Il settimanale “Giovani”

Quand’ero ragazzo scrivevo delle poesie (mi viene la tentazione di dire: “Chi non ha mai scritto poesie scagli la prima pietra”!). Poi l’ispirazione venne meno ed io non feci nulla per costringerla a tornare. Alcune di quelle poesie apparvero su un giornale di Torino intitolato “Giovani”. Era, questo, un settimanale pubblicato dalla SEI (Società Editrice Internazionale), casa editrice torinese d’ispirazione cattolica.
Educare i giovani al culto del vero, del giusto e del bello era appunto il fine che “GIOVANI” intendeva perseguire. Oggi, pensando a ciò che veniva pubblicato da quel settimanale, posso dire che ci riusciva pienamente.
Era una rivista ricca di pagine e di contenuti, parlava ai giovani e ai giovani dava anche la parola. Di quest’ultimo aspetto si occupava il redattore Vanni Leto, che ricordo con emozione perché godevo della sua benevolenza e questo era per me, adolescente, motivo di gioia e d’orgoglio.
Conobbi questo giornale quand’ero quattordicenne e rimasi suo fedele e appassionato lettore fino all’età di diciassette anni. Arrivava ogni settimana il giovedì ed io non mancavo mai a quell’appuntamento in edicola. Principalmente perché mi piaceva leggere tutte le cose interessanti che “Giovani” proponeva, ma anche perché, per un verso o per un altro, ci poteva essere qualcosa che mi riguardasse: la pubblicazione di una mia poesia, l’esito di un concorso al quale avevo partecipato, la risposta ad un mio quesito.
In ogni numero c’erano la puntata di un romanzo per ragazzi e alcuni servizi di attualità presentati in forma semplice, chiara, adatta all’età dei giovanissimi lettori. C’erano, poi, numerose rubriche. Una era quella culturale, che presentava con chiarezza argomenti di vario genere; s’intitolava: “… Et ab hic et ab hoc…” (Prendere da una parte e dall’altra, cioé: un po’ di tutto). Il titolo era in latino perché allora numerosi ragazzi potevano capirlo. C’erano, inoltre, la rubrica del galateo e quella a carattere scientifico. C’erano poi le risposte ai quesiti che i giovani lettori ponevano; risposte ampie, esaurienti, e pur sempre chiare, fornite da specialisti.
C’era, infine, la pagina delle barzellette, divertentissime.
Parlare del mio rapporto con il giornale “Giovani”, che per tre anni mi ha offerto l’occasione di fare utili e piacevoli letture, per me è oggi motivo di emozione; anche perché considero questo mio breve scritto un tributo di affetto e di riconoscenza al giornale stesso e a chi lo realizzava. Soprattutto a Vanni Leto. Quel redattore e il suo giornale hanno avuto un ruolo importante per la mia crescita intellettuale e spirituale negli anni delicati dell’adolescenza, quando non si è più bambini, ma neanche si è ancora adulti.
Colgo l’occasione per far leggere agli amici di Albatros una mia poesia scritta quando avevo quindici anni (oltre mezzo secolo addietro) e pubblicata dal giornale “Giovani”. S’intitola “Dio” e presenta un’inquietudine spirituale che penso sia comune a molti adolescenti.
Prima di concludere questa presentazione vorrei fare una domanda: anche i miei amici di Albatros leggevano dei giornali quando erano ragazzi? Parlarne sarebbe per loro un emozionante tuffo nel passato. Leggere le loro risposte sarebbe un’esperienza piacevole ed interessante.

Pubblicato il 5/3/2010 nella sezione Miscellanea.
Commenti: 14
Commenti
Commento scritto da elen@sja
Data: 5 marzo 2010, 14:07
ke bella!
però nn è giusto,nn puoi Tu competere cn Noi,
e io…ora..ke ti faccio leggere di mio!?
una barzelletta!?..e allora,mi diverto a “rubare”
le tue bellezze!
mi è piaciuta molto qst rubrica!
e cm ho già detto bellixima poesia,nn avrei mai immaginato ke
è stata scritta da un quindicenne…..Bravo!
vedi Simò,il buongiorno s vede dal mattino,
e….abbiamo visto poi tutti qll ke sei diventato:un grande!!
Commento scritto da mariù
Data: 5 marzo 2010, 22:07
Eccomi qui,incuriosita dal conoscere il secondo nome di Simone,bene soddisfatta questa curiosità,che dire?
Un ragazzo di 15 anni che scrive una poesia così, così profonda,su di un argomento così profondo,astratto e insolito per un ragazzo quindcenne,beh io lo trovo davvero inconsueto,forse perchè i quindicenni di oggi,forse, non ce li vedo a trattare in versi,questi argomenti.
Per risponere alla tua domanda,devo dire che io leggevo molti libri, come giornali, ricordo che a quel tempo, quando io avevo 15 anni,compravo il corriere d’informazione che usciva al pomeriggio, poi l’oggi,perchè c’erano delle pagine che parlavano e descrivevano viaggi, e per me era come conoscere il mondo.
Poi c’era un giornale che parlava di musica,di cantanti,di dischi e di classifica. E indovinate un po come si chiamava? si si, si chiamava propio GIOVANI,uguale a quella di Simone-Augusto.
Con la differenza che era un giornale leggero,giusto per passare un di tempo, ma io ne facevo la raccolta per i poster dei cantanti che conteneva.( tutti quelli famosi degli anni 60 )
Simone grazie per questa pagina dei ricordi giovanili e leggeri.
ciaooooooooooooooooo alla prossima
Commento scritto da claudia
Data: 5 marzo 2010, 23:11
Simone, non ricordo di aver letto questo giornale sul quale tu scrivevi. All’epoca, anche per problemi economici, mio padre era morto, leggevo tutti i giornali che trovavo in casa dei miei zii, a parte il quotidiano, Il giornale di Sicilia, e L’ORa, circolava il Reader Digest, al quale poi mi abbonai più grande e sino a quando non é stato sospeso alcuni anni fa. Un giaronale che mi piaceva era Sorrisi e Canzoni, anche io raccoglievo le foto dei cantanti e le canzoni, sino a quando mi sono sposata raccoglievo i numeri delle canzoni di Sanremo. Ma poi leggevo (di nascosto) Bolero, Grand’hotel, Confidenze
. Ricordo che verso i 16 o 17 anni mandai un mio racconto al giornale Confidenze, cioé non lo ricordo,ma ho trovato la copia del racconto che poi ho conservato ma non ho più trovato, peccato.
Ed ora Simone, devo dirti una cosa semplice seplice: la poesia di quel quindicenne che sei stato é molto intensa, profonda, in particolare l’ultima strofa riesce a trasmettermi la gioia che tu sentivi nel tuo cuore.
E le altre poesie inviate al giornale ce le presenterai? Bene, aspetto.
Prof. Simone Augusto Bonanno: BRAVO
Commento scritto da Fefé
Data: 6 marzo 2010, 09:01
Caro Simone, me l’avevi confessata questa tua giovanile “debolezza”. Anzi ricordo che qualche anno fa, con tuo disappunto, nel libro degli ospiti inserii una tua delicata poesia (ma senza menzionarti). Ho avuto anch’io modo di sfogliare il settimanale “GIOVANI” che circolava tra i ragazzi che frequentavano l’oratorio dei salesiani del “Don Bosco” in piazza Ranchibile a Palermo.
La tua poesia giovanile pubblicata sulla rivista dimostra già una maturità di pensiero ed una sensibilità che non è certamente quella di un ragazzino. Certamente hai avuto la fortuna di essere seguito con attenzione da parte dei tuoi familiari. Io a quell’età (tranne rare eccezioni) mi esercitavo con pungenti satire nei confronti dei miei professori e compagni di classe. Riguardo la copertina della rivista ti dirò che mi sembra di ricordarla (siamo a metà degli anni cinquanta) perchè sono stato ed in parte lo sono ancora un appassionato di filatelia.
Federico
P.S. Adesso ritorno al “tuo” Foscolo per una piccola aggiunta ai Sepolcri.
Commento scritto da claudia
Data: 6 marzo 2010, 15:56
Simone, scusa la curiosità ma tu sei uno dei due della foto?
E quale dei due?
Direi il ragazzo che sta seduto.
Grazie per la curiosità esaudita
Commento scritto da Simone
Data: 6 marzo 2010, 18:56
Cari amici, ho gradito moltissimo le vostre parole di elogio e vi ringrazio. Quella poesia è un … reperto preistorico! A distanza di oltre cinquant’anni la leggo come se l’avesse scritta un altro e anch’io mi sorprendo nel vedere che quel ragazzo di quindici anni riusciva a scrivere in quel modo. Peccato che l’ispirazione poi mi abbia tradito! Avrei potuto forzarla, ma sarebbe stato assurdo, perché non ci può essere poesia dove non c’è spontaneità.
Cara Elena, anche tu mi fai leggere parole molto belle, sia quando scherzi che quando parli seriamente. E soprattutto possiedi in modo ammirevole la struttura della lingua italiana. Ti pare poco questo?
Cara Mariù, ho incontrato su Internet il giornale “Giovani”, del quale parli, quando cercavo informazioni su quello che leggevo io. Sarà sempre lo stesso giornale, che con il tempo ha cambiato i contenuti?
Caro Fefé, ricordo quando hai trascritto la mia poesia nel Libro degli ospiti, ma non ricordo di esserci rimasto male. Comunque ti credo senz’altro, anche perché sono stato sempre un poco restio a far leggere le mie poesie. Questa volta invece…
Tu hai potuto leggere il giornale “Giovani” presso i Salesiani perché la casa editrice che lo pubblicava s’ispira al pensiero e all’esempio di San Giovanni Bosco, fondatore dell’Ordine dei Salesiani.
Cara Claudia, dopo cinquant’anni è stato un colpo di fortuna trovare la poesia che vi ho fatto leggere. Tuttavia ti prometto che, se ne troverò altre, te le farò conoscere.
Il mio primo nome deriva dal mio nonno materno; il secondo è, in versione maschile, quello della santa ricordata dalla Chiesa il 27 marzo, giorno della mia nascita.
Non sono io il ragazzo della copertina. Vero è che il redattore di “Giovani” aveva per me un’affettuosa stima, ma mettermi in copertina sarebbe stato troppo!
Un caro saluto a tutti e ancora grazie per quello che avete detto sul mio nome, su di me e sulla mia poesia. Simone
Commento scritto da Maria Rita Zuco
Data: 6 marzo 2010, 19:26
La poesia che ho appena letto e a dir poco stupenda, complimenti! In cosi’ giovane eta’ poi si vede la vena artistica, certo che ognuno di noi ha un talento nascosto, pero’ chi ha un’animo sensibile riesce meglio nella poesia che nella prosa. Mio padre è morto due anni fa a Catania dopo aver scritto una marea di poesie, belle, meno belle. Io ne ho molte, qualche volta ve ne scrivero’ qualcuna di bella, invece io si scrivo, ma prosa. La lirica non e’ nel mio stile.
Amcora complimenti e grazie di averci fatto pensare al Creatore. maria Rita
Commento scritto da Maria Rita Zuco
Data: 6 marzo 2010, 19:26
La poesia che ho appena letto e a dir poco stupenda, complimenti! In cosi’ giovane eta’ poi si vede la vena artistica, certo che ognuno di noi ha un talento nascosto, pero’ chi ha un’animo sensibile riesce meglio nella poesia che nella prosa. Mio padre è morto due anni fa a Catania dopo aver scritto una marea di poesie, belle, meno belle. Io ne ho molte, qualche volta ve ne scrivero’ qualcuna di bella, invece io si scrivo, ma prosa. La lirica non e’ nel mio stile.
Amcora complimenti e grazie di averci fatto pensare al Creatore. maria Rita
Commento scritto da claudia
Data: 8 marzo 2010, 15:58
Ecomi vengo a leggere la risposta di Simone ed in effetti mi rammarico che tu abbia perduto quella vena poetica che sembrava così ben dotata in quel suo primo sbocciare.
Riguardo la foto, pensavo fosse una tua fotografia con la copetrtina del giornale, comunque va bene,.
Maria Rita, mentre aspettiamo qualche altra poesia del tuo papà facci leggere qualcosa dei tuoi scritti, anche io ho scritto diverse poesie ma devo avere proprio l’estro se no, come te, rimango un pò i ntimidita preferisco la prosa.
Commento scritto da Mary
Data: 9 marzo 2010, 13:22
Carissimo Simone,
Questo si chiama “un enfant surdoué” un bambino prodigio forse esisteranno dei qualificativi piu elogiosi, spero di si.
Ma come osare scrivere “complimenti,” “che bella”, o” bravo” …
ma non si puo’ , una simile genialità ? ne ho viste poche anzi forse nessuna sarebbe come dirlo a Giovanni Pascoli, Ugo Foscolo…! io mi limito soltanto a dire che questo bambino che ha scritto questa P O E S I A e che abbiamo l’onore di avere come Professore dovrebbe avere il suo posto davanti a Giovanni Pascoli non posso elencare molti poeti italiani, ma francesi come Alfred de Musset, de Vigny, Victor Hugo e ben altri…. è “travolgente”.
Simone, tu che dici sempre di non sapere se meritare tanti elogi, anche se sono una profana, ho rissentito tanta emozione, e quella non mente.
Approfitto (come sempre) per dire a Claudia che anch’io non ero autorizzata a leggere i giornali come Sogno…da me era NOUS DEUX, CINE REVUE, ed allora, al momento della siesta dei genitori, i bambini invece si scatenano, saliva dalla mia amica bulgara Elvira, di 6 mesi più anziana e li a colori : viola, o verde o marrone, foto di attori ed attrici di Hollywood, un po come quelli in CINEMA PARADISO, erà il nec plus ultra. Tornando a casa riprendevo a leggere “LES VEILLEES DES CHAUMIERES”, e tutti vissero felici e contenti…..
Grazie Simone, ma forse nel fondo di un cassetto….qualche altro tesoro…..aspetteremo.
PS -Simone, non so se ricordi la storia dalla bambina prodigia Minou DROUET negli anni ‘60 o prima, scriveva romanzi , stampa, reportages ecc e poi era una trufa !
Mary
Commento scritto da claudia
Data: 9 marzo 2010, 18:54
Mary ricordo anche io Minou Douet, che fine ha fatto chr che cosa signifa era una trufa
Commento scritto da Simone
Data: 13 marzo 2010, 19:55
Cara Maria Rita, grazie per quello che hai scritto. Sei stata molto gentile. E grazie anche per avere visitato il mio blog.
Ringrazio anche te, cara Mary. Sei sempre generosa nei giudizi che mi riguardano. Questo volta un po’ troppo mettendomi accanto ad alcuni grandi poeti. Non ti dico niente, ma tu sai che cosa penso a questo proposito.
Aspetto te e Maria Rita per gli altri appuntamenti su Albatros.
Un caro saluto ad entrambe. Simone
Commento scritto da Mariano
Data: 20 marzo 2010, 18:25
Mi sembra improbabile che io sia stato al corrente di un settimanale dal titolo “Giovani”. Va da sé che pure io avrò letto giornali da ragazzo, ma si sarà trattato di periodici che molti conoscono e che alcuni amici hanno già citato. Apprezzo più delle altre questa tua pagina perché riguarda la tua persona; apprendere che anche tu sei stato adolescente sminuisce quella distanza che il lettore (alunno) sente tra sé e il suo insegnante nella Scuola di Albatros. Bravo!
Ti ricordi del tuo primo “colpo di fortuna” ? L’hai avuto il 22 ottobre del 2006, quando mi facevi gentilmente conoscere la poesia che ora ci fai leggere su questa esposizione. Mi permetto di dirti che in quel tempo sono stato senza dubbio io ad avere il “colpo di fortuna”. Insieme con “Dio” ricevevo altre tue poesie che conservo tuttora, e di tanto in tanto le rivedo e trovo me, giovane, nei versi che io non ho mai saputo scrivere. Sono fiero di questa piccola e ad un tempo grande collezione (non nel numero, ma nel contenuto) di liriche composte da un adolescente che oggi è il mio professore. Fra queste poesie (a mio avviso tutte belle) ve n’è una che, come allora ti dicevo, mi ricorda da vicino l’“Infinito“ del Leopardi. Io spero che tu potrai reperirle e farle conoscere anche agli altri amici.
Mariano
P.S Dal momento che porti un nome così importante (premesso che gli altri amici lo desiderino pure), ci parlerai in futuro di Cesare Augusto e della Roma antica?
Commento scritto da Simone
Data: 24 marzo 2010, 23:12
Caro Mariano, anche a te dico grazie per quello che mi hai scritto. Mi ha fatto veramente piacere leggere quelle tue parole.
Anche tu hai scritto dei bei versi, me lo ricordo benissimo.
Sappi che la scuola di Albatros è come la Tavola rotonda di Re Artù. Tutti uguali. Ognuno partecipa con quello che può dare. E’ chiaro che se uno ha maggiore competenza deve dare di più.
Scriverò una pagina sull’argomento che mi hai proposto, ma non subito, fra qualche settimana.
Un cordiale saluto. Simone
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