AUGURI A TUTTI GLI AMICI DI ALBATROS
Cari amici, faccio tanti auguri a voi e alle vostre famiglie per un sereno Natale e un meraviglioso Anno 2010.
Colgo l’occasione per farvi leggere una bella poesia di Salvatore Equizzi, che si adatta perfettamente al periodo nel quale ci troviamo. E’ tratta dalla raccolta La civata ed é’ scritta in siciliano. Per chi non ha dimestichezza con questo dialetto aggiungo la traduzione in lingua italiana fatta da Giancarlo Equizzi, nipote dell’autore.
Albatros si concederà un periodo di riposo durante le prossime feste, quindi ci rivedremo all’inizio del nuovo anno. A presto. Simone
NATALI
Tuttu è biancura, fridda è la nuttata
ma mai lu celu fu tantu vicinu,
cadi la nivi modda e spinsirata
e chiovi celu, chiovi gersuminu:
La terra si lu cogghi e si nn’appara,
certu pi na gran festa si pripara.
L’arvuli nudi nni la fridda terra
avviluti di centu furturati
quantu cchiù ponnu spincinu di ‘nterra
li vrazza ‘mpuviruti e assiccumati
e cc’è nni dd’attu na muta prijera,
l’anima ansiusa di cu soffri e spera.
E speranu li ciumi chianciulini
spersi, cunfusi, ‘ngramagghiati e stanchi,
speranu li muntagni sularini
vecchi pinsusi cu li testi bianchi,
spera la terra ca si puru ciata
sutta d’un mantu friddu è vurricata.
Ma eccu un primu toccu di campana
vola dicennu: E’ natu lu Missia!
navutru toccu curri, s’alluntana,
e in ogni cori ‘mpinci e tuppulia,
po’ nautri centu e l’ariu chinu chinu
murmura è festa! E’ natu lu Bamminu.
Lu sentinu dda ‘nfunnu li pastura
nta sonnu e vigghia, e cridinu sunnari
pirchì cci agghiorna nni la notti scura
e stralunati ‘un sannu a chi pinsari;
po’ currinu a sdrirrutta nni ddu locu
unni una grutta pari tutta un focu.
E trovanu, miraculu divinu,
dintra na fridda e nuda manciatura,
vicinu di la matri lu Bamminu
ntra un ghiocu d’occhi ca tuttu ‘nnamura
e dintra a l’occhi beddi di Maria,
cc’è tuttu l’universu ca firria.
E’ festa è festa! Unn’era tramuntana
già fici occhiu l’arba di l’amuri,
nescinu l’armaluzzi di la tana
e li spiranzi pigghianu culuri.
La nivi squagghia cadi a stizza a stizza,
si strudi ‘nchiantu pi la cuntintizza.
Traduzione:
NATALE
Tutto è candore, gelida è la notte
ma mai il cielo fu tanto vicino,
cade la neve a fiocchi dolcemente
e piove cielo, piove gelsomino:
la terra lo raccoglie e si fa bella
certo per una gran festa si prepara.
Gli alberi spogli nella fredda terra
tormentati da cento fortunali
quanto più possono spingono verso il cielo
i rami senza foglie e rinsecchiti
e c’è in quell’atto una muta preghiera
dell’ansia di chi soffre e spera.
E sperano i fiumi piangenti
smarriti, confusi, mesti e stanchi
sperano le montagne solitarie
come vecchi pensosi con le teste bianche
spera la terra che, seppure respira,
é sepolta sotto un manto di neve
Ma ecco un primo rintocco di campana
che annuncia che è nato il Messia!
Un altro rintocco in lontananza
e in ogni cuore giunge e bussa
poi altri cento e l’aria piene piena
mormora: E’ festa. E’ nato il bambino.
Le sentono in lontananza i pastori
fra sonno e veglia, credono di sognare
perché fa giorno nella notte scura
attoniti non sanno a cosa pensare
e poi corrono velocemente in quel luogo
dove una grotta sembra tutta un fuoco
E trovano miracolo divino
dentro quella fredda povera mangiatoia
vicino alla madre, il bambino
in un gioco d’occhi che tutto innamora
e dentro gli occhi belli di Maria
ruota tutto l’Universo.
E’ festa è festa! Dove tramontava il sole
è sorta l’alba dell’amore
escono gli animaletti dalle tane
e le speranze prendono colore
La neve si scioglie lentamente
e si consuma in pianto per la gioia.
Pubblicato il 22/12/2009 nella sezione Miscellanea.
Commenti: 9
Commenti
Commento scritto da Rosario Equizzi
Data: 22 dicembre 2009, 13:58
Carissimo Simone, non riesco a trattenermi dalla gioia e perciò risponderTi immediatamente (Ti telefonerò). Ti sono particolarmente grato per esserTi servito della poesia di mio padre per formulare gli auguri a tutti gli amici di Albatros. Certamente in alcuni punti la traduzione non rende i pensieri espressi nel nostro dialetto, ma per chi non lo capisce va bene lo stesso (p.e. modda e spinsirata: molle, lieve e senza problemi, pensieri, spensierata; ngramagghiati: aggrovigliati). Non potevi darmi gioia più grande. Grazie per la dedizione che ci hai riservata anche a nome di Franco e Giancarlo. Ce ne avete procurate di gioie Tu e Tuo figlio. Già ho fatto gli auguri agli amici di S.N.M. e qui li rinnovo e li faccio pure ad Albatros, che poi è la stessa cosa. Ciao a tutti,
Rosario
Commento scritto da claudia
Data: 22 dicembre 2009, 15:11
Ero venuta per mettere un saluto augurale e pensavo di farlo sulla pagina dei presepi ed invece trovo questa nuova pagina.
Simone un modo dolce e delicato di fare gli auguri a chi legge Albatros. Dolcezza e delicatezza che scaturiscono dalle belle parole del poeta Salvatore Equizzi e penso al giusto orgoglio di Rorj e dei suoi fratelli nel vedere la considerazione data ai versi del loro padre.-
Mi preme fare un solio giudizio sulla bella poesia che parte da un mondo vasto per racchiudersi nel presepe: a volte i dialetti sono duri, rispetto il parlare italiano, ma l’animo dei poeti riesce a rendere leggero parole normali quando vengono usate per esprimere sentimenti di amore e tenerezza.
Grazie al poeta Salvatore Equizzi e grazie a Simone.
PS: hahah minni jva senza mintiri l’auguri di natali e bone festi ppi tutti.
Commento scritto da Rosario Equizzi
Data: 23 dicembre 2009, 15:15
Carissima Claudine, Ti ringrazio del bel commento e dell’apprezzamento che hai dichiarato per la poesia di mio padre. Permettimi, io non sono inorgoglito perchè non ho alcun merito, ma molto contento di questa scelta di Simone. Intanto il mio cervello pensa e ripensa, si arrovella, poi trova delle spiegazioni. Questa poesia mi è molto cara perchè è una dolce e semplicissima poesia, senza “fronzoli” (come hai detto Tu per la Tua collega). Ma tutte le poesie di mio padre hanno questa, che per me è una grande qualità: la semplicità. Cioè vogliono esprimere concetti umani alla portata di tutti i cuori e le menti. In ciò le aiuta la musicalità e facilità dei versi se pure in dialetto. Ma Tu hai colto un aspetto che forse molti, neanche io, avevano colto, e non so se neppure mio padre lo abbia fatto intenzionalmente. Tu hai due tipi di sensibilità: una letteraria e una religiosa. Non pensare che abbia dimenticato i Tuoi racconti, chè più ci penso e più apprezzo: QUESTA NON E’ ADULAZIONE, NE’ “DO UT DES”. Quello sulla solitudine è una genialissima invenzione surreale e realissimma al tempo stesso. Quella del falò è una storia penosa, quella del lupetto una tenera fiaba. Passiamo alle sensibilità: quella letteraria Ti ha fatto apprezzare la semplicità, la genialità e mla musicalità della poesia; quella religiosa, Ti ha fatto emettere un giudizio al quale io non avevo pensato: il mondo è tutto in pena sofferente e spera in un futuro migliore: gli alberi levano i rami rinsecchiti in un atto di preghiera, i monti innevati sembrano vecchi pensosi con la testa bianca, la terra non può neanche respirare, dal cielo cade gelsomino per adornare la terra. Pensieri semplici ma dolci teneri. Ma la speranza, il cambiamento, l’era nuova è racchiusa tutta in una grotta, anzi in una nuda mangiatoia e negli occhi meravigliosi di Maria, dentro i quali gira tutto l’universo. L’animo letterario e quello religioso hanno composto questa idea della felicità racchiusa in una umile grotta. Brava, grazie e ciao, Rory
Commento scritto da Carlo
Data: 23 dicembre 2009, 21:22
Bellissima poesia Siciliana di Salvatore! A me i versi dicono tanto, e tutto avvolto nell’aria di Natale. Anche la traduzzione di Rosario e bellissima. Prendo questa occasione per augurare semplicemente a tutti i miei amici in SNM, e tutte le loro famiglie un Buon Natale e un felice Anno Nuovo. Un saluto in particolare a Simone per darci l’opportunita di scrivere in questo Sito.
Commento scritto da Fefé
Data: 3 gennaio 2010, 09:57
Mi rammarico di avere aperto in ritardo le pagine di questa mia “rivista” tra le preferite. Avevo ben ragione di stupirmi, tanti anni fa, quando ebbi “La Civata” tra le mani, che un tale poeta restasse quasi sconosciuto. La gentilezza di quest’animo rimane comprensibile anche a chi non è sensibile alla Poesia. Questo Presepe Equizzi ce lo fa vedere e toccare con mano, e non soltanto grazie all’atmosfera natalizia.
Grazie caro Simone per la tua scelta per i tuoi auguri di Natale. Io da parte mia non potrò che togliere dalla libreria il libro di questo poeta e tenerlo, almeno per un po’, più a portata di mano.
A tutti gli amici gli auguri che la tenerezza di questo Bambino appena nato ci contagi il cuore e che la dolcezza dello sguardo di sua madre protegga anche noi.
Buon Natale e Buon Anno.
Federico
Commento scritto da Simone
Data: 4 gennaio 2010, 21:19
Caro Rosario, hai scritto belle parole sulla poesia di tuo padre. Secondo me, le tue riflessioni non sono soltanto frutto dell’intelligenza, ma anche dell’appassionata lettura di quei bellissimi versi, sui quali certamente hai meditato sin dall’infanzia.
La traduzione, come ho detto in altra occasione, non può dare quanto dà la poesia scritta nella lingua originale perché alle parole scelte con grande sensibilità dal poeta il traduttore sostituisce le sue parole, inevitabilmente meno significative.
Hai scritto così nel tuo primo messaggio: “Ce ne avete procurate di gioie tu e tuo figlio.” Ti assicuro che mi fa veramente piacere leggere queste parole. Anche mio figlio ne sarà lieto quando gliele mostrerò.
Cara Claudia, condivido il tuo pensiero. Il dialetto parlato dal popolo è meno raffinato della lingua letteraria, ma sulle labbra di un poeta le espressioni dialettali si fanno dolci ed eleganti. Così è stato al tempo della Scuola poetica siciliana, che ingentilì la rozza parlata del popolo. Così è in ogni epoca.
Ciao, Carlo. Mi fa sempre piacere incontrarti in questo blog. Considero il tuo un atto di stima e di affetto e te ne sono grato. La stessa riflessione faccio per gli altri amici. E’ superfluo dire che Albatros esiste perché ci siete voi.
Caro Fefé, hai detto bene, il libro di Salvatore Equizzi, del quale i figli mi hanno gentilmente donato una copia, meriterebbe di essere diffusamente conosciuto da quanti amano la poesia, perché in esso è possibile trovare bei sentimenti che l’autore trasforma in immagini di rara efficacia.
Anno nuovo, vita nuova. E nuove pagine per Albatros. Staremo a vedere! Un caro saluto a tutti.Simone
Commento scritto da Mariano
Data: 9 gennaio 2010, 20:14
Io arrivo ora. Buon Anno a te, Simone, e a tutti voi, cari amici di Albatros. E’ vero, non mi pare che occorra essere poeti per capire che l’occhio di Salvatore Equizzi non si limita a fissare solo la parte centrale della composizione, ma mette pure in cornice con spontaneità e naturalezza invidiabili i suoni, le tinte, le forme dei paesaggi circostanti, sicché l’opera al termine è molto simile al dipinto di un esperto pittore. Tutta la natura partecipa al misterioso evento. Un dipinto che ha in sé una potente forza di attrazione. Un quadro che al tempo in cui l’autore scrive l’uomo può vivere quasi dal vero nel grande silenzio degli sperduti angoli rurali della Sicilia interna; lontano da anime vive, lontano da rumori urbani, ma vicinissimo a quel Dio che egli sente scendere sulla terra, annunziato da “tocchi di campane” provenienti da chiese distanti almeno due ore di sentiero sconnesso. E’ sorprendente come Salvatore Equizzi sappia trasferirsi in un mondo che di solito dovrebbe essere estraneo a chi, come lui, vive nel chiasso di una grande città. Mi scappello.
Cordiali saluti a tutti. Mariano
Commento scritto da Simone
Data: 10 gennaio 2010, 13:21
Ciao, Mariano. Ti ha suggerito parole molto belle la poesia di Salvatore Equizzi, della quale hai evidenziato gli aspetti più significativi e toccanti. Hai scritto non solo con la mente, ma anche con il cuore, a giudicare da quello che hai detto della campagna siciliana, per te caro ricordo e fonte di nostalgia infinita.
Un cordiale saluto. Simone
Commento scritto da Rosario Equizzi
Data: 12 gennaio 2010, 18:33
Carissimo Mariano, mezz’ora di risposta volatilizzata, ma ci tengo troppo a risponderTi, per non armarmi di tutta la pazienza che ho. Ti ringrazio del bellissimo messaggio, meraviglioso, stupendo, tra di noi ci sono molte cose in comune: amore per la solitudine, la poesia, die deutsche Sprache usw.. Non saranno i bei pensieri di prima, ma spero
di ricordare ciò che avevo scritto. Hai percepito con esattezza i pensieri di mio padre. Una volta lessi su una antologia la definizione di poesia e poeta: la poesia è tale quando riesce a ricreare nell’animo del lettore i sentimenti, le sensazioni che hanno ispirato il poeta. Tutta la natura è in pena, soffre,attende, spera che qualcosa , un evento profetizzato millenni prima si realizzi per portare gioia, amore, pace. E come se venissero accesi i fuochi d’artificio, quella attesa, speranza esplodono in una umile grotta, in una umile mangiatoia, negli occhi innamorati di Maria anche se Lei sa che “una spada le trapasserà il cuore”. E il neonato viene riscaldato dal fiato di due “bestie”, ma forse le bestie siamo noi uomini. Mi sono commosso pure quando hai riportato sul Libro i versi di “Littra d’emigratu” (..e quannu lu vapuri fu luntanu….), perchè Tu hai vissuto tutte queste esperienze e adesso le hai rivissute. Per scendere un po’ a terra voglio dire che mio padre ha un po’ vissuto l’esperienza degli agricoltori, perchè nella sua famiglia erano stati giardinieri di generazione in generazione (Villa Bordonaro- P.zza Croci)(Villa Malfitano- Via Dante della Sig.na Whithaker-una delle più grandi ville di Palermo). E poi a quei tempi Palermo era formata da isole di abitati circondati da pianure incolte. Cioè, non era quella città caotica che molti pensano. Pensate un po’ che il Circo Equestre si sistemava ” O chianu a balata”, cioè vicino la Chiesa di S.Luigi dove finiva il mondo abitato e c’era una vasta pianura incolta. Inoltre, dove oggi si trova l’I.N.P.S., il Liceo Cannizzaro, il Catasto, l’ENEL c’era una baraccopoli da terzo mondo. Il Viale Lazio finiva a 200 m. da Via Libertà, dove si trovava la Latteria Alp. Quindi, anche a Palermo si viveva, anche se in forma minore una realtà rurale.-Scusate le chiacchiere, saluti e grazie a tutti.- Rosario
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