Orlando nella poesia del Rinascimento
Le mie amiche Claudia ed Elena mi hanno chiesto di parlare brevemente dell’”Orlando furioso”, addirittura mi hanno posto il limite di tremila caratteri. Farò del mio meglio, ma per quanto riguarda i tremila caratteri non posso promettere nulla, perché sono veramente pochi per presentare un’opera vasta e importante qual è il poema dell’Ariosto. Inoltre per parlare dell’Orlando furioso devo necessariamente fare degli accenni all’Orlando innamorato del Boiardo, del quale il Furioso rappresenta la continuazione.
Esiste una lunga tradizione culturale legata alle imprese di Orlando e di altri paladini di Francia. Per secoli le loro vicende sono state presentate sulla piazze e nelle corti dai cantastorie e ancora oggi si tramandano in Sicilia con l’Opira di pupi. Il momento più significativo di questa quasi millenaria tradizione è rappresentato dal Rinascimento, in cui vedono la luce due opere ispirate da Orlando: i poemi del Boiardo e dell’Ariosto.
Sul finire del secolo XV ( il Millequattrocento) frequentò la corte degli Estensi, signori di Ferrara, il poeta Matteo Maria Boiardo, autore del poema L’Orlando innamorato. In esso ci racconta che il paladino Orlando s’innamorò fortemente di una fanciulla bellissima di nome Angelica, figlia del re del Catai, apparsa durante un banchetto al quale partecipavano cavalieri cristiani e musulmani, riuniti a Parigi per un torneo. Di Angelica s’innamorarono molti altri cavalieri, sia cristiani che musulmani, fra i quali anche Rinaldo, nipote di Carlo e cugino di Orlando. Dopo molte vicende entrambi i cugini si rivolsero a Carlo Magno perché ognuno voleva per sé Angelica. Carlo, con saggezza stabili che avrebbe concesso la fanciulla al più valoroso fra i due nello scontro ormai prossimo con i musulmani.
Questo non fu possibile perché Angelica fuggì a cavallo e tanti paladini innamorati di lei, compresi Orlando e Rinaldo, cercarono di raggiungerla.
A questo punto il racconto del Boiardo s’interrompe per la morte dell’autore. Verrà ripreso poco tempo dopo dall’Ariosto, entrato nella corte degli Estensi al servizio del cardinale Ippolito. Egli in modo del tutto personale ed originale scrive l’Orlando furioso per raccontare ciò che fa quel valoroso paladino quando apprende che Angelica non può essere più sua perché ha sposato Medoro. Questi era un bellissimo giovane musulmano, che Angelica, durante la sua fuga, aveva incontrato gravemente ferito. La fanciulla, che possedeva portentose conoscenze mediche, l’ha curato portandolo alla guarigione. Essendosi, intanto, innamorata di lui, l’ha sposato.
I due giovani, lieti di essersi incontrati, lasciano sulla corteccia degli alberi e sulle pietre delle scritte, che rivelano il loro amore, proprio come fanno gl’innamorati. Orlando le scopre e per il dolore impazzisce. Nella follia si comporta in modo indegno della sua rinomata saggezza, a cominciare dal fatto che si spoglia di tutto quello che ha addosso e vaga completamente nudo terrorizzando con le sue stranezze chi lo incontra. Arriva perfino a sradicare grossi alberi e ad attraversare a nuoto lo stretto di Gibilterra.
Per sua fortuna un altro paladino. Astolfo, volando sul dorso di un ippogrifo (un mostro per metà cavallo e per metà uccello) raggiunge la luna, dove, dentro delle ampolline, si trova il senno di tutti i pazzi . Astolfo, avendo recuperato il senno di Orlando, glielo fa inspirare; in questo modo Orlando rinsavisce e ritorna ad essere l’eroe saggio e valoroso di prima.
L’Orlando Furioso è un poema epico-cavalleresco, che ci mostra l’epos, cioè la lotta eroica fra due popoli, ma ci presenta anche le imprese e i duelli di vari cavalieri, cristiani e musulmani. In questo si ricollega ai racconti del ciclo carolingio (imprese dei paladini di Carlo Magno contro i Mori) e al ciclo bretone (amori e avventure dei cavalieri di re Artù) composti in Francia fra i secoli XI e XIII, ossia fra il Mille e il Milleduecento.
Il poema é composto da strofe che si chiamano ottave, perché sono costituite da otto versi. Nel proemio, ossia nelle prime strofe, l’Ariosto presenta in sintesi l’argomento che intende trattare.
L’opera comincia con i seguenti versi
Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto
che furo al tempo che passaro i Mori
d’Africa il mar e in Francia nocquer tanto…
…………………………..
Dirò d’Orlando in un medesmo tratto
cosa non detta in prosa mai né in rima,
che per amor venne in furore e matto
d’uom che si saggio era stimato prima.
Subito dopo l’autore, rivolto al cardinale Ippolito d’Este, al quale ha dedicato il poema, afferma:
Voi sentirete fra i più degni eroi,
che nominar con laude m’apparecchio,
ricordar quel Ruggier, che fu di voi
e de’ vostri avi illustri il ceppo vecchio.
Ecco, dunque, il contenuto dell’Orlando furioso: 1) La guerra fra Cristiani e Musulmani; 2) la follia di Orlando; 3) l’amore di Ruggero e Bradamante, dal quale avrà origine la Casa d’Este. Quest’ultima parte, nascendo da un intento adulatorio, rischiava di essere meno spontanea e quindi meno bella delle altre, ma l’autore si lascia ugualmente trascinare dalla sua fantasia creatrice e dà vita ad episodi molto validi sul piano della poesia.
Nell’Orlando furioso incontriamo un gran numero di personaggi, cavalieri e donzelle, impegnati in una serie interminabile di vicende, che con arte mirabile il poeta narra interrompendo e riprendendo la narrazione e intercalando a un racconto altri racconti. Questo suo originalissimo modo di procedere, lungi dal creare confusione, rende la narrazione più piacevole e avvincente. E’ proprio questo l’intento dell’Ariosto: evitare di stancare il lettore con un racconto troppo lungo e al tempo stesso creare in lui curiosità e desiderio di vedere come va a finire una determinata storia.
Si può pensare, dunque, che il poema sia disorganico, ma non è vero perché tutte le vicende, epiche, cavalleresche ed amorose, frutto della fantasia irrefrenabile dell’Ariosto, si possono riunire nei tre gruppi dei quali ho già ho parlato.
L’Ariosto ha tenuto presenti per il suo poema molte opere di varie epoche e culture, ma ha rielaborato tutta questa materia in virtù della sua genialità poetica presentandola in forma assolutamente originale.
Qualche altra riflessione sull’Orlando furioso prima di arrivare alla conclusione. Nel poema dell’Ariosto hanno particolare importanza due elementi: l’ironia e l’armonia.
Per ironia, nel caso dell’Ariosto, intendiamo la sua capacità di guardare con distacco le vicende narrate e di sorridere anche dinanzi alle situazioni più gravi mitigandone la drammaticità. Armonia significa equilibrio, giusta misura. Grazie a questa qualità i vari racconti s’intersecano e s’intrecciano senza che l’autore ne abbandoni uno per privilegiarne un altro; inoltre i versi sono sempre fluidi, lievi, musicali. C’é armonia anche in senso morale in quanto i vari personaggi riescono a controllare le loro passioni. Fa eccezione Orlando con le sue manifestazioni di follia, ma questo viene considerato eccessivo, tanto che Arnolfo, come abbiamo visto, vi pone fine. Si può considerare armonia anche il fatto che tutti e tre i filoni della narrazione ariostesca giungono a buon fine: i cristiani sconfiggono i Mori, Orlando riacquista il senno e Ruggero sposa l’amata Bradamante.
L’irrefrenabile fantasia dell’Ariosto, che inventa avventure di ogni sorta in luoghi immaginari, condite da sortilegi e magie, fa pensare che la sua opera sia fuori dalla realtà. Anche questo é sbagliato perché i vari personaggi hanno vizi e virtù, nonché sentimenti, tra cui l’amore con le sue illimitate sfaccettature, proprio come avviene nella vita reale. Questo fa sì che i personaggi dell’Ariosto, oltre alla dimensione fantastica, ne possiedano anche una realistica e terrena. Essi, per altro, perseguendo valori altissimi, quali dignità, lealtà, generosità, coraggio e razionalità , rappresentano lo specchio della civiltà rinascimentale, che a quei valori s’ispira e che dall’Umanesimo ha ereditato l’interesse per l’uomo e la fiducia nella sua intelligenza, idonea a farlo progredire anche quando la sorte gli é avversa.
Pubblicato il 20/1/2010 nella sezione Letteratura.
Commenti: 14
Commenti
Commento scritto da Fefé
Data: 20 gennaio 2010, 19:12
Vassabenedica anzitutto al nostro carissimo e chiarissimo Professore e poi ai fortunati amici che leggeranno questo pezzo di Letteratura italiana così magistralmente descritto.
Quale studente non si è fatto affascinare da questo fantastico poema d’amore e di guerra. Che fortuna avere un amico che ci fa rivevere un pezzo della nostra gioventù. Che fortuna hanno avuto i discenti di questo dotto docente.
Mi fermo per ora sugli apprezzamenti sul lavoro culturale che svolge Albatros. Ma ritornerò quanto prima.
Fefé
Commento scritto da claudia
Data: 21 gennaio 2010, 09:10
Buon giorno a questo Circolo.
Sollecitata dalle parole di Elena che preannunciava un arrosto pronto, eccomi qui: ho letto di corsa e male, perché voglio rileggerlo con calma, ma desidero intanto ringraziare il nostro Prof. per non aver ascoltato l’invito di Elena e mio di scrivere in 3000 parole il tutto.
Simone, ti dirò la verità: ho scritto in quel modo sperando che, data la brevità proposta, ci avresti accontentati, ma nel profondo del mio cuore speravo in qulcosa di più esteso, ed a lettura finita ti dirò se sono sazia, ahaha
Commento scritto da Rosario Equizzi
Data: 21 gennaio 2010, 15:55
Carissimo Simone, amici e amiche, tutti, come prima cosa Ti siamo tutti grati per le LEZIONI DI LETTERATURA che ci dai. Tu sai meglio di me, che nelle scuole medie inf. e sup. di queste opere letterarie si leggono e commentano solo alcuni brani (Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori…), forse sempre gli stessi, ma non abbiamo mai saputo come “finivano” le storie, che poi era l’unica cosa che ci interessava. Io ho letto in privato, pochi grandi romanzi: “I promessi sposi” tre, quattro volte (sarebbe molto istruttivo leggere le ultime pagine, cioè il pensiero di Manzoni sulla Vita, l’Amore, la realtà, ma purtroppo, arrivati al pranzo da Don Ferrante(?), ci riteniamo già soddisfatti), “I Miserabili”, me lo sono “bevuto”in pochissimi giorni, e qualche altro. Poi questa ignavia viene alimentata dalle rappresentazioni cinematografiche e televisive (alcune travisate), perchè, come dicevo, alla fin de’ conti ci importa più, che “i nostri eroi” si salvino e vivano felici e contenti, piuttosto che gli aspetti letterari. Questo perchè è una faticaccia leggere certe opere monumentali, in quanto la nostra mente deve concentrarsi tutta su quel testo. Altra cosa accade per la musica sinfonica,perchè mentre la ascoltiamo e ci rilassiamo, possiamo anche fare altre cose: fumare, pensare, bere, percepire i sentimenti che ci suscita. Anche qui non siamo in grado di soffermarci sugli aspetti tecnici: orchestrazione, interpretazione, armonia, melodiosità. Per quanto riguarda questi poemi poetici, la cosa diventa ancora più difficile, perchè di un poema (Divina Commedia- Orlando furioso – Gerusalemme Liberata – I sepolcri), non tutto è ALTISSIMA POESIA, molte parti, come nelle opere liriche sono preparatorie, cioè servono ad introdurre brani poetici o Romanze che raggiungono le vette più alte (direi i “cacumi”),
del lirismo, della melodia. Per es., chi non conosce “Nessun dorma!” o “E lucean le stelle..”. Insomma, possibile che una opera letteraria di prosa o poesia, o musicale, si riduca a solo due tre brani. Faccio un esempio banalissimo: io ho sempre amato la pittura, la musica classica, ma anche leggera, ma di Wagner o di Beethoven operisti, non ho mai sentito cantare un brano famoso ripetutamente come si fa per le opere Italiane (non per nulla detto “bel canto”). Per esempio, ascoltare una ouverture o intermezzo o sinfonia di Wagner è certamente un diletto. Ma ascoltare certe opere di 5 ore è certamente una “pizza”, tranne che per i cultori e i musicisti.- Sono uscito dal tema, ma per modo di dire, perchè vorrei dire e chiedere a Simone: “sicuramente i tempi ristretti delle ore di Lettere nelle scuole non consentono di dedicarsi a un solo autore e a una sola opera, ma dimmi, per un profano come noi sarebbe veramente un DILETTO leggere interamente “L’orlando furioso”, “La Gerusalemme liberata”, “La Divina Commedia” etc?(tutte le storie tristi di questi peccatori, i delitti più efferati, le pene più atroci- sarebbe una lettura AMENA?).- O meglio “cogliere fior da fiore” e leggere solo i brani più poetici? Citiamo spesso la berretta del Padreterno, il secchiello di S.Agostino (ma io ce l’ho una foto simile), e allora citiamo ancora una volta una frase evangelica: “Chi ha letto dall’inizio alla fine uno di questi poemi, scagli la prima pietra!”.- Concludo dicendo, che io ho conosciuto molte opere letterarie (perfino Brancati- Palazzeschi- Vittorini- etc), per mezzo della Rai (pagate il canone). Su RAI3 (radio), alle 9.00 con ripetizione alle 14.00,
trasmettono “Ad alta voce”, cioè un attore fà la lettura integrale di un romanzo italiano(Gattopardo- Conte di M.C. -francese-La diceria dell’untore- Il bell’Antonio etc.).- Come 40
anni fa Giovangilli con i suoi attori faceva la lettura integrale di molti romanzi.- In parole povere, è un consiglio: io ho letto pochissimo, ma ascoltato moltissimo.- Scusate la lunghezza, Rosario
Commento scritto da Rosario Equizzi
Data: 21 gennaio 2010, 16:19
sempre io che infastidisco. Credetemi, non è protagonismo! Ma ho dimenticato un piccolo particolare che riguarda le “Opere liriche”, il “Bel canto”.- Una volta l’”eroe dell’opera”, cioè il “macho”, era un baritono, poi diventò e rimase nei secoli dei secoli il Tenore e come comprimaria, qualche Soprano. Ma, ditemi, perchè noi siamo sempre alla ricerca, in attesa del “DO DI PETTO”? Una volta Del Monaco,
che allora “regnava”, a domanda rispose: “Il DO DI PETTO è come un calcio di rigore”: Ma aggiungo io: deve entrare in porta, fare goal, sennò che “DO DI PETTO” è?. Raramente ho ascoltato concerti in cui i baritoni, bassi, contralti, mezzosoprani, fossero i protagonisti. Vi immaginate un concerto de “I TRE BARITONi?”: E’ come se i compositori avessero scritto musica solo per i Tenori.- Scusate ancora. Anche qui sono fuori tema, ma il tema è questo:
“LA LETTURA INTEGRALE DI QUESTI POEMI POETICI DA SICURAMENTE DILETTO, O ANNOIA?”.-Rosario
Commento scritto da Rosario Equizzi
Data: 22 gennaio 2010, 13:56
Carissimi Amici, constato un silenzio strano. Siete tutti in letargo? Che questa classe sia stata colpita dall’epidemia influenzale (io sono vaccinato, come ogni anno per quella normale)? Pare che in classe ci sia solo il professore e tre alunni. O avete marinato la scuola (a Palermo si dice “fare l’Ora – come se chi non sia presente, si trovi nelle strade a vendere il vecchio quotidiano “L’Ora”). Desidero precisare che è mia intenzione di favorire la discussione. A taluni, come in altre occasioni sembra che io esca dal tema principale per “stulitanza”=”stoltezza”, invece è mia convinzione che discutere anche di argomenti collaterali sia interessante. D’altra parte, dopo la lezione del Professore, di Ariosto e di Orlando furioso sappiamo l’indispensabile (limiti di spazio, non di sapienza)(anzi, la capacità di sintesi è una dote ottima, che forse non possiedo io. Che c’è da dire di più sui due argomenti? Per noi profani, nient’altro: ci basta e ci soverchia. Dobbiamo solo fare gli elogi e i ringraziamenti al Professore per la Sua semplicità e chiarezza? Sarebbe solo una serie di: “Bravo, complimenti, grazie”. E allora alarghiamo l’ambito. Chè tra l’altro sono sicuro, che a parte il Professore, nessuno potrebbe scagliare la pietra succitata.-
Saluti cordialissimi a tutti! Rosario
Commento scritto da elen@sja
Data: 22 gennaio 2010, 17:35
Prof Simone
m inkino davanti a Lei!
sto pensando….provo invidia x quegli studenti ke hanno avuto la fortuna d exere istruiti da Te!
ke semplicità,ke armonia,ke modo di tenermi inkiodata qui!
leggo,rimango affascinata d alcune parole e…torno indietro,lo rileggo,e sempre più sn colpita dl Tuo modo d comunicarci la storia,ma,in quanti sarebbero riusciti a darci una traccia dell Ariosto in così poke lettere!?
nn ho mai saputo nulla dell Ariosto,oggi,sicuramente nn ne so quanto ne sai Tu ma,poxo dire d sapere d cosa parla!
Simone,grazie,e…spero ke continuerai ad istruirmi!
quant è bello studiare cn Te!
mi sembra tt un gioco,cm quando mi diverto a fare i cruciverba,
o quando gioco cn asja.
qst x dirti ke….è rilaxante leggerTi!
cn affetto,elen@sja
Commento scritto da Mariano
Data: 22 gennaio 2010, 18:13
Caro Simone, se si fa eccezione del proemio, mi pare di ricordare ben poca cosa, per non dire niente, di questo grande poema. Qualche verso qua e là, ma non di più. Non ho contato i caratteri di cui ti sei servito per redigere la pagina, posso dire, comunque, che le lodi che esprimi ad Ariosto le meriti pure tu. Infatti non manca niente, e niente è di superfluo nel tuo scritto per trasmettere al lettore una immagine chiara e completa di questa composizione poetica. L’Ariosto a mio tempo veniva spiegato da una professoressa, della quale ricordo una frase che mi faceva odiare lei e l’autore: “Siete la feccia della società,” ripeteva la donna sempre più indignata ad ogni piccolo strepito della classe. A me sembra impossibile che tu ti sia rivolto con toni simili ai tuoi alunni durante il tuo lungo insegnamento. Tuttavia… mi sto inabissando nel passato, e questo è motivo di letizia. Sarebbe bello se io disponessi di libri al riguardo per poter prendere parte alle conversazioni degli altri amici. Mi consola il pensiero che per me è pure piacevole e interessante leggere i loro commenti.
P.S Meno male che Astolfo abbia trovato la medicina per far tornare in sé Orlando. Sarebbe ridicolo rimanere in eterno preda della follia per cagione di un amore non ricambiato. E questo Ariosto lo sapeva.
Caro Rosario, anch’io sono della tua opinione. Forse solo i professori di lettere leggono per intero le opere letterarie.
Ciao a tutti. Mariano
Commento scritto da Simone
Data: 22 gennaio 2010, 19:42
Carissimi Fefé, Claudia, Elena, Rosario e Mariano,
per favore, non fatemi troppi elogi perché rischio di emozionarmi e di non sapermi più concentrare per i prossimi appuntamenti!!!!!!!
A parte lo scherzo, vi ringrazio tutti per la stima e l’affetto che avete per me. Cercherò di meritarli anche in futuro.
Caro Fefé, dici bene, questi argomenti hanno la forza di cancellare parecchi decenni della nostra vita restituendoci l’anima fanciulla che avevamo nei bei tempi andati. Questo vale tanto per te quanto per me, ma penso anche per altri nostri amici che ci sono coetanei.
Cara Claudia, ho capito benissimo che scherzavi parlando di tremila caratteri. Chi, come te, ha fatto un corso di studi regolari non può pretendere che una delle opere più vaste della nostra letterarura si condensi in poche frasi. Sarebbe lavoro inutile.
Caro Rosario, anche nel nostro tempo può fare piacere leggere un poema del passato se c’é passione per questo genere di opere. Io ancora oggi rileggo con interesse un canto della Divina Commedia, mentre mi stanco a seguire certi film o spettacoli che non mi sono congeniali. Devi, comunque, tenere conto del fatto che la lingua di quei poemi non é quella di oggi e che senza una certa dimestichezza si può fare fatica a capire. In quel caso si rischia di considerare noiosa un’opera solo perché non si comprendono tutte le espressioni.
Cara Elena, l’entusiasmo con il quale ti accosti alle pagine di Albatros e la soddisfazione che ne ricavi sono per me stimolo a continuare cercando altri argomenti fascinosi, oltre che interessanti. A scuola alunni come te sono un pungolo per gli insegnanti,i quali sanno che non possono deluderli con lezioni superficiali o poco avvincenti.
Caro Mariano, con alcuni alunni gli insegnanti rischiano a volte di perdere la pazienza, questo é innnegabile; ma é altrettanto innegabile che certe espressioni sulle labbra di un educatore suonano sconce.
Un abbraccio a tutti. Simone
Commento scritto da claudia
Data: 22 gennaio 2010, 23:25
Finalmente…ma se pò campò accussì, non trovo il tempo per dedicarmi alle cose piacevoli.
Simone finalmente ho letto tutto il tuo scritto, interessante. Ecco non ricordo o non sapevo o..non avevo capito che l’Ariosto avesse completato il racconto del Bpojardo, però ricordo che mi chiedevo perché due autori avessero scritto sullo stesso argomento ( del quale conoscevo e conosco la storia alla larga e pochi brani in dettaglio).
Certo Sia Boiard che Ariosto han dovuto faticare alquanto per non creare discriminazione tra cristiani e musulmani.
Rorj quel che tu scrivi é interessante, posso provare a dire qualcosa riguardo la lirica o le musiche di Wagner o di Beethoven? Innanzi tutto io credo che noi siamo superficiali ed allora conosciuto un brano o la sintesi di un’opera ci sembra inutile approfondire con una lettura dell’opera. questo vale per gli scritti (per cui rileggiamo quel che abbiamo letto e ci é piaciuto e non leggiamo cose nuove di cui conosciamo alcuni cennio.Per la lirica, si conoscono i due brani che hai citati perché si fanno cantare sempre quelli da un cantante rinomato,, nel caso di Vincerò perché fu utilizzato in un momento particolare che portò il brano a conoscenza di tutti. (mi sembra per una gara di calcio?)Ma la Turandot non é solo quella ha dei brani dolcissimi di voci per soprano, per coro, per basso e così la Tosca non é solo Vissi d’Arte o Lucean le selle.
Le voci di soprano e Tenori esprimono un sentimento che non può essere reso dalla voce di un contralto o di un tenore e basso.
Beethoven ha delle musiche bellissime, e così Malher, ed un autore moderno di cui mi sfugge il nome.
Purtroppo oggi si legge poco, dovremmo riprendere i libri che abbiamo conservati perché i nuovi costano troppo ed inoltre pensa al tempo che impieghiamo con internet.
Ed ora vado a proseguire la lettura, interessante di un libro scritto da Cammilleri su un argomento particolare:Il quadrato Magico?
Commento scritto da Rosario Equizzi
Data: 23 gennaio 2010, 13:46
Carissima Claudine, Tu sei del mestiere, ed è il Tuo sogno svanito, come quello mio di diventare musicista, direttore,cantante(non avevo la voce). Io conosco tutti questi autori e molti brani di essi, perchè già dall’adolescenza e in gioventù, mi sono nutrito di musica classica, operistica , sinfonica e pianistica (Chopin- Listz…).
Certo, come ignorare: “Cortigiani..”-”Sì vendetta…”, “Tu che di gel…” “Non piangere Liù”, i “Notturni”, “Le 4 stagioni”, “La pastorale”, “L’eroica”, “Fuer Elise”, “Sonata al chiaro di luna”,
le sonate di Bach (paradisiache, che ti fanno percepire il mistero dell’aldilà), etc. etc.. Ma, facci caso, nell’opera lirica succede una cosa che non può accadere in letteratura(attenzione, non stiamo uscendo dal tema, perchè l’arte è arte, in qualunque forma si manifesti), e cioè che pezzi banali, che non hanno nulla di poetico (invece vedi che connubio geniale, si vede che qui la musica, sublime, è stata ispirata dal testo: “Va’ pensiero…”), musicati da un grande musicista, diventano bellissimi, famosi se non poetici. Quali brani più offensivi per le donne di: “Questa o quella per me pari sono, a quant’altre d’intorno mi vedo…” o “La donna è mobile, qual piuma al vento, MUTA D’ACCENTO E DI PENSIER…”. Non sarebbe il caso di adottarlo come “Inno ufficiale” del movimento femminista? Concludo dicendo che forse dò un po’ di fastidio, ma la mia teoria e il mio scopo è solo quello di aprire un dibattito culturale (senza presunzioni)
sugli argomenti proposti dal nostro carissimo Professore, che tra l’altro non ama troppo i complimenti (questo gli fa onore e li merita). Ma dico io, se per nostra ignoranza, ci riteniamo soddisfatti di quello che ci dice il Prof., non possiamo forse prendere argomenti collaterali come questo.
Dimenticavo, ma questo riguarda qualsiasi forma artistica: perchè noi aspettiamo sempre e solo il “DO di petto”, cioè come diceva Del Monaco il “calcio di rigore con goal incluso nel prezzo”. Io non sono tifoso, ma chiedo: una squadra che faccia un bel gioco non basta? Saluti a tutti, Rosario.-
Commento scritto da Fefé
Data: 25 gennaio 2010, 05:11
Nessun commento. Soltanto una incursione notturno-mattutina per conoscere il pensiero dei tanti amici sull’ultima lezione di letteratura italiana di Simone. Indi… mi staju jennu a curcàrimi arreri. BLM.
Fefé
Commento scritto da claudia
Data: 25 gennaio 2010, 20:12
Anche io come Fefè vengo a curiosare se ci sono nuovi interventi.
Rorj, sai percé aspetiamo il famoso DO di petto e l’acuto del soprfano, perché quello é il banco di prova di chi si da tante arie ed allora se ti c redi un dio dimostralo. Vi racconto una cosa: circa 25 anni durfante una festa parrocchiale cantai la famosa Barcarola di Hoffembach, la nota più alta é un LA, io allepoca arrivavpo anche al RE qujindi non era una gran fatica: il Parroco mi disse in segujito che stava male per me perché pensava alla brutta figura che avrei fatto alla nota finale. ahaha.
Per rimanere in tema. volevo richiamare un punto della descrizione fatta dal nostro Prof, dove dice che nel poema dell’Ariosto troviamo due elementi l’ironia e la melodia.
Mi é venuto un pensiero: le cose che abbiamo studiato ci hanno di sicuro formato ecco perché abbiamo questa voglia di dire, di ridere e sorridere ma anche la capacità di essere obbiettivi ironici ed autoironici.
Commento scritto da Jerry
Data: 26 gennaio 2010, 06:26
Scusami Claudia,
non sono musicista!,ma! se` non sbaglio la scala musicale e`:
do-re-mi- fa- sol- la- si
non capisco la nota piu` alta che arrivavi
Come non capisco questi 2 cugini che andando in guerra ,chi ritornava, secondo il padre avrebbe sposato la figlia.
e` se! nessuno dei 2 sarebbe ritornato, Agelica! restava Zitella?.
Jerry
Commento scritto da Rosario Equizzi
Data: 26 gennaio 2010, 16:09
Carissimo Jerry, approfitto della sua assenza, (stoviglie- riordino), per invadere il campo più consono a Claudia:
Allora il TENORE, non il tenore, per essere scritto maiuscolo deve arrivare al DO DI PETTO, cioè il Do, che va oltre la scala media: SI….DO.- Il soprano non so, ma già Claudia dice che arrivava al RE (NON KING), quindi superava di un tono il TENORE.- Come scrivevo, Del Monaco, una volta alla TV disse
che il DO DI PETTO è come un “Calcio di rigore”, quindi non tutti i tenori ci arrivano. Però ho già detto io, che un calcio di rigore che non entra in porta, non ha alcun valore. Faccio due o tre esempi: ” ALL’ALBA VINCERO’, VINCERO’, VIN CE RO…..: Su CE, usando un bisticcio di parole, C’E’ il DO DI PETTO. Altri DO DI PETTO CON CLAMOROSE STECCHE (ma aggiungo io, siamo o non siamo esseri umani? Errarum umanum est? O, no?). Il Tenore Alagna e il
TENORE PAVAROTTI, hanno “steccato” proprio sul DO DI PETTO de “LA DONNA E’ MOBILE” del Rigoletto di Verdi, diventato l’inno Nazionale del femminismo. Dove sta il DO DI PETTO? Qui:” eeeeeeee di pensi ER”. Fine della trrasmissione sui tenori e sui TENORI. Perchè è diventato l’Inno Nazionale del Femminismo? Perchè frasi più nobili le donne “emancipate”, non potevano aspettarsele: “LA DONNA E’ MOBILE, QUAL PIUMA AL VENTO, MUTA D’ACCENTO E DI PENSIER……..Per quanto riguarda il baritono, credo che arrivi al Sol e poi non so più niente. Ma quello che voglio dire, e nessuno mi risponde, anche Claudia che è soprano (Vorrei sentire: “Panis Angelicum” e “Oh mio babbino caro… ” cantati da Te). Però, quello che non capisco io perchè mezzosoprani, contralti, baritoni, bassi, non abbiano la stessa dignità di tenori e soprani.- Non sono appassionato di sports (definirmi sportivo solo perchè seguo le partite di calcio, non rientra nelle mie aspirazioni. Lo sport preferirei farlo più che seguirlo, naturalmente a livello dilettantistico, perchè non sono dotato per praticarlo). Però dico io e mi danno perchè nessuno accetta le mie tesi, mi snobba, mi ignora, forse mi prende per cretino, perchè se nel pugilato, sport che detesto perchè procura del male, esistono diverse categorie con pari dignità, in altri campi, come la lirica, debbano esserci, diversi gradini e dignità: “Inanzitutto Tenori e Soprani”.Le mie parole volano al vento (mi viene in mente un poeta polacco Poetofi al quale si ispirò mio padre per la poesia “Canzuna alla libirtà”, una delle più belle: “Poveri versi miei buttati al vento….”). Cioè lo snobbismo degli altri sulle mie tesi di giustizia,eguaglianza vengono ignorate da tutti. Tutti accettano la teoria: “Un tenore è un TENORE, un Soprano è un Soprano, altra cosa sono un baritono e un contralto e peggio un basso.- Sicuramente sono io che sono un MARZIANO e nessuno mi ascolta e capisce. La stessa teoria vale per un PROFESSORE (escluso il NOSTRO) e un pescivendolo, un netturbino. Che vuoi mettere!!!! Intanto vorrei proprio vedere come se la caverebbe un PROFESSORE, UNO SCIENZIATO con i rifiuti o i pesci o se non esistessero nè l’uno, nè l’altro. Lo so detesto come si dice in un’opera come “MORBO FATALE” “LA VANITA” E LA “PRESUNZIONE DI SUPERIORITA’” “PER CULTURA”. Scuramente sono fuori tema e qualcuno me lo farà gentilmente notare, sicuramente “rompo” le scatole e qualcuno userà qualche eufemismo, ma non posso farci niente: “O COSI’, O POMI’”. O mi accettate così o mi fate capire che è meglio che mi ritiri in buon ordine! Saluti a tutti,
Rosario
P.S.: Come scrivevo a qualcuno, io credo che la discussione e le divergenze di idee giovino a tutti, almeno ai tolleranti “Agli uomini ( e donne) di buona volontà”.- E che divagare sul tema principale non sia inutile, ma ci da occasione di confrontare le idee, cioè ci “ARRICCHISCE”, anche perchè le trattazioni di Simone, se pur brevi, succinte, er noi profani e “ignoranti” (non è una parola offensiva, significa: che non conosciamo). E poi, voglio dire, anche un “cretino”, un “povero di spirito” (due interpretazioni), un diverso, un disabile, sono figli di Dio, esseri umani degni del nostro rispetto e comprensione.- Questa volta Vi saluto solamente, non sento il bisogno di chiedere scusa a nessuno, perchè sono “CONVINTISSIMO” delle mie opinioni e le ritengo “GIUSTE E CRISTIANE (DA CRISTO!).- Rosario
P.S.: Mi sono ricordato: “QUESTA O QUELLA”, altro inno alle “DONNE”: “….. LA COSTANZA, QUAL MORBO FATALE, DETESTIAMO”.- E’ ovvio che cancello “LA COSTANZA”.- Ciao a tutti dal rompiscatole Rosario
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