Letteratura Arte Fotografia - Chiacchierate di Simone con gli amici.

Foto antiche

I carri di Salvatore Equizzi nella Palermo degli anni Cinquanta

Cari amici,
dopo la lunga pausa estiva Albatros riprende la sua attività presentandovi una serie di belle fotografie in bianco e nero relative alle sfilate di carri per le vie di Palermo negli anni 1950-60.  Me le ha gentilmente inviate l’amico Rosario Equizzi, anche a nome di suo fratello Francesco, dicendomi che esse mostrano i carri addobbati dal loro padre, Salvatore Equizzi, esperto fioraio ed apprezzato poeta dialettale.
Salvatore Equizzi é scomparso prematuramente alcuni decenni or sono, ma ancora resta il ricordo delle sue creazioni floreali e dei suoi versi, anche per merito di Rosario e Francesco.
Rosario Equizzi insieme alle antiche fotografie, preziosi cimeli della sua famiglia, mi ha inviato anche il seguente scritto:      

LA SFILATA A PALERMO DEI CARRI ALLEGORICI ADDOBBATI CON FIORI

Queste manifestazioni bellissime (io era bambino per poterle gustare), ebbero luogo a Palermo negli anni fra il 1950 e il 1960 e venivano chiamate Battaglie dei Fiori. Si svolgevano a fine maggio, ma l’ultima manifestazione si svolse in occasione del festino del 1960 dal 14 al 16 luglio. 
Il concorso era diviso per categorie: lambrette – macchine – carri. Mio padre, Salvatore Equizzi, poeta e fioraio, partecipava ad almeno due delle categorie e quasi sempre “beccava” un premio. Questi sono menzionati in calce al volume “La Civata” assieme ai premi per poesie.
L’ideatore e l’artefice di tutti i lavori floreali era mio padre. Ma se per una lambretta bastava lui solo, per un carro occorrevano molte persone. Chi erano? Amici, parenti e vicini, tutti volontari non retribuiti, che poi assumevano pure il compito di scortare i carri a turno per evitare che venissero rovinati e per
accudire i bambini, che erano i protagonisti. Costoro eravamo noi quattro figli, amici, cugini e cugine. La vecchina del carro “C’era una volta” era una donnina rimasta sola dopo il terremoto di Messina, adottata da un’altra famiglia e si guadagnava il pane facendo il bucato a mano nelle “pile”per varie famiglie.
Mio padre molti mesi prima partoriva l’idea e ne parlava in segreto con parenti e amici intimi per studiarne la realizzazione. Per quanto riguardava i carri allegorici occorrevano molti collaboratori e molte braccia per mettere su l’impalcatura, cioè la struttura dell’allegoria. Vorrei citarli tutti, ma non posso;  mi preme ricordare almeno tre persone per l’importanza che ricoprivano. I miei due cugini geometri, miei omonimi Rosario Equizzi (uno assunto dalla Provincia come geometra, l’altro, laureatosi in Ingegneria fu poi Direttore Comp. della Motorizzazione) entrambi defunti. Essi avevano il compito della progettazione e la responsabilità della stabilità delle strutture e dei lavori di precisione (per esempio il librone con la scritta “C’era una volta” è opera loro). Il terzo voglio ricordarlo come simbolo di tutta la manovalanza: Antonio Lo Coco, un parente ciabattino che ci “faceva le scarpe” su misura. Sicuramente come sapeva “piantarci i chiodi” non sapeva farlo nessuno.
Il concentramento dei carri avveniva a Piazza Croci, dove venivano dati i cartellini con i numeri per categoria. Il corteo sfilava per Viale della Libertà, Via R. Settimo, Via Maqueda, Piazza G. Cesare, ritornava fino al Politeama e poi si dirigeva verso Via F.sco Crispi. Al Foro Italico sul palchetto della Musica prendeva posto la giuria che assegnava i premi. I soldi dei premi servivano a pagare le spese del materiale, il noleggio del trattore e del  pianale gommato e i fiori.
Per concludere, una curiosità: il carro di Giulietta e Romeo (interpretati da un’amichetta e da mio fratello Andrea, salesiano defunto) ottenne solo il terzo premio (per me meritava il primo premio) perché invece delle trecce di Giulietta c’era una scaletta (o, come penso io, perché gli fu assegnato il numero 17?).                                                                                                                          Rosario Equizzi Cordialissimi saluti anche da Francesco Equizzi                                                                                                                    

ELENCO DELLE FOTOGRAFIE

1) Il carro di Giulietta e Romeo (con Andrea, figlio di Salvatore Equizzi)
2) Ancora il carro di Giulietta e Romeo
3) La perla di Palermo
4) C’era una volta
5) Il raduno dei carri a Piazza Croci
6) Festival del fiore (con Rita Equizzi. Accanto al carro Salvatore Equizzi)
7) Rita Equizzi sul carro del Festival del fiore)
8 Barca trainata da farfalle (con Rosario e Rita Equizzi)

9) Sicilia pittoresca
10)
Salvatore Equizzi e sua figlia Rita in costume giapponese   
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Saluti da Mazara

Cari amici, le cartoline che vi presento, pur essendo a colori,  sono state realizzate almeno quarant’anni addietro e quindi entrano di diritto nella sezione “Foto antiche” di Albatros. Read more »

I parenti di Coluccio

Coluccio Vinotti mi ha mandato dalla Provenza, dove risiede, una bella e antica fotografia che mostra la famiglia di sua madre. Per aiutarci a distinguere le varie persone che vi compaiono Coluccio ha mandato anche il seguente messaggio:

In questa foto del 1956 si vede la famiglia di mia madre.  Dunque c’e’ mio nonno, Cicatello Govanni e c’é mia nonna, Cicatello Sessa Vincenza. Ci sono i figli Pino (Giuseppe) Cicatello, che ha una bambina sulle braccia. e, in mezzo, Tom Cicatello. Dietro di lui c’é mio padre, Vinotti Giuseppe Angelino, che era arrivato in Francia proprio allora. Davanti c’é mia sorella Mariella che aveva 8 anni. Ci sono pure mia zia Teresa, che ha una bambina sulle braccia, mia zia Ada, accanto a suo marito, Tom, e mia zia Cecile, che vuol dire Sicilia. E’ mia zia, ma ha 3 mesi meno di me. Il piccolo ragazzino con il cappello messicano é Alain, mio nipote. 

Ricordo agli amici di Albatros che in questa sezione delle foto antiche sono state pubblicate altre belle fotografie inviate da Coluccio.
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Il piccolo Carlo con le persone più care

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Il mio amico Carlo Castiglione, che vive in Inghilterra, ma continua ad amare sempre la “sua” Sicilia, mi ha mandato un bel messaggio e una fotografia antica, che lo ritrae in mezzo alla sua famiglia. Mi fa piacere mostrarvi l’uno e l’altra.

“Questa – scrive Carlo - é una fotografia del 1954/55. Il piu’ piccolo sono io, con i miei genitori, i miei nonni dalla parte di mia madre, mio fratello e mio zio, Padre Michele Ferlisi. Quei tempi, anche se i miei ricordi sono bellissimi, per la mia famiglia erano duri. Mio padre lavorava la terra e cercava di far di tutto per dare un avvenire e un futuro a me e mio fratello. Ma, come tanti, ha dovuto lasciare il suo amato paese e la Sicilia nel 1966 per arrivare al suo goal!
Ora le anime dei miei genitori sono in cielo, e i loro corpi
seppelliti in Wiltshire, in un bellissimo cimitero di una piccola Chiesa a 5 minuti da dove abito. I miei genitori hanno vissuto una vita felice in Inghilterra e non sono mai ritornati in Sicilia. Ma il  Paese era sempre nelle loro coversazioni e son sicuro che, anche se non lo dicevano con le labbra, il loro cuore era in Sicilia. Per la mancanza di lavoro e l’ opportunità di poter vivere una vita decente in Sicilia, la promessa che mio padre fece a mia nonna ” Si minni vaio un vegnu cchiù!’”
l’ha mantenuta.
Io e la mia famiglia siamo venuti in vacanza 4 volte negli ultimi 10 anni e durante le nostre vacanze ho sempre cercato di far vedere a mia moglie e mio figlio la bellezza della nostra Sicilia, ma nello stesso tempo anche certi aspetti dei miei 16 anni vissuti in Sicilia. La loro sorpresa nel vedere la piccola casetta dove sono nato!
All’ inizio degli anni 40 mio zio, Padre Michele Ferlisi, incominciò a seguire la sua chiamata di Dio con i Padri Rogazionisti incoraggiato nella sua vocazione dai miei nonni Calogero e Rosalia Ferlisi.”

Il Corpo musicale di Licata. Una foto che ha quasi settant’anni.

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Ecco un’altra fotografia antica inviatami da Totò Curella. Mostra il Corpo musicale di Licata, nel quale suonava anche suo padre. A proposito di questa fotografia, Totò mi ha scritto così: ” E’ una foto del Corpo musicale di Licata all’interno della villa Elena, in una pausa del solito concerto musicale della domenica o di qualche manifestazione sportiva. Certamente è una foto databile agli anni 40. Io non ero ancora nato, comunque ho riconosciuto mio padre, che si trova nella fila in alto, il quinto da destra con una tromba in mano (proprio quello che si trova tra due alberi). Se la foto merita la tua attenzione, la puoi pubblicare tranquillamente. ”
Caro Totò, vuoi scherzare? certo che la foto merita la mia attenzione. E’ antica, bella, rara e ben conservata. Che si può pretendere di più? La inserisco con piacere nel mio blog con la certezza che gli amici di Albatros la sapranno apprezzare.

Per mostrare meglio la figura del padre di Totò ho ingrandito il particolare per quanto possibile. Se l’avessi ingrandito di più l’immagine si sarebbe sgranata.
A quelli che, come me, non sono più giovanissimi questa fotografia ricorda quelle belle manifestazioni che c’erano nei giardini pubblici soprattutto nelle domeniche estive o in altri giorni di festa.  La banda, sistemata sul palco, che fungeva anche da cassa armonica, suonava e la gente stava attorno godendosi la musica e l’atmosfera festosa, mentre sgranava semini di zucca e ceci abbrustoliti. Non sempre, ma spesso.

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Due fotografie dall’Album di Totò

Dopo la pausa estiva Albatros riapre i battenti con due belle e antiche fotografie di Salvatore Curella, comunemente chiamato Totò. Nella prima, fatta quando ancora Totò non era nato, si vedono sua madre e suo fratello, che poi diventerà sacerdote; nella seconda c’é Totò vestito di bianco il giorno della sua Prima Comunione. La terza fotografia é un particolare ingrandito della seconda.

Il mio amico Totò, quando mi ha mandato queste fotografie, ha aggiunto due messaggi, dei quali mi piace trascrivere le parti più significative.
Le parole che accompagnano la fotografia del fratello accanto alla madre sono queste: ”T’i invio una foto di mio fratello Tanino con mia madre Venera, che risale al 1940. La dedica l’ho trovata scritta sul retro della stessa foto quando lui era già in collegio.”Cara mamma, ricordi i giorni felici della giovinezza? Quando col tuo Tanuccio accanto eri felice, quando le tue mani stanche per me si posavano sulle mie deboli spalle e quel tocco era più sublime di una angelica armonia perchè il mio nel tuo ed il tuo nel mio cuore si deliziavano. Mentre il papà avvolto nel turbine della guerra combatteva per noi, per la nostra patria, per cacciare il nemico dal suolo italico fiducioso nelle preghiere delle sue tortorelle (tu ed io) che da mani a sera a Lui anelavano, Lui invocavano, Lui amavano sopra ogni cosa”
Per la fotografia della Prima Comunione Totò ha scritto poche, ma significative parole: “Oltre al ricordo, mi viene in mente il sacrificio dei miei genitori per comprare il vestito bianco, la fascetta colorata al braccio, le scarpe ed anche la stessa foto ricordo.”
Questa fotografia é particolare, perché mostra Totò piccolissimo davanti ad un altare che, al confronto, é immenso. Fa tenerezza questo bambino fotografato in quel modo.  Per farlo vedere meglio in faccia ho ingrandito solo la sua immagine.

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Una cartolina del 1901

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Ho in casa una piccola raccolta delle cartoline illustrate di Mazara, la mia città. Quella che vi presento é la più antica. Read more »

W GLI SPOSI… FUTURI!

Alcuni giorni addietro ho inserito in questa sezione di Albatros alcune fotografie di Nina Vicino con il seguente titolo: “Una bambina bellissima di nome Nina”.
Oggi la mia amica Nina, mandandomi una fotografia di Giuseppe, suo marito, ha espresso il desiderio di vederla pubblicata accanto a quella che la ritrae piccolissima sulla poltroncina.
Lo faccio con piacere innanzituto perché Nina lo merita e poi perché le loro due immagini accostate mi consentono di realizzare un’altra bella pagina del blog.
Nina ha commentato la fotografia di Giuseppe con una simpatica espressione, che mi piace riportare: “Quando guardo questa foto dico sempre: Quantu é beddu ‘u me pupiddu!” 

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La Sicilia dolceamara di Mariano

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Quello che vedete é Mariano Spitale piccolissimo tenuto per mano dai genitori. Mariano mi manda dalla Germania questa antica fotografia, l’unica di un’infanzia non lieta, da lui presentata con queste parole struggenti:

“Sia lodato Gesù cristo. Una vecchia fotografia del 1947. Essa ritrae Mariano a quindici mesi (primogenito di quattro figli) con i suoi genitori. Un’istantanea che rappresenta con chiarezza la miseria dei contadini dell’entroterra siciliano nel dopoguerra. Gente nullatenente, inesperta e quasi analfabeta, che lavorava lembi di terre prese a mezzadria o a trattato colonico, nella speranza di poter nutrire la famiglia, ma operosa, che tanto dava alla sua isola senza nulla ricevere in cambio: a molti di loro era negata la mera possibilità di scrivere il proprio nome. Il bambino di questa foto nacque in un casolare solitario ai piedi delle Madonie, dove non c’erano strade carrozzabili, non c’erano servizi igienici, non c’era acqua in casa, non c’era corrente elettrica, dove non c’era niente… solo lavoro e abbondante fame. (Puru chistu era Sicilia!).  Crebbe come un animaletto fra i dirupi che fiancheggiavano un tratto del fiume Imera; tra frasche, boscaglie e stoppie di grano falciato; fra eriche, frassini e fitte chiome di biancospini, devastando nidi di uccellini, inseguendo lucertole, farfalle, cavallette e prendendo a sassate i serpenti. Guidava le pecorelle al pascolo, aggiogava i muli, arava la terra, spargeva la semenza, zappava, mieteva e trebbiava le messi; aiutava la madre nella panificazione e non trascurava mai di invocare un santo che offrisse la sua preghiera al Signore. – Accussì Marianu ricorda ´a Sicilia! Che pensavate, di unni veni ‘u pani chi ni mangiamu?-
Egli fu trapiantato nelle grandi industrie, al di fuori dei confini nazionali, nel 1967 e per guadagnarsi ‘a pagnotta imparò ad essere gentile e a sorridere anche quando impeti di rabbia lo soffocavano. – E vi pari chi all’esteru u pani ‘u dunanu realatu?-
Il piccolo che vedete fra i suoi genitori compirà fra non molto 63 anni e in cuor suo è rimasto il contadinello di quel tempo, quando gli era lecito essere se stesso. Talvolta, ignorando il frastuono delle officine, va con piacere indietro nel passato, fissa il suo cielo di una volta, respira il profumo della sua terra e sorridendo serenamente si ripete: si ‘un havissi statu ppi tìa, pitittu, bestia mmaliditta! (Se non fosse stato per te, fame, bestia maledetta!) Allegria! Un caro saluto a chi legge. Mariano

Mariano, come abbiamo visto, ha avuto un’infanzia difficile, ma, superando gli ostacoli che le condizioni sociali e familiari gli ponevano innanzi,  ha studiato conseguendo con ottima preparazione il diploma di Perito industriale. Quando, poi, la necessità gli ha imposto di lasciare la Sicilia per cercare all’estero lavoro, quella preparazione gli è tornata molto utile tanto che oggi é apprezzato collaboratore di una casa automobilistica tedesca. Le capacità, indubbiamente, ma anche la serietà e l’impegno aiutano sempre a riscattarsi da una condizione d’inferiorità, come Mariano ha constatato personalmente. 

Con e Santina. Che ricordi!

Mi sono arrivate dall’Australia alcune fotografie antiche molto belle. Me le ha mandate il mio amico Concetto Lo Giudice, che tutti chiamiamo Con. In alcune lo vediamo piccolo con i genitori o con il padre soltanto. Due fotografie sono accostate perché raffigurano Con e sua moglie Santina quando avevano pochi mesi. Infine ce n’é una molto divertente nella quale si vedono Con e Santina con abiti scambiati.
Lascio che sia lo stesso Con a presentare le fotografie perché anche i suoi commenti sono interessanti, a volte divertono, a volte rattristano, come avviene spesso quando racconta aneddoti del suo passato.

Prima e seconda fotografia: “Chi semmu beddi!!!! Chi siamo???  Noi… Io a un anno, da notare un giocattolo che mi aveva portato il mio padrino da New York. Non quel tipo di padrino, capiamoci, ma quello vero. Guardate Santina, che bella bambolina fatta apposta per me.”

Terza fotografia: “Questa foto é cara a me perche ero appassionato delle moto. Qui io avevo 4 anni e mezzo, ero con mio papà Franki in via Don Diego a Linguaglossa. Si vedono la vecchia strada e le case costruite con le pietre. La moto non era di papà, ma di un amico.”

Quarta fotografia: “Qui io avevo due anni ed ero nella cava di pietra a Linguaglossa. Mio padre mi sorregge su un grande masso, con altri lavoratori attorno. Che ricordi! Da grande, poi, ero scalpellino io stesso.”

Quinta fotografia: “Io e i miei genitori Rosa Vecchio e Franki Lo Giudice. C’era il matrimonio di mia zia, io avevo fatto il verginello. Era il Dicembre 1954. L’anno dopo mamma muore.”

Sesta fotografia: “Ah!!! Ve l’ho detto che eravamo fatti l’uno per l’altro. Santina ed io oppure io e Santina? Lascio a voi la risposta. Durante la nostra luna di
miele in un’isolata isola tutta per noi nelle Coralline     Australiane….Ah! comu passau u tempu… 33anni di battaglia. Era la
 festa dell’Equatore e si usava scambiare  gl’indumenti. Abbiamo vinto il primo premio.”
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