casa di una mia zia, dov’ero andato per trascorrere qualche ora in compagnia di due cugini quasi coetanei. Mentre giocavamo, con mia grande sorpresa scoprii nella loro stanza uno scatolone pieno zeppo di giornaletti di Topolino. La tentazione fu grande e cominciai a leggerli senza indugio.  Mia zia, visto il mio interesse per quei fumetti, me li regalò, perché lei periodicamente svuotava quella scatola per fare posto ad altri giornalini che puntualmente entravano a casa sua. Quello fu per me un dono tanto inatteso quanto gradito e felice portai a casa con una certa fatica il mio piccolo tesoro cartaceo.
Eravamo all’inizio dell’estate. Le scuole si erano chiuse da pochi giorni e quindi ebbi più di tre mesi perr leggere e rileggere i giornaletti dei miei cugini. Quando  mi rivedo, con la memoria, immerso in quelle piacevoli letture, mi ricordo che in una storia di Walt Disney c’era un personaggio appassionato di televisione; egli stava ore ed ore davanti al teleschermo a sorbirsi tutti i film e i telefilm che trasmettevano. Un giorno esclamò soddisfatto: “Che pomeriggio, ragazzi! Quattro film e quattordici telefilm.” Io, parafrasando le sue parole, vorrei dire: “Che estate, ragazzi!  Un gran numero di giornaletti con centinaia di storie bellissime.”

Gli adulti non sempre vedevano di buon occhio i fumetti, perché li consideravano cattivi maestri e fonte di distrazione per gli studenti. Mi ricordo, a questo proposito, che allora frequentavo un’associazione parrocchiale,  nella quale per Carnevale fu organizzato un rogo dei fumetti. Ogni ragazzo era stato invitato a portare i giornalini che aveva a casa; questi vennero, poi, ammucchiati nel centro del cortile e bruciati con un rito che ricordava i roghi della vanità organizzati da Fra’ Girolamo Savonarola a Firenze sul finire del secolo quindicesimo.
Io oggi, a distanza di molti anni, penso che da quelle letture ai ragazzi potevano arrivare soltanto buoni ammaestramenti, perché esaltavano grandi valori, quali l’onestà, la legalità, la lealtà, l’eroismo, valori che non sempre nella realtà vengono rispettati.  I fumetti, inoltre, erano scritti in buon italiano, con un lessico vario ed appropriato, quindi potevano essere un valido sostegno per chi studiava.
Quei giornalini erano per i ragazzi causa di distrazione? Non lo credo, perché nell’Italia uscita da poco dalla guerra i ragazzi generalmente non disponevano di molti soldi e, per conseguenza, non potevano acquistare molti fumetti. Essi se li procuravano, per dirla con gli antichi Romani, “cum grano salis” (con un granello di sale), ossia in quantità minima.

Topolino (Dante) e Pippo (Virgilio) in una pagina dell’Inferno dantesco. Parodia di Walt Disney che risale agli anni Cinquanta.

Topolino. Parodia dell'Inferno

Commenti

Commento scritto da mariù
Data: 28 aprile 2010, 16:39

Ciao Simone,
passavo per caso di qua, ed ecco un altro bel racconto,propio il genere che preferisco, non tanto per i fumetti, ma in quanto al fatto che Simone si racconta, e mi fa conoscere parte della sua vita di ragazzo trascorsa. Certo quegli anni erano anni difficili per tutti, e per molti anche i pochi spiccioli dei giornalini erano forse visti come soldini spesi male,a non solo i giornalini ma ache i libri in generale. Invece io penso come te, penso che davvero una volta si imparava la vita e si traeva insegnamento anche dai fumetti e dalla fiabe, tutte le fiabe hanno un risvolto morale. Vero anche che la televisione una volta era un mezzo per far conoscere un po di cultura,ho sentito parlare di una trasmissione che insegnava a leggere e scrivere,perchè in quel periodo c’era un analfabetismo diffuso. Ora invece sembra che le persone si divertano a spiare altre persone dal buco della serratura, l’educazione,i valori non si sa più dove siano.
Simone, una bella pagina di vita vissuta e di bei ricordi.
ciaoooooooooooooooo
mariù

Commento scritto da elen@sja
Data: 28 aprile 2010, 19:59

ke bella storia “la tua”
mi piace leggere ke si stava male
qnd s immaginava ke l eroe,
riskiava d morire,e poi la gioia,
nel vedere ke si era salvato,
ke bella l innocenza dei bambini!!
e ke belli i fumetti,ank io ho sempre
pensato ke ci hanno aiutato
a correggere e imparare l italiano!
così come anke la tv,negli anni 60/70
ha unito la lingua!
dai mille dialetti,siam paxati
alla sola lingua italiana!
qst è anke storia vero?
io adoravo topolino e paperino,
ma li vedevo sl in vetrina:(
pensa ke x fare qlks d bello,
a 9 anni mi sn iscritta ad un corso
ke faceva la mia scuola,e gratis!!!
era un corso d francese,
(ke poi a me il francese
nn m è mai piaciuto,
io amavo l inglese già da bambina!)
lo ricordo ancora sai!?
era un modo x leggere e conoscere!
e ricordo la paura ke avevo
nel dirlo ai miei genitori,
a casa mia in quel tempo,
leggere e studiare era considarato
“tempu persu!” or era una cosa
ke sl i “masculi”
putevanu fari!!!
mi sembra d parlare dell 800!:))
ciao Simone e grazie x qst
bella paginetta colorata!
elena

Commento scritto da Fefé
Data: 29 aprile 2010, 16:03

Per qualche lettore, appassionato da govane di fumetti, l’argomento che in nostro Professore ci propone in questa rubrica di cultura ed attualità potrebbe rappresentare un invito a cena. Per me, che fino a pochi anni fa, ero un collezionista di fumetti, può rappresentare qualcosa di più. Diciamo almeno l’invito ad un pranzo nuziale. Posseggo tutt’ora una discreta collezione (soltanto parzialmente dispersa da figli e nipotini) e i personaggi che Simone ha menzionato sono tra quelli che più ho amato. Potrei, a distanza di oltre cinquant’anni ricordare come fece Kit (il Piccolo Sceriffo) a scoprire e catturare l’assassino del padre. Aveva visto volare un corvo addomesticato sulla capanna dell’assassino e si ricordò che il padre prima di morire aveva fatto menzione di questo corvo… Ricordo anche che in una delle avventure lui e l’amico Garret, sfiniti per la fame, riescono ad uccidere un orso ed a cibarsi della sua carne (io ragazzino avevo così appreso che la carne di quel plantigrado era commestibile). Questi particolari, ricordati così nei particolari a oltre mezzo secolo, possono fare capire quanto noi piccoli potessimo restare influenzati dai fumetti. Con Simone dico che ci sono stati utili anche se si leggevano con più piacere dei libri di scuola e che in massima parte il loro era un contenuto morale. Di quelli soccessivi a personaggi degli anni sessanta non posso garantire (per esempio io non compravo Diabolik). Adesso devo interrompere lo scritto e scusarmi con Simone e con chi mi legge (riprenderò stasera o domani). Il Motivo? Stanno danno su Rete 4 un film a cui tengo molto ed è del tempo dei miei fumetti: Le miniere di Re Salomone, con Stewart Granger e Debora Kerr. Dovevano darlo la settimana scorsa ma, in seguito alla morte di Raimondo Vianello l’hanno sostituito con un suo film. Allora a dopo per parlare di Pecos Bill e del suo cavallo “Turbine” di Capitan Miki e dell’eroe della collana parallela che si chiamava, anzi si chiama, “Il Grande Blek” un trapper della regione americana dei grandi laghi, nella lotta, insieme ai francesi e contro gli inglesi .
Fefé

Commento scritto da Fefé
Data: 29 aprile 2010, 18:43

Mi scuso con gli amici lettori e dopo l’intervallo riprendo il commento interrotto. Mi sono intanto tranquillizzato sulla sorte degli eroi del film che, finalmente salvi iniziano il ritorno, dopo le avventure nel continente nero, verso l’Inghilterra. Questo era un film a cui tenevo particolarmente (è stato vincitore di due Oscar) ed è tratto da un racconto di Rider Haggard. Certo lo spirito critico e le conoscenze della maturità non mi ha fatto digerire un oritteropo spacciato nel film per formichiere, ma nel complesso mi sono divertito. Ora ritorniamo al tema dei fumetti. Il Grande Blek, dicevo in precedenza. Il disegnatore era lo stesso che creava Capitan Miki e, in precedenza il meno noto Kinova, ovvero Sam Boyle lo scotennato, che sopravvisuto allo scotennamento si vendicava sui “cattivi” pellirosse. Ricordo che mio padre non era contrario alla lettura dei fumetti ed ho piena memoria del primo numero di Pecos Bill che ha portato a casa per noi ragazzi. Ricordo che possedevo la “Divina commedia di Topolino” (Vedi illustrazione di Simone), faceva parte della collezione degli “Albo d’Oro” della Mondadori e che l’avevo letto con gran divertimento. Io credo di aver letto fumetti più antichi di quelli del caro Simone. Sì, perchè per due anni ho abitato presso una zia con un figlio di otto anni più grande di me, grande lettore di fumetti, per cui ho letto anche i fumetti degli anni quaranta: Sciuscià, Gim Toro, Dick Fulmine, Mandrake, Flash Gordon ecc, più o meno sconosciuti a quelli della mia generazione. Ricordo di aver letto le avventure di Topolino sugli albi Nerbini, cioè prima che Mondadori acquistasse i diritti editoriali da Walt Disney. Immodestamente devo dire che credo non ci sia personaggio dei fumetti che fino agli anni sessanta io non conosca (certamente qualcuno sì). Tra noi ragazzi una cosa che si faceva periodicamente era lo scambio dei fumetti. Non c’era la possibilità di comprare tutto quello che usciva in edicola. Anzi ricordo che spesso, non avendone di nuovi, ne rileggevo qualcuno che avevo già letto. Anche al cinema, se il film era piaciuto lo si rivedeva. A proposito anche Le Miniere di Re Salomone con sole 30 lire (era quello che al lunedì pagavamo noi ragazzi che frequentavamo la Chiesa di Terrasanta al cinema “Gaudium” che allora era proprietà dei Frati) l’avevo visto due volte (e cu oggi su’ trì)!
Ragazzi, starei a parlare di fumetti sino a domattina, ma, giacché non c’è ancora Elena che mi prepara la cena, devo lasciarvi. Chissà se non potrò riprendere la conversazione.
Comunque arrivederci e BLM.
Fefé

Commento scritto da Mariano
Data: 29 aprile 2010, 19:47

E’ vero, erano in commercio alcuni fumetti. Dovevano essere istruttivi. Erano gli anni Cinquanta e la moneta che raramente conoscevo era l’uovo. Esso valeva dalle venticinque alle trenta lire. Dipendeva dalla grossezza e soprattutto dal non romperlo durante il tragitto (fangoso d’inverno) per raggiungere la scuola passando accanto alla bottega del barbiere dove erano esposti quegli opuscoli magici. Un paio di volte avrò avuto la fortuna di comprare quei libretti, per me favolosi. La lettura di quei giornalini non veniva tollerata dagli adulti in quel tempo. Nascosi sotto la mangiatoia dei muli una piccola collezione di quelle storielle animate, ma Gemma, la mia cagna, convinta di rendermi un favore, ridusse in brandelli e triturò coi denti quei fumetti.
All’epoca, se non sogno, erano anche in vendita quaderni per la scuola: l’interno delle loro copertine, a puntate, trasmetteva raccontini illustrati simili ai fumetti. “Durban’s”, “Nicoletta nel bosco incantato”… Ma forse sogno davvero.
Sono lieto di apprendere che tu, caro Simone, ed altri lettori abbiate avuto il pregio di conoscere un lato bello degli anni verdi negato a molti ragazzini venuti al mondo in casolari smarriti della Sicilia interna. Complimenti per la tua pagina così fresca e spontanea a distanza di più di mezzo secolo.
A Fefè voglio dire che mi farà sempre piacere se riprenderà il discorso interrotto.
Mariano

Commento scritto da Fefé
Data: 30 aprile 2010, 00:08

Anche se l’ora è tarda, sollecitato da Mariano (che saluto affettuosamente), riprendo la chiaccherata sui fumetti ed a proposito di leggerli di nascosto, o addirittura di nasconderli tra le pagine dei libri, quando qualcuno veniva a controllare se si stava studiando, voglio ricordare una lettura su una mia antologia della scuola media. L’autore, il cui nome non ricordo, racconta che, da ragazzo, durante un anno scolastico, aveva l’abitudine di nascondere la sua striscia di fumetti tra le pagine del libro di geografia quando avvertiva i passi della madre che veniva a controllare se studiasse. Quando arrivarono gli esami il professore aprì il libro di geografia a casaccio: “Il Madacascar, bene! Sei capace di disegnare a memoria quest’isola”? L’alunno (autore del racconto) la disegnò perfettamente perché era giusto la pagina che puntualmente gli capitava al momento di nascondere il fumetto. E con i complimenti del professore fu promosso.
Io ho ricominciato a comprare i fumetti nel 1965, c’era llora una casa editrice la “Milano Libri” che pubblicava “linus”, una rivista di strisce davvero eccezionali, tra queste quelle dei Peanuts di Charles Schulz (che è scomparso qualche anno fa). Per intenderci parlo di Charlie Brown, Snoopy e C. Rimasi così affascinato da questa rivista, che compravo tutto quello che questa casa editrice produceva, non escluso un telo da bagno con un nudo di “Valentina” del grande Guido Crepax (se non l’avessi utilizzato per asciugarmi al mare credo che oggi avrebbe un discreto valore). Grazie a “linus” in età adulta ho ripreso la mia antica passione per i fumetti ed anche, se vogliamo, farmi una cultura sull’argomento. Gli autori selezionati erano internazionali e quanto di meglio potesse offrire il mercato. Tra i miei preferiti vi erano Johnny Hart autore di “B.C.”, srisce sugli uomini all’età della pietra e “the Wizard of Id” dello stesso autore con Brant Parker che narra le storie medievali di un Re-tappo e tiranno che ricorre al suo stravagante mago (the wizard, appunto). Vi erano inoltre le famose strisce di “Dick Tracy”, il poliziotto, pubblicate in America, nei primi anni cinquanta, da The Chicago Tribune. Per primo “linus” ha fatto conoscere in Italia Asterix. L’irriducibile gallo che grazie ad una pozione magica, insieme al suo villaggio, resistette alla conquista di Giulio Cesare. Di Asterix ho tutta la collezione completa, pensate che il primo numero costava mille lire e l’ultimo, acquistato un paio di mesi fa, 15€!
Vi parlerei ancora di fumetti e di Asterix in particolare (che è l’unico che riesco ancora a leggere), ma mi accorgo soltanto adesso che mezzanotte è passata da più di un’ora. Quindi buona notte e sempre BLM.
Fefé

Commento scritto da mariù
Data: 30 aprile 2010, 08:25

Caro Fefè, è bello leggerti e verificare come le cose belle vissute rimangano impresse nelle memoria,anche a distanza di tanti tanti anni,ricordi perfettamente tutti i nomi dei tuoi eroi che hanno accompagnata la tua infanzia e giovinezza e continuano ad accompagnare, come dire, il tuo pensionamento, ecco questo mi affascina molto. Voglio far notare come è importante che i bambini o ragazzi siano iniziati dai genitori a leggere, mi piace il passaggio in cui dici che tuo padre ” non era contrario alla lettura dei fumetti ” e che lui stesso vi portò a casa il primo numero di Pecos Bill.
quando i miei figli erano piccoli piccoli, io leggevo loro le fiabe,interessandoli, fino a che non lo hanno fatto per conto loro. Manolo appassioato fin da piccolissimo di preistoria,mi faceva comprare tutto ciò che usciva su questo aargomento,compreso gli animali in plasticone, tirannosauri e dinosauri vari.
Mariano, è molto tenero anche il tuo ricordo, immagino come sei rimasto male quando hai scoperto ciò che il cane Gemma,aveva combinato, gli hai tirato almeno la coda in segno di rabbia?
ciaoooooooooo a tutti, ora vado a fare qualche lavoro, più tardi vado a prendere mia figlia e la nipotina e rimarranno con me tutto il giorno. ciaooooooooooooo
mariù

Commento scritto da Fefé
Data: 1 maggio 2010, 10:32

L’affascinante argomento che il caro Simone ha voluto trattare mi riporta nella rubrica.
Ieri, il tg2 delle 13,00 (non lo seguo quasi mai perchè, sin dai tempi di Craxi, lo considero troppo filogovernativo) ha ricordato che si compivano 60 anni esatti dalla nascita di Snoopy. Come chi era? Il famosissimo bracchetto dei peanuts creati da Charles Schulz (ricordate? Ne ho parlato nel precedente messaggio). Ebbene non posso non dire qualche parola su questo stravagante e surreale personaggio che valenti psichiatri sarebbero felici di ospitare nel loro studio. Gli appassionati di fumetti queste cose le sanno già, ma non tutti i lettori di Albatros. Snoopy è il cagnolino, un bracchetto dunque, del personaggio principale dei peanuts, cioè Charlie Brown. Questo cane (che non parla) pensa ed agisce come un essere umano. Scrive un racconto che non completa mai che inizia sempre così: “Era una notte buia e tempestosa…” Immagina di essere un pilota inglese della prima guerra mondiale, il famoso “Barone Rosso” e, a cavallo della sua cuccia, con casco, occhialoni e sciarpa sventolante, immagina di pilotare il suo “Sopwith Camel”. Questo era un biplano monoposto che per le sue caratteristiche, durante la prima guerra mondiale, procurò tanti danni all’aviazione nemica. Era dotato di due mitragliatrici alle quali un sincronizzatore consentiva al pilota di sparare attraverso la propria elica. Tutto questo apparato aveva creato una gobba dietro il motore dell’aereo, da lì “Camel”. E non è tutto. Quando, differentemente dagli altri cani, Snoopy si sdraia sul tettuccio della sua cuccia a “pensare”, ci fa sapere che all’interno della sua dimora vi è un salone con un tavolo da biliardo e appeso ad una delle pareti (udite, udite) un quadro di Van Gogh. E queste non sono tutte le caratteristiche del bracchetto in argomento al quale augurare ancora altri sessant’anni di vita è indubbiamente poco. Ma ditemi, si può non amare un personaggio così? Vi confesso che il mio animo è grato al suo meraviglioso autore.
Fefé

Commento scritto da Mariano
Data: 1 maggio 2010, 21:47

Caro Simone, sto guardando più attentamente l’illustrazione di Walt Disney. Leggo: “Spingi, fannullone!” Com’è cara ed elegante questa virgola dopo “Spingi”, che molti tralascerebbero deliberatamente considerandola inutile. Questo mi fa capire che i contenuti dei fumetti, che non ho conosciuti, rispettavano le regole della nostra lingua e perciò dovevano essere istruttivi.
Ringrazio Fefè per avere ampliato la sua non comune conoscenza attinente questo mondo chimerico.
A te, Mariù: non tirai la coda alla mia Gemma. Lei era venuta al modo due anni prima di me e mi diede protezione fin quando avevo undici anni. Morì tra le mie braccia dopo aver preso veleno in una vigna allorché l’uva incominciava a maturare.
Un caro saluto a tutti.
Mariano

Commento scritto da claudia
Data: 3 maggio 2010, 21:52

Essere giunta in ritardo a scrivere un mio pensiero mi ha dato modo di leggere tutto quel che avete scritto.
Fefè non so se ammirare o invidiare la tua capacità di ricordare così bene non i giornaletti letti ma addirittura le storie.
Nella mia famiglia c’erano cugini di varia età e così noi piccoli potevano leggere i giornali che avete nominato: Il piccolo Sceriffo, capitam Miki, Pecos Bill, Topolino e poi tutte le avventure settimanali di Snoopy. e Asterix, insomma, sapeste quanti giornalini ho avuto modo di leggere ed anche io nascondevo i giornalini in mezzo ai libri e quando sentivo arrivare mia madre voltavo le pagina per farmi trovare intenta all studio.

Ecco ricordo tante cose della mia infanzia appena qualcuno ne parla, forse ho cambiato troppi luoghi, ho conosciuto troppa gente, letto tanti di quei libri che ormai mi capita quel che mi capita con i films: so di averli visti ma non ricordo nulla sin quando non li rivedo.
Ed ancora una volta il nostro Prof. Simone ha fatto centro con questo argomento appassionante.
Mi dispiace solo una cosa : oggi mi sembra che i fumetti abbiano perduto quell’aspetto educativo, moralistico che credo sia tanto utile nelle letture per l’infanzia

Commento scritto da Simone
Data: 7 maggio 2010, 20:16

Cara Mariù, hai fatto bene a portare il discorso sulle fiabe, perché fiabe sono anche i fumetti, che, oltre ad accendere la fantasia, spesso si pongono un fine morale, cioé intendono dare un insegnamento a chi legge.

Caro Mariano, anche questa volta, come sempre avviene quando parli della tua infanzia, hai saputo trasmettere sentimenti ed immagini che piacciono ed emozionano. Credo di non essere l’unico a pensarlo.

Caro Fefé, mi hai lasciato senza parole! Io conoscevo il tuo grande amore per i fumetti, perché ne abbiamo parlato qualche volta, ma non avrei mai immaginato che le tue conoscenze in questo campo fossero tanto vaste e precise. I tuoi ricordi hanno stimolato i miei e mi sono tornati nella memoria personaggi dei quali mi ero dimenticato, per esempio Sciuscià.

Cara Elena, ho sempre pensato che più di altri meritavi di continuare gli studi per le tue capacità e per il tuo desiderio di apprendere.
Purtroppo a volte avviene questo: studiano tanti che non ne hanno voglia e capacità, mentre non possono continuare gli studi persone che ne sarebbero degne.

Cara Claudia, sentivo che prima o dopo avresti lasciato un commento, perché lo fai sempre e quindi mi hai… abituato male!
Mi fa piacere apprendere che anche tu sei stata appassionata lettrice di quei fumetti che hanno reso più bella la mia infanzia: “Il piccolo sceriffo”, “Capitan Miki”, “Topolino” e “Pecos Bill”.
Anche se ora non li leggiamo più, chi di noi può dimenticare quella meravigliosa esperienza?

Commento scritto da claudia
Data: 15 maggio 2010, 07:38

Do il buon giorno a questo Circolo.
Sono venuta a curiosare nella speranza di trovare qualcosa di nuovo ed, in mancanza, mi sono riletta le risposte degli amici allo scritto di Simone.

Mariù anche i miei figli hanno una accolta di libri sugli animali preistorici ed inoltre ogni tanto dalle loro cose conservate esce fuori uno di quegli orrendi animali di plastica che però, piacevano tanto anche a me.

Simone, grazie della fiducia. Per adesso mi va tutto al rallentatore ma forse é solo il periodo legato alla preparazione del matrimonio di Roberto, poi passerà e sarò più presente, come appunto piace a me.

A tutti…ciao

Commento scritto da Jerry
Data: 21 maggio 2010, 15:11

Questa mattina avendo 2 minuti sono entrato su Albatros e mi ha fatto piacere leggere dei ricordi riguardo i fumetti.
Io oltre a Capitan Miki , Il Grande Blek e Topolino che compravo tutte le settimane, ricordo pure : Il Ritorno dei Tre Bill e Slim il ragazzo d’acciaio. ma l’Albo dell’Intrepido mi piaceva tanto con le storielle di Pedrito il Drito e Tamarindo,Sor Cipolla e il Marchese con la famosa frase: Alla prima che mi fai ti licenzio e te ne vai.
Ciao..ciao….Jerry

Commento scritto da Umberto Vassallo
Data: 16 giugno 2010, 10:13

C’è ancora possibilità di trovare da qualche collezionista quei
piccoli giornalini de ” Il piccolo Sceriffo ” ?
Gradirei saperlo. Ringrazio e saluto

Commento scritto da Simone
Data: 17 giugno 2010, 17:38

Caro Jerry,
in tutti i campi, anche in quello dei fumetti, ognuno ha ricordi che solo in parte coincidono con quelli degli altri. Noi memoriazziamo meglio ciò che maggiormente ci ha affascinato o emozionato e questo é un fatto soggettivo.
Dei tre Bill e di Slim non ricordo niente, forse non ho mai letto le loro avventure, invece ricordo benissimo quel simpaticone di Pedrito el Drito, le cui storielle venivano pubblicate dal “Monello”. Gli altri personaggi credo siano stati presentati dal Corriere dei Piccoli.
Ti aspetto ancora su Albatros. Grazie per il tuo contributo e cordiali saluti.

Commento scritto da Simone
Data: 17 giugno 2010, 17:40

Caro Umberto, quei giornalini oggi hanno più di mezzo secolo, quindi é molto difficile trovarli.
So, comunque, che nelle grandi città ci sono negozietti di libri usati, che vendono anche vecchi giornalini, A Palermo ho visto dei negozietti specializzati solo nella vendita di antichi fumetti.
Tu da dove scrivi? Se non sei lontano da Palermo puoi visitare il sabato e la domenica mattina il mercatino dell’usato in Piazza Marina.
Nel mandarti un cordiale saluto, t’invito a tornare ancora in Albatros.

Commento scritto da Silvio
Data: 5 marzo 2011, 18:44

Anche se lontano dall’Italia da tanti anni ho ancora una copier di tutti I Piccolo Sceriffo Ogni tanto li rileggo. silvio

Commento scritto da Francesco
Data: 29 gennaio 2012, 10:36

Caro Simone oggi per caso mi e’ venuto in mente di fare una ricerca sul “piccolo sceriffo” dato che anche io lo leggevo da ragazzo essendo del 38 e mi sono riconosciuto su quello che tu hai scritto e per la verita’ l’unico ricordo era solo il titolo e i tempi duri che passavamo purtroppo ,ti sono molto grato per avermi ricordato tempi bui ma se non altro eravamo ragazzi e oggi ho 73 anni .

Commento scritto da Simone
Data: 30 gennaio 2012, 17:20

Caro Francesco,
ho letto con piacere il tuo messaggio su Albatros e ti scrivo, oltre che sul blog, anche privatamente per essere sicuro che leggerai la mia risposta.
Purtroppo per un problema di carattere tecnico alcuni commenti non vengono pubblicati e questo è successo anche al tuo. Poco fa, quando l’ho scoperto, l’ho attivato io stesso.
Tempi duri quelli della nostra fanciullezza, sono d’accordo con te. Però bastava un giornaletto a renderci felici. Forse i ragazzi di oggi non possono capirlo.
Io vivo in Sicilia, a Mazara del Vallo. Ho quasi la tua età e sono un professore in pensione. Tu da dove scrivi?
Hai visitato il mio blog? C’è un gruppo di amici che apprezza ciò che di tanto in tanto pubblico e questo m’incoraggia a continuare. Se vorrai far parte di questo gruppo tutti ne saremo lieti.
Ecco l’indirizzo di Albatros: http://albatros.sicilianelmondo.com/
Un cordiale saluto. Simone

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