Sicilia Viaggi

Il blog sul turismo in Sicilia

Archivio per la categoria: ‘Informazioni’

Un viaggio straordinario alla scoperta delle Isole Pelagie

22 maggio 2013 scritto da Staff di Sicilia Viaggi

Siamo nel cuore del Mediterraneo, più precisamente in due straordinarie isole siciliane in bilico tra due continenti, Lampedusa e Linosa. Due realtà fuori dal comune, tanto per le meraviglie naturali quanto per la particolare magia che le caratterizza, propria di ogni terra di confine. Una magia che strega immediatamente chi le visita.

L’obiettivo del progetto Lampedusa day by day, una serie di brevi documentari lanciata dall’agenzia di comunicazione eGlob e dal documentarista Gabriele Gismondi, è proprio quello di indagare sulle ragioni che rendono queste isole uniche, attraverso i racconti di chi le vive in prima persona: tutti quei personaggi e quelle storie capaci di rendere tanto affascinante ogni singolo soggiorno in queste località.

Avremo modo, grazie a questi video-racconti, di dare un assaggio di quel mare mozzafiato che ha reso la calcarea Lampedusa una delle mete turistiche estive più desiderate al mondo (e qui il riferimento all’Isola dei Conigli è d’obbligo, eletta su internet nel 2013 la spiaggia più bella al mondo), o quella calma quasi fiabesca che rende la vulcanica Linosa una meta da sogno. E ancora tutti quei personaggi, attori indiscussi di questi luoghi, che valorizzeranno la nostra vacanza rendendola indimenticabile.

Lampedusa

Seguendo i consigli di Lampedusa day by day rischieremo veramente di partire da Lampedusa e Linosa a malincuore, con la sensazione di aver sempre conosciuto questi posti, per il semplice motivo di averli sempre sognati.

Gli oltre venti episodi registrati finora possono essere visti e vissuti nel sito web del progetto (www.lampedusadaybyday.com) e/o tutti d’un fiato nella playlist Join the people, meet the islands (http://bit.ly/19VWYyQ).

Lasciamoci avvolgere da queste straordinarie storie di vita isolana, per contribuire a valorizzare l’immagine delle Pelagie attraverso questi incontri fuori dal comune, che probabilmente pochi sanno di poter fare e che di fatto, se uniti alle meraviglie naturali, rendono il soggiorno in queste isole un’esperienza eccezionale.

 

La Sicilia e i traghetti per la Sardegna

23 novembre 2012 scritto da Staff di Sicilia Viaggi

traghetti sardegnaOltre ad essere splendida da visitare la Sicilia può essere usata anche come scalo per raggiungere la Sardegna.

Una vacanza che abbia come meta località indimenticabili, come Castelvetrano o Cefalù, potrebbe essere resa ancora più interessante con una tappa in Sardegna. Dopo aver soggiornato in uno dei numerosi ed accoglienti hotel siciliani, è possibile infatti decidere di fare un’escursione di qualche giorno nei dintorni di Cagliari.  Molti hotel siciliani situati vicino al porto di Trapani o Palermo, offrono ai loro clienti la possibilità di usufruire di escursioni appositamente studiate, con trasferimenti a loro carico, per la Sardegna.

Il grande vantaggio dei traghetti è quello di poter portare con sè la propria auto, senza doverla necessariamente lasciare in un parcheggio a pagamento. Una volta approdati a Cagliari, infatti, occorrerà spostarsi con l’auto per raggiungere le località preferite della Sardegna. Pertanto è sempre  consigliabile portare  la propria auto sull’isola o noleggiarne una sul posto per spostarsi autonomamente.

C’è da tenere presente, però, che in Sardegna non ci sono autostrade e le più importanti arterie da percorrere con l’auto sono: la SS 131 Carlo Felice che collega Porto Torres – Sassari-Oristano-Cagliari, una deviazione della SS 131 in località Abbasanta che porta a Cagliari e la SS 130 Cagliari-Iglesias. Quanto alle Ferrovie dello Stato, invece, c’è solo la tratta Sassari-Oristano-Cagliari, mentre con le Ferrovie della Sardegna sono attive le linee Alghero-Porto Torres-Palau-Macomer- Nuoro. In alternativa non rimane che optare per i due validi collegamenti marittimi per circumnavigare la Sardegna con il traghetto. Da Cagliari ad Arbatax e da Olbia  ad Arbatax.

I collegamenti dalla Sicilia alla Sardegna sono settimanali, con partenza alle 17 .00 di ogni venerdì da Palermo e di ogni sabato da Trapani, con arrivo alle 6.30 circa  nel porto Sardo. D’estate, ovviamente le tratte sono molto più frequenti e spesso sono effettuate anche corse straordinarie per sopperire alle esigenze sopravvenute dei turisti in eccedenza.

I traghetti sardegna posso essere presi anche dai porti  italiani più importanti (Civitavecchia, La Spezia, Livorno, Napoli, Genova e altri) con numerose destinazioni: Olbia, Porto Torres, Cagliari, Golfo Aranci (Olbia) e Arbatax.

E’ fondamentale prenotare i traghetti con sufficiente anticipo, soprattutto d’estate. Spesso sono messi in promozione i biglietti,  con sconti limitati ad alcuni giorni e offerte famiglia . Se ci si mantiene in frequente contatto con i siti turistici e di viaggio è possibile usufruire della convenienza, altrimenti si rischia di perdere le offerte migliori che, ogni anno, vanno letteralmente a ruba.

Le possibilità di sistemazione sono molteplici. Si parte dai più economici posti sul ponte. Si sale in graduatoria e fascia di prezzo con le poltrone, senz’altro più comode e riservate. Poi ci sono le cabine con i letti a castello, di I o II classe con tariffa ancora superiore, ma con garanzia di maggiore privacy e comodità.

Progetto: UN BALZO PER LE VIE DI… – Parte V

24 aprile 2012 scritto da Claudia Porcarello

Arte e Cultura

Contessa Entellina

Terminiamo la nostra passeggiata calandoci nella meravigliosa borgata di Contessa Entellina, l’antica città siciliana è ubicata a Est del fiume Belice Sinistro, nel sito di Rocca di Entella.

AntiquariumAddentrandoci nel paese cattura l’attenzione  l’Antiquarium di Entella inaugurato nel 1995.   Nato dalla collaborazione tra il Comune di Contessa Entellina, la Scuola Normale Superiore di Pisa e la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo, ma soprattutto dalla volontà del prof.  Nenci, direttore della missione archeologica a Rocca d’Entella,  scomparso qualche anno addietro, il quale dal 1984 aveva guidato le campagne di scavo nel sito della città elima.
Il museo è concepito con un sistema di moduli didattici autonomi e allo stesso tempo interdipendenti, legati da un filo conduttore comune.

Il percorso immette il visitatore nella struttura urbana della città, lungo le fortificazioni che si snodano nel versante nord per 1.100 metri, databili al VI secolo a.C., con successivi rifacimenti del IV secolo a.C. e con le due porte di accesso alla città e alla necropoli sud.
AntiquariumIl settore centrale del museo è dedicato alla stratificazione storica vista attraverso la cultura materiale. Si parte dalla preistoria con le asce neolitiche e le selci lavorate, per passare al tardo bronzo con ceramiche in stile Thapsos e Milazzese e naturalmente alla notevole produzione ceramica cosiddetta elima, sia impressa che dipinta a motivi geometrici. In tale settore si evidenzia un’anfora a motivi geometrici incisi ed impressi a decorazione antropomorfa e zoomorfa del VII secolo a.C., proveniente dalla necropoli sud. Il settore espone, inoltre, numerosi reperti ceramici di importazione attica del VI e V secolo a.C., a figure rosse e nere.

Il punto cardine del museo è costituito dal granaio ellenistico in cui sono contenuti i reperti più significativi delle varie fasi di utilizzo e il loro contesto di rinvenimento; oltre ai contenitori di derrate e alle anfore.

Particolarmente suggestiva è la ricomposizione di uno squarcio della necropoli ellenistica, ricostruito nel contesto di scavo utilizzando riproduzioni di calchi in vetroresina degli inumati e le coperture sepolcrali originali. Nella tomba è stata rinvenuta un’iscrizione funeraria in greco che consente di conoscere pure il nome della donna sepolta: Takima.
Numerosi i reperti esposti di uso quotidiano. Particolarmente interessanti le ciotole “cobalto e manganese” databili al XII e XIII secolo, oltre alla ceramica invetriata caratteristica del periodo arabo-normanno.
Numerose sono le lingue che si sono parlate ad Entella nel corso dei secoli ognuna delle quali  ha lasciato una testimonianza incisa sui ceppi, nelle ceramiche, sulle monete e sui materiali giunti fino a noi.
Il settore conclusivo è dedicato all’epigrafia e alle monete rinvenute ad Entella, sia quelle della zecca della città risalenti al V secolo a.C., che quelle provenienti da altri centri.
Dopo aver visitato l’Antiquarium di Entella, rimane il solo rammarico di non aver potuto osservare, se non in splendide gigantografie esposte in una apposita galleria, le famose tavole con i decreti di Entella, due delle quali si trovano nel Museo Archeologico Regionale di Palermo, mentre le altre sei sono ancora all’estero.

L’esposizione dei reperti risalenti al periodo medievale, sono stati rinvenuti in prevalenza nell’unico castello scavato interamente, Kalatamauru.

Castello di Calatamauro

Il castello di Calatamauro di origine bizantina è stato presidio degli arabi. Nel  XV secolo ormai aveva perso qualsiasi importanza militare e fungeva solamente da centro amministrativo-feudale; funzione che venne meno alcuni decenni dopo con l’arrivo degli arbërëshe e la costituzione dell’Università di Contessa.

Nel 2006 sono iniziate le prospezioni archeologiche sotto la direzione della Scuola Normale Superiore di Pisa e della Soprintendenza Archeologica di Palermo. Le indagini hanno messo in luce l’intero percorso della cinta muraria inferiore, risulta rinforzata da 6 torri quadrangolari.

E’ stato individuato un tratto dell’antico sentiero che costeggiando parte delle fortificazioni arrivava alla porta d’accesso all’area del Castello. Procedendo dalla porta d’accesso verso Ovest seguendo il filo interno del muro di fortificazione della cinta esterna, sono state messe in luce due sepolture. Si tratta di due fosse terragne rivestite da lastrine, di una fase probabilmente tarda dato che utilizzano come limite Nord proprio il muro di cinta. Le sepolture sono in decubito dorsale, orientate con il cranio ad Ovest e gli arti inferiori ad Est, entrambe infantili, una probabilmente di neonato.

Proviene dal castello di Calatamauro il celebre mosaico bizantino di madonna con bambino del VII sec. d.c. custodito nella Galleria Regionale di Palazzo Abatellis di Palermo.

Molte sono le chiese aperte al culto a Contessa Entellina, nei borghi e nelle contrade rurali.

Chiesa dell'AnnunziataLa Chiesa SS. Annunziata (KLISHA), dedicata anche a S. Nicola, patrono di Contessa Entellina, è sede della parrocchia di rito greco ed é dotata di iconostasi. L’antica cappella diroccata, esistente quando arrivarono gli albanesi nel casale di Contessa, fu ricostruita e ampliata . La ricostruzione fu iniziata nel 1520 e venne adattata alle esigenze del rito greco. Chiusa al pubblico dopo il terremoto del 1968 è stata restaurata e riaperta al culto. E’ costituita da tre navate con cappelle laterali. Dalla navata laterale destra si accede alla sottostante antica cappella.

La Chiesa di S. Maria delle Grazie (Shën Mëria) fu costruita (secolo XVI) nelle vicinanze del luogo dove, secondo la tradizione, fu trovata una immagine della Madonna dipinta su una lastra di pietra. Inizialmente di rito greco, fu ceduta provvisoriamente ai fedeli di rito latino nel 1698 con la riserva di alcuni diritti a favore dei greci: , canto del “Cristòs Anésti” nei primi tre giorni dopo Pasqua, canto della “Paràclisis” nella prima quindicina di agosto; vespro, messa solenne e processione in occasione della festa annuale -otto settembre – della Madonna della Favara. Sede della parrocchia di rito latino, è dotata di casa canonica.

Chiesa delle Anime Sante del PurgatorioLa Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, di rito greco, edificata verso il 1700, é costituita da una sola navata con iconostasi. Si trova al centro del paese (piazza Umberto I). E’ stata restaurata dopo il terremoto del 1968.

La Chiesa di S. Rocco é costituita da una sola navata di piccole dimensioni. Costruita alla fine del secolo XVII, verso il 1744 fu restaurata. Inagibile dopo il terremoto del 1968, é stata restaurata e recentemente riaperta al culto. E’ dotata di iconostasi. Custodisce un prezioso e antico organo a canne del secolo XVIII e la prima iconostasi (1938) della chiesa parrocchiale greca.

La Chiesa “Regina del Mondo”, sede della parrocchia, costituita nel 1958 nel borgo rurale Piano Cavaliere, é stata costruita dopo il 1950: una sola navata con annessa la casa parrocchiale.

La Chiesa Odigitria , nella contrada rurale omonima, costruita dai profughi albanesi, è rimasta incompleta. E’ stata in parte restaurata nel 1958. Afferisce alla parrocchia greca. E’ il monumento storico della memoria, dove ogni anno a Pentecoste si va in pellegrinaggio per ringraziare la Madonna Odigitria, che guidò i profughi albanesi in Italia, e per ricordare col canto popolare “E bukura Moré” (o mia bella Morea) la pratria lontana lasciata per sempre dagli antenati albanesi.

La piccola Chiesa di S. Rosalia (navata unica), costruita alla fine del secolo XIX da Epifanio Viviani, si trova nella contrada omonima ed afferisce alla parrocchia latina.

La cappella di S. Calogero si trova nella contrada omonima, sulla strada provinciale, che porta verso Sciacca.

Nel borgo rurale Pizzillo a Nord-Ovest di Contessa, si trova la chiesa rurale della Comunità Trinità della Pace..

La chiesa di S. Antonio Abate, nel borgo rurale Castagnola, fu costruita dopo il 1950 e aperta al culto nel 1990. Costituita da una sola navata, é dotata di iconostasi ed afferisce alla parrocchia greca. Vi si celebra la messa saltuariamente.

La piccola cappella dedicata a S. Giuseppe si trova all’interno del “Parco delle Rimembranze”, vicino al cimitero. Costruita nel 1927, é stata recentemente restaurata.

La cappella rurale di S. Antonio di Padova, costruita nella seconda metà del secolo XIX, si trova nel feudo Bagnatelle. Danneggiata e inagibile dopo il terremoto del 1968, é’ stata recentemente ricostruita con le caratteristiche originarie.

La cappelletta dedicata alla Madonna del Balzo si trova nel quartiere omonimo del centro abitato (via S. Nicolò).

Nota: hanno partecipato al progetto, oltre all’autrice dell’articolo: Biagio Rotolo, Cristina Altamore, Leonardo Spera, Rachele Mansella, Francesca Marino, Filippo Gannuscio, Mariaelena Latino, Calogero Intogna, Rosalia Guzzetta.

Progetto: UN BALZO PER LE VIE DI… – Parte IV

19 aprile 2012 scritto da Claudia Porcarello

Arte e Cultura

Giuliana

GiulianaDopo aver toccato le falde del Triona, lo stradale serpeggiando si inoltra verso Giuliana. Man mano che avanziamo ci accorgiamo di una meravigliosa e suggestiva collina, coronata dal maestoso castello di Federico II. Esso, isolato intorno, si degrada a strapiombo dal lato del mezzogiorno nella sottostante ampia valle del Fiume Sosio.

Per molto tempo assolse un importante ruolo strategico nel sistema difensivo siciliano essendo collegato per via aerea col castello di Zabut (Sambuca di Sicilia) ad Ovest, col castello di Caltabellotta a sud, con la fortezza araba di Calatamauro a Nord e con il castello Bizantino di Prizzi ad Est.

Nella sua conformazione attuale il Castello è composto essenzialmente da una  fortezza turrita superiore situata sulla cima della rocca e da un corpo di fabbrica semicircolare con la convessità rivolta verso il centro abitato, più in basso. Quest’ultimo è una ricostruzione secentesca ed è sorta precisamente nel 1648 per ospitare un convento di Monaci Olivetani dipendenti dalla vicina Abazia di S. Maria del Bosco. La fortezza turrita, invece, per lo stile architettonico, viene fatta risalire all’epoca sveva. Il lato convesso, che guarda verso il paese, risulta chiuso, quello opposto concavo che è rivolto verso la valle è, invece, aperto da finestre e feritoie.

Castello di GiulianaLa maggior parte degli storici dell’arte siciliana ritengono che il castello di Giuliana sia esempio di quell’architettura militare autentica di Federico II di Svevia, anche se rappresenta al tempo stesso una eccezione tra i castelli svevi di Sicilia. Non si può ignorare, tuttavia,  che la storiografia isolana attribuisce la fondazione della fortezza giulianese ad un altro Federico II, cioè l’Aragonese. Effettivamente in nessuno dei due casi si ha una documentazione sicura.

È chiaro comunque che sia Federico II di Svevia che Federico II d’Aragona abbiano avuto gli stessi validi motivi d’ordine politico, per costruire la fortezza di Giuliana; l’Imperatore doveva far fronte alle violente sollevazioni dei Musulmani, il Re aragonese doveva frenare, invece, le incursioni degli Angioini.

Cosa certa è che nella prima metà del ‘300 il castello non poteva da solo fornire la necessaria protezione agli abitanti di una città che si andava estendendo in proporzione all’incremento della popolazione, e così s’impose l’erezione di una cinta muraria con tre porte urbiche, di cui oggi risulta difficile definirne con precisione il circuito. Nel tratto settentrionale del circuito murario si apriva la “porta Iammagli” (oggi “Giammaglio”) che prese poi il nome di Porta Palermo, nel tratto orientale  la “porta Bucheria” oggi “ porta Beccherie, vicino l’attuale quartiere “Cattano” sorgeva la Porta di Sciacca. Oggi si usa indicare come quartiere soltanto Porta Palermo e Porta Beccherie.

Tra i castelli di Sicilia quello di Giuliana è uno dei più notevoli sia dal punto di vista storico-architettonico, sia dal punto di vista ambientale-territoriale. A seguito dell’opera di restauro, terminata agli inizi del 2006, adesso è possibile una sua fruizione sia sociale che culturale, con organizzazioni di mostre, convegni e concerti.

All’altezza della centrale piazza della Repubblica la Chiesa del Carmine. Nel suo aspetto attuale la chiesa è un rifacimento settecentesco dell’antica chiesetta della SS. Nunziata  già esistente nel 1578.

La chiesa del Carmine, con pianta rettangolare, ad una sola navata, è coperta da volta a botte, impostata su spessi muri in conci calcarei. Le finestre, alte nelle pareti, hanno sagoma rettangolare con arco. Il campanile, nella zona absidale, è stato aggiunto nel 1840.

L’interno mostra una fredda decorazione di lievi stucchi, con dorature nella volta del presbiterio.  Le pareti laterali presentano cappelle scarsamente incavate. L’altare maggiore, in marmo policromo, è dedicato a “San Giuseppe”, gruppo ligneo verniciato in oro raffigurante il santo che tiene per mano il Bambino Gesù.

Il secondo altare è dedicato alla “Madonna dell’Udienza”, statua alabastrina cinquecentesca di fine fattura, particolarmente venerata a seguito dell’epidemia di colera del 1837. Notevole è la bara in legno della Madonna dell’Udienza, opera di un artigiano locale della prima metà del secolo XIX.

Ottocentesche sono tutte le altre statue lignee contenute nella chiesa.

Nel presbiterio sono custoditi due dipinti ad olio: la “madonna degli Agonizzanti”, con ricca cornice dorata; la “Madonna del Carmine con i SS. Simone Stoclet e Giovanni della Croce”.

Proseguendo il nostro cammino, su di un colle circondato da querce, il Convento di S. Anna a pochi chilometri dal centro urbano.

Convento di Sant'Anna a Giuliana

Sin dal 1402 si hanno notizie di un feudo chiamato “di S. Anna”, annesso al monastero di S. Nicolò del Bosco di Caccamo con all’interno la chiesa intitolata a S. Anna. Dopo il 1867, il cenobio fu soppresso, e venne affidato alla famiglia Lombardo di Chiusa Sclafani, ad eccezione di tre stanze e della chiesa, consegnate al comune di Giuliana.

Il convento di S. Anna oggi si presenta in pessime condizioni, a causa dei danni subiti nel terremoto del 1968 e dall’incuria; la chiesa, chiusa al culto dal 1971, è stata oggetto di numerosi furti.

La sua semplice architettura in pietra, che richiama la povertà francescana, presenta 22 stanze, disposte su due piani, che si aprono su un chiostro con archi ogivali. Annessa al convento si trova la chiesa, che presenta un’unica navata; la facciata a capanna presenta un umile portale, sovrastato da una finestra.

Alcune opere sacre, come statue, dipinti e diverse reliquie, sono oggi custodite  nella chiesa Madre di Giuliana e Chiusa Sclafani: fra queste, la reliquia di S. Anna e un piccolo quadro della Madonna.

Nel convento di S. Anna vissero tanti uomini, rimasti nella storia del francescanesimo per la loro santità di vita.

Il 26 luglio, giorno della festa di S. Anna, molti fedeli dei paesi circostanti continuano a recarsi in pellegrinaggio presso questo luogo; un tempo il pellegrinaggio avveniva a piedi scalzi, e veniva recitato il rosario in siciliano, concludendo la giornata con la sagra dell’anguria.

Oggi, ai piedi del convento è stato realizzato un parco sub-urbano di circa 26 ettari, che durante l’estate diventa scenario suggestivo di diversi eventi: tra questi il ripristino dell’originaria festa di S. Anna, con la celebrazione della S. Messa e la sagra dell’anguria.

Nota: hanno partecipato al progetto, oltre all’autrice dell’articolo: Biagio Rotolo, Cristina Altamore, Leonardo Spera, Rachele Mansella, Francesca Marino, Filippo Gannuscio, Mariaelena Latino, Calogero Intogna, Rosalia Guzzetta.

Progetto: UN BALZO PER LE VIE DI… – Parte III

7 marzo 2012 scritto da Claudia Porcarello

Arte e Cultura, Bisacquino

Bisacquino

Bisacquino insieme a Contessa Entellina e Giuliana sono alcuni dei pochi paesi nei quali un visitatore, lontano dai rumori della città, può improvvisamente godere, all’interno della cerchia urbana, di scene di sapore bucolico e accanto alle molteplici fontane e abbeveratoi disseminati nel territorio, immaginare quadri di vita contadina di un tempo ormai lontano. Le fontane erano un tempo più numerose di oggi, erano utili alle massaie che non avendo l’acqua diretta in casa, si recavano ai “cannolicchi” (fontanelle) o per fare il bucato o per riempire i “quartari” (anfore). I bevai invece servivano a fare bere gli animali. Purtroppo questa tradizione è ormai del tutto scomparsa nei centri abitati, mentre sono ancora presenti ed utilizzati i bevai rurali.

 

Bisacquino

Bisacquino

BisacquinoGià all’entrata, Bisacquino immerge il visitatore in ambienti ed atmosfere di altri tempi con il fascino antico delle sue costruzioni in pietra, e con vie e viuzze di reminescenza araba, rese ancora più pittoresche da scorci di paesaggio rurale.

Originariamente, approssimativamente attorno al 1600, il paese presentata la forma di un triangolo equilatero, il cui vertice era dato dalla Chiesa della Maddalena (oggi diroccata). In seguito all’espansione urbana ha assunto una forma allungata, somigliando ad un otto in posizione orizzontale. Oggi il paese ha nuovamente modificato il suo aspetto espandendosi maggiormente verso est.

L’attuale aspetto urbanistico è oltremodo interessante, le strade spesso sormontate da archi, sono strette, tortuose, in alcuni casi acciottolate, alcune delle quali sfociano in vicoli e cortili caratteristici. Sui muri esterni delle case frequenti sono le piccole edicole votive in creta smaltata, con raffigurazioni di scuola napoletana o di arte popolare risalenti ai secoli XVII – XVIII.

All’interno del centro abitato numerose sono le chiese, in particolare ben quattordici chiese corrispondenti a quattordici quartieri dalle quali prendono il nome: la Chiesa Madre, la Chiesa Maria SS. Del Rosario, la Chiesa di S. Antonio Abate, la Chiesa di S. Caterina, la Chiesa di S. Francesco d’Assisi, la Chiesa di S. Anna con annesso convento dei Cappuccini, la Chiesa del Carmine, la Chiesa di S. Vito Martire, la Chiesa di S. Lucia, la Chiesa di S. Maria di Gesù, la Chiesa di S. Francesco di Paola, la Chiesa Madonna delle Grazie, la Chiesa del Calvario, la Chiesa di S. Maria Maddalena (in parte diroccata).

Bisacquino - Chiesa MadreLe chiese in gran parte di età rinascimentale e barocca, fanno da corolla alla Chiesa Madre la quale con la sua mole e l’imponente cupola caratterizza il paesaggio urbano.

I lavori di ricostruzione di questa Chiesa ebbero inizio nel 1713 visto che la preesistente  spesso si allagava a causa di un fiume d’acqua che scorreva d’inverno davanti alla porta d’ingresso. I lavori  su progetto di Fra Damiano Rizzo furono completati nel 1730.

La chiesa ha una lunghezza di m. 40 e una larghezza di m. 20. Il vano dell’antica chiesa divenne uno spiazzo circondato da una balaustra in pietra e successivamente rivestito da un acciottolato che raffigura un tappeto. La Chiesa mancava di una cupola, realizzata nel 1925 con le offerte dei bisacquinesi per interessamento del decano Mons. Giovanni Bacile. Essa è posata sopra quattro pilastri: il cielo è rotondo; mentre i quattro pilastri richiamano il quadrato.

La navata centrale si prolunga di m. 20, formando il presbiterio con l’altare Maggiore di marmo, un coro in legno per i canonici, due tribune per l’organo, con ringhiere di ghisa. Il dipinto, sull’altare Maggiore rappresenta la Madonna del Paradiso, opera di Gioacchino Martorana del 1777.

Nelle navate laterali, si trovano cinque cappelle per lato, dedicate a numerosi Santi. All’interno della chiesa si trova la grotta della Madonna di Lourdes, realizzata verso il 1940, all’interno della quale si trova la tomba del Servo di Dio Mons. Giovanni Bacile, decano arciprete dal 1917-41.  Dentro il presbiterio è conservata una Portantina, sedia in legno dorato dell’inizio del 1700.  All’interno di una cappella posta nella parte sinistra della chiesa troviamo la Vara, vanto di tutti i cittadini bisacquinesi, portata in spalla, da più di 50 fedeli devoti, il 3 maggio giorno della festa del crocifisso. La Vara è opera del bisacquinese Giuseppe Bellacera, che la costruì nel 1792. La parrocchia ha il titolo di San Giovanni Battista.

Bisacquino - Chiesa del CalvarioA nord del paese si trova la Chiesa del Calvario, eretta dai PP. Liquorini nel 1833, in occasione di una Missione predicata in quell’anno dagli stessi Padri. Eretto il Calvario,  i PP. di Bisacquino inoltrarono domanda al Sindaco per essere autorizzati ad adornare il Calvario con “fresca piantagione d’ogni sorta di alberi”, furono così impiantati attorno alle mura dei  cipressi, ai lati della gradinata  aiuole e terrazze, in queste misero per ringhiere piantagioni di mirti tagliati a forma di muretti. Nelle aiuole interne piantarono roseti e fiori di ogni sorta. In questa chiesa ogni anno si svolge la funzione del Venerdì Santo curata dalla Confraternita del SS. Crocifisso.

Bisacquino - Santuario della Madonna del BalzoFuori dal centro abitato, alle pendici del monte Triona si erge il Santuario della Madonna del Balzo, meta di pellegrinaggio alla quale è connesso un eremo. All’interno la Madonna con Bambino   è una scultura di altorilievo dipinta e custodita in un’edicola in marmo dell’altare maggiore.

L’edificio fu completato nel 1679. Gli altari di marmo  nel santuario risalgono al 1760, a questo stesso periodo risale la nuova strada d’accesso con la Via Crucis con due obelischi (pileri), all’inizio della strada.

Una leggenda seicentesca narra di un giovane diciottenne di nome Vincenzo Adorno che mentre custodisce il gregge sul monte Triona, vede con grande meraviglia una luce irradiarsi da alcuni massi in alto. Dopo un primo momento di esitazione, il giovane si aggrappa alle sporgenze dei sassi, va avanti e scopre nella cavità non profonda di un gran masso un’immagine molto semplice della Madonna SS.

In quello stesso tempo il pastore bisacquinese Francesco Perratori, mentre pascolava il gregge poco lontano dal Triona, vide un globo di luce sfavillare sulle rupi del monte. Colpito dalla visione, finchè visse non cessò di raccontarla ai figli. Questi furono i preannunzi del ritrovamento della Madonna del Balzo  sul Monte Triona.

L’evento più straordinario avvenne 4 anni dopo, quando due giovani scorsero nel cavo della rupe l’immagine della Madonna (scoperta prima dall’Adorno); meravigliati la guardano e intendono venerarla. Ma di lì a  poco, con la volubilità della giovinezza, si danno al gioco con passione e uno di loro, avendo perduto qualche miseria, preso dal furore, scagliò una falce sulla fronte della Madonna SS. Il sacrilego cadde a terra fulminato, morto, mentre dalla fronte della Vergine sgorgarono miracolosamente gocce di sangue. L’altro ragazzo, stravolto, corse in paese a raccontare l’avvenuto e i genitori del ragazzo morto giunsero sul luogo della sventura. Lì, la madre, abbracciando il figlio esanime, invocò il perdono e la grazia per il figlio, con così viva fede che la Madonna non esitò a compiere il miracolo; così il giovane ritornò alla vita. La notizia si propagò in un baleno fra gli abitanti di Bisacquino e dei Paesi vicini che, come scossi da una forza sovrumana, salirono in lunghi cortei sul Triona per venerare e implorare grazie e favori alla Madonna SS. Subito si comprese la volontà della Vergine di voler essere venerata sul luogo del ritrovamento . Si imponeva perciò la necessità di un edificio sacro e i bisacquinesi vi si accinsero con impeto santuario fino alla realizzazione dell’attuale santuario.

La porta centrale in bronzo, costruita nel 1987 dall’architetto Giuseppe Marino, raffigura la leggenda di questo evento straordinario e le fasi di costruzione del Santuario.

Bisacquino - Museo dell’orologioTra le istituzioni culturali ricordiamo il museo dell’orologio che da qualche tempo ha sede a Bisacquino nella vecchia Bottega di Corso Umberto I, voluto fortemente dal suo fondatore Paolo Scibetta, l’ultimo “artigiano del tempo”. La bottega degli Scibetta, oggi è stata trasformata in museo dell’orologio sotto la tutela della Soprintendenza Regionale ai Beni Culturali di Palermo. Gli Scibetta, famiglia d’orologiai, arrivarono a Bisacquino nel 700. Il capostipite Rosario si trasferì da Castrofilippo, riconvertendo il vecchio mestiere di armaiolo in quello di costruttore di orologi meccanici da torre. La sua attività venne portata avanti dal figlio Calogero (1800-1897) al quale si deve la costruzione di cinque orologi da torre. Seguendo la tradizione di famiglia, il nipote Vincenzo, costruì ben 47 orologi da torre. Particolare interesse ha un orologio costruito dai tre fratelli Scibetta, Vincenzo, Paolo e Rosario, il cosiddetto “Orologio Geografico Universale”, che sincronizza il fuso orario di Roma con i più importanti del globo terrestre. L’ultima generazione della famiglia Scibetta non ha seguito l’antica tradizione di orologiai. Fra i clienti più illustri di Paolo vi fu il regista Luchino Visconti, che è venuto a conoscenza dell’abilità del maestro artigiano orologiaio, gli commissionò la costruzione di un fac-simile di orologio per il set del film “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Un orologio dal movimento assai  rumoroso in maniera tale da fare da sottofondo ad una scena boccaccesca interpretata da Claudia Cardinale e da Alain Delon. La scena del film però venne tagliata perché fu censurata.

Il Museo è composto da due stanze di circa 30 mq ciascuna. Tra i vari oggetti esposti vi è un orologio a “gabbia” da torre funzionante e tutt’intorno una serie di attrezzi che servivano per la realizzazione degli orologi, tra questi una “fonderia”, nella quale sono entrate a migliaia vecchie pentole di rame (da legare col piombo e il rame) e sono usciti ingranaggi, ancora oggi in uso e perfettamente funzionanti.

Bisacquino - Museo CivicoAttrezzi come la fonderia, la ventola, il mantascio sono stati donati da Paolo Scibetta al Museo Civico di Bisacquino, altra importante istituzione culturale del paese. Esso, nato per iniziativa del rag. Salvatore Salvaggio, ad indirizzo prevalentemente etno-antropologico, è unico nel suo genere in tutto l’entroterra della Sicilia occidentale.

Testimonia tutti gli aspetti della vita del paese: colture, artigianato, usi e costumi, tradizioni, folklore, archeologia. Tutto il materiale, esposto in cicli di lavoro, rappresenta la civiltà contadina e artigiana dell’epoca pre-industriale. Tra tutti gli ambienti si evidenziano quelli del fabbro-ferraio, quello delle ricamatrici, quello dell’ambiente familiare,  quella della torchiatura che fanno rivivere i ricordi non molto lontani quando ancora le prime industrializzazioni erano un sogno. Infine troviamo pure una sezione dedicata all’archeologia, con reperti greco-punici datati IV-V sec. A.C. provenienti dal Monte Triona.

Il teatro comunale, considerato nel secolo scorso come uno degli elementi architettonici più caratteristici dell’edilizia del paese, ha rappresentato, al tempo stesso, uno dei luoghi d’incontro principali per tutti i cittadini ponendosi per molti anni come un simbolo di forte identità locale. La data di costruzione del Teatro Comunale di Bisacquino risulta alquanto incerta ma l’ipotesi più accreditata è quella secondo cui i lavori per la costruzione del Teatro sono stati iniziati tra il 1790 e il 1795. In ogni caso, è noto, che a partire dal 1746 l’interesse del paese per le attività teatrali era molto vivo, queste ultime incentivate anche da una delle famiglie più nobili del Paese e cioè i Bona.

Solo dopo gli interventi del 1872, il teatro si presentava allo spettatore in ottimo stato: la sala era coerente alla tipologia ricorrente in molti altri teatri, ovvero una forma ad “U”, mentre la volta era del tipo a sesto ribassato. Nel febbraio 1889 si abbattè su Bisacquino una grande alluvione che provocò seri danni al Teatro Comunale. Essi furono riparati solo dieci anni dopo. Questo episodio segna un cambiamento fondamentale nell’utilizzo dell’edificio, infatti parallelamente agli spettacoli teatrali si poteva godere di  proiezioni cinematografiche.

Successivamente al 1970 si ebbe il declino del teatro, tanto da farlo cadere in uno stato di totale abbandono. Solo nel 1979, l’Amministrazione Comunale decise di risollevare le sorti del teatro con l’intenzione di riadattarlo a centro di Servizio Culturale. Questo progetto di “riattamento”, purtroppo, non si limitò esclusivamente ad interventi di ristrutturazione e restauro conservativo. Il risultato ottenuto fu però un edificio nuovo e diverso, estraneo al contesto urbanistico che lo circondava. Modifiche e sostanziali differenze sono da notare nella diminuzione dei posti, in platea non vi sono poltrone ma semplicissime sedie che privano l’intera costruzione di quel particolare aspetto di salotto oltre che di teatro, inoltre i palchetti sono stati del tutto aboliti per dare spazio a due file di gallerie o loggioni realizzati a sbalzo sulla platea.

Tra le istituzioni culturali, inoltre, non possiamo neppure dimenticare la Biblioteca Comunale. Essa era già esistente nel periodo borbonico, tuttavia fu dopo l’unità d’Italia che  si arricchì di circa 4000 volumi, provenienti dalle biblioteche dei Cappuccini e dei Carmelitani, a seguito della legge abolizionistica degli Ordini Religiosi (1866). Dopo varie allocazioni, ecco che nel 1966, grazie alla munificenza dell’ing.  Giuseppe Genovese, Bisacquinese residente in America, la biblioteca trova la sua sede definitiva in un edificio costruito ex-novo in stile neoclassico  in via XXIV maggio.

Essa conserva due incunaboli, centinaia di opere del ‘500, numerosi testi dei secoli XVII – XVIII ed un vasto materiale archivistico del periodo borbonico. Il libro più raro è un’edizione di Galeno del XVI secolo, di cui esiste soltanto un’altra copia che si conserva al British Museum di Londra.

Abbazia di Santa Maria del Bosco

Bisacquino - Abbazia di Santa Maria del BoscoUn tempo il campanone di Santa Maria del Bosco ha diffuso i suoi rintocchi per tutta la valle del Belice. Per parecchi secoli i pellegrini che giungevano da Contessa, Bisacquino e Giuliana e da altri paesi limitrofi gremivano la chiesa, i chiostri ed i cortili. Questo monumento di interesse storico, architettonico e religioso è una delle testimonianze più significative del patrimonio culturale del territorio.

Chi visita S. Maria del Bosco oggi rimane affascinato dalla straordinaria bellezza monumentale della chiesa, che apparentemente sembra rimasta intatta a chi dall’esterno guarda la facciata, il campanile e le strutture murarie del lato Nord. Questa gratificante visione di bellezza architettonica rimane profondamente delusa però appena si scopre che, dietro la facciata ed il portone chiuso, non esistono più il soffitto, le cappelle del lato Sud, il pavimento, il transetto, gli stucchi, i marmi, gli altari, le pitture ecc. La chiesa è stata ridotta in un mucchio di macerie sia per il terremoto del 68 che per l’incuria precedente. Il complesso edilizio costituito da due chiostri non ha avuto la stessa sorte della chiesa, perché il proprietario, la famiglia inglese, ha curato la sua conservazione con impegnativi interventi di manutenzione. Parte dei locali e degli spazi di S. Maria del Bosco, che sono ancora agibili, si prestano oggi ad una fruizione culturale e turistica. Infatti tale complesso monumentale, inserito in un ammirevole polmone verde, richiama centinaia di visitatori.

Nota: hanno partecipato al progetto, oltre all’autrice dell’articolo: Biagio Rotolo, Cristina Altamore, Leonardo Spera, Rachele Mansella, Francesca Marino, Filippo Gannuscio, Mariaelena Latino, Calogero Intogna, Rosalia Guzzetta.

Progetto: UN BALZO PER LE VIE DI… – Parte II (la Storia)

1 marzo 2012 scritto da Claudia Porcarello

Situati all’interno della Sicilia occidentale, quasi all’estremo lembo meridionale della provincia di Palermo; in posizione baricentrica tra Palermo ed Agrigento si trovano i Comuni di Bisacquino, Giuliana e Contessa Entellina.

Mappa progetto

Bisacquino

Bisacquino

Bisacquino

Bisacquino sorge alle falde del Monte Triona, che si erge solitario e maestoso a 1215 metri sul livello del mare, sorse probabilmente nell’alto Medioevo come casale di campagna. Altri ritengono invece che sia stata fondata da una delle popolazioni che in un tempo assai remoto abitarono al territorio circostante, quali: sicani, greci, cartaginesi e romani, della cui presenza esistono diverse testimonianze. Altri, facendo riferimento alla conformazione urbanistica dell’attuale centro abitato, fanno risalire la sua fondazione all’epoca della conquista saracena. Eppur vero che, incerta ancor oggi resta la sua origine.

Antichi bisacquinesi, per dare importanza alle origini del loro paese favoleggiarono che in quella piccola pianura nei secoli passati esistesse la città di “Triona”, costruita dai troiani circa 1000 anni a.C., ma da ricerche effettuate sembra che nessuno scrittore, nè antico nè moderno, faccia cenno a questa città. E’ ampiamente riscontrato, negli antichi manoscritti, che i troiani fabbricarono nella Sicilia occidentale le città di Erice, Elima, Segesta ed Entella.

Sono stati comunque ritrovati, nel territorio bisacquinese, il rudere di una torre e vari reperti (vasellame ed utensili), che oggi si conservano nel museo civico della cittadina.

L’incertezza etimologica del nome Bisacquino, dal latino “Bis-aqua” (ricco d’acqua) o dall’arabo “Buseckuin” (padre del coltello, ma anche molto acquoso), evidenzia la scarsa documentazione storica sull’origine del paese. Un fatto è, però, certo: sia l’etimologia latina sia quella araba confermano l’abbondanza delle sorgenti d’acqua del luogo, dove si presume sorse e si sviluppò il paese in seguito ad insediamenti arabi conseguenti alla conquista saracena dell’isola.

Successivamente i Normanni occuparono Palermo, era il 1072, dopo 5 anni di assedio “Buseckuin” passò sotto la loro dominazione, cambiando il suo nome in “Busachinum”, ben presto il volgo lo cambiò in “Busacchinu” che è rimasto fino ad oggi nel linguaggio popolare. L’anno 1812 determina l’avvento dei Borboni nell’Italia meridionale, il paese che fino ad allora nei pubblici documenti e negli atti notarili veniva chiamato “Busachinum”, ebbe cambiato il proprio nome in Bisaquino.

Contessa Entellina

Contessa Entellina

Contessa Entellina

Immerso nel fitto di una natura rigogliosa tra tesori nella valle del Belice, ai piedi del versante settentrionale del monte Genuardo nasce il piccolo borgo medievale di Contessa Entellina. Il nome onora  la contessa Caterina Cardona, che fondò il paese. Il paese sorse sulle rovine abbandonate di un antico casale preesistente. Il Casale di Comitissa. La fondazione di Contessa viene attribuita agli albanesi. Il casale di Contessa fu ricostruito ed abitato da quei Greci (Albanesi), che in passato si erano fermati a Bisiri, castello nel territorio di Mazara. Nel 1462, i Bisirioti di Contessa, vista la propria patria in pericolo, abbandonarono il casale per raggiungere nuovamente l’Albania e, guidati da Skanderbeg, riportarono vittorie sui musulmani, cosi, in seguito, le famiglie più nobili e ricche, lasciarono la terra natia in preda al pericolo, per ritornare in Sicilia. Con questi profughi vediamo cosi tornare, perché chiamati dai Cardona, i primi fondatori di Contessa, a cui il barone assicurò tutta la sua protezione. Morto il conte Antonino Cardona, ottenne l’investitura il figlio Alfonso che accolse il ritorno degli Albanesi, dando loro in affitto per 9 anni i due feudi di “Contesse” e “Serradamo”, però, prima che scadesse tale affitto, gli albanesi chiesero ed ottennero dal conte la concessione dei due feudi, concretata nel 1520 che si impegnavano di assumere tra gli obblighi dietro tale concessione, quello di diroccare e riedificare l’abbandonato casale e favorirne la ripopolazione, cosi, gli Albanesi reclutarono altri compatrioti per aumentarne la popolazione attraverso profughi nuovi che trovarono subito ricovero nelle terre di Contessa, in cui furono mandati dal barone sotto la protezione del Cardona, occupandosi della coltura dei campi e della pastorizia.
Dopo l’unificazione del regno d’Italia, nel  1875, Contessa  per avere nel suo territorio l’antica città di Entella (città degli Elimi, distrutta da Federico II nel 1224, che si credeva sorgesse nell’antica rocca di Entella), si chiamò anche Entellina per distinguersi dalle frazioni omonime in provincia di Messina e in Toscana. La parte più antica del paese oggi ospita strutture di nuova costruzione , dato che nel 1968 la città fu colpita da un grave terremoto che ha raso al suolo gli originali casolari. Comprende, inoltre, quattro borghi, Piano Cavaliere, Borgo Roccella, Cozzo Finocchio, Castagnola.
L’identità italo-albanese e greco-bizantina è principalmente caratterizzata dai tre fattori : LINGUA, RITO, COSTUMI, testimonianze ancora vive. Il paese, insieme a Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela, fa parte delle comunità albonofone di Sicilia dove ancora l’antica lingua albanese viene parlata.

Giuliana

Giuliana

Giuliana

Giuliana, arroccata su di una collina isolata, alta 734 metri, è un piccolo paesino di circa 2000 abitanti posizionato nell’estremo lembo meridionale della provincia di Palermo, a dominio della  Valle del Sosio, nel centro dei Monti Sicani. La storia antica del territorio di Giuliana si svolge in un contesto geo-politico ben definito che deriva dal contatto tra l’area sicana ellenizzata e l’area elimo-punica di cui si apprezzano importanti siti archeologici, quali Entella (Contessa Entellina), Monte Adranone (Sambuca di Sicilia) e Montagna dei Cavalli (Prizzi).

Giuliana è nome prediale latino (Juliana) e implica un fundus, un piccolo insediamento umano, probabilmente una fattoria o una “Villa rustica”, di pertinenza di un antico latifondista romano di nome Julius dal quale il nome Juliana.

Un interessante sito archeologico dove affiorano campioni di ceramica,  è quello in contrada Favarotti, a circa 5 chilometri a nord del centro abitato, rinvenuti negli anni ’50, nel corso di lavori agricoli (Aratura meccanica profonda).

È del 1185 il primo documento che attesta la denominazione di Giuliana come casale. Considerato che il casale medievale in Sicilia era dal punto di vista tipologico un habitat aperto, cioè non fortificato, bisogna  escludere che il casale normanno di Iuliana fosse ubicato sulla collina ove sorge l’attuale centro urbano. Il suo sito va ricercato, piuttosto, un po’ più a valle e precisamente in quella contrada conosciuta a tutt’oggi col toponimo di Santo Casale.

Nel XIII secolo Federico II di Svevia (1194-1250) fa costruire intorno all’abitato una ponderosa cinta muraria aperta da tre porte (Iammagli, detta poi Porta Palermo, Porta di Sciacca e Porta Beccherie) e un castello-fortezza,  tale Castello doveva assolvere il compito strategico di postazione a guardia del sottostante territorio. Di contro, vi è un’altra tesi che ipotizza, invece,  Federico II D’Aragona quale promotore della costruzione. Alla sua particolare attenzione politico-strategica si attribuisce, inoltre, un rapido sviluppo che porta al trapasso da centro feudale a “città demaniale” nel 1336.

Nel corso del lungo periodo feudale il centro urbano rimase delimitato dall’antica cinta muraria (poi demolita intorno al 1860) e fu caratterizzato dalla costruzione di chiese e conventi grazie all’insediamento di vari Ordini religiosi, quali i Carmelitani, gli Olivetani, le Clarisse e  le Benedettine.

Nota: hanno partecipato al progetto, oltre all’autrice dell’articolo: Biagio Rotolo, Cristina Altamore, Leonardo Spera, Rachele Mansella, Francesca Marino, Filippo Gannuscio, Mariaelena Latino, Calogero Intogna, Rosalia Guzzetta.

Progetto: UN BALZO PER LE VIE DI… – Parte I

21 febbraio 2012 scritto da Claudia Porcarello

Relazione Tecnico – Illustrativa

Il territorio, il Folklore, la storia, le ricchezze ambientali, le opere artistiche, le produzioni tipiche, costituiscono una vera potenzialità economica capace di innescare un autorevole processo di sviluppo turistico territoriale.

Il turismo, da sempre legato all’ambiente e alla scoperta di territori e di genti diverse, ha come fondamentale scopo la valorizzazione e promozione del patrimonio culturale dei diversi ambiti territoriali che costituiscono elementi di attrazione. La società globalizzata di oggi, appiattisce le differenze e tende a confondere e ad oscurare le identità di un territorio, del paesaggio, della sua cultura, delle tradizioni locali e del buon cibo che dovrebbero essere percepite dal turista come elementi fondamentali per custodire e rendere meglio gradita la qualità del soggiorno nelle diverse destinazioni.

Sempre più frequente è la ricerca di momenti di vacanza con la famiglia o con gli amici, che consentano attività di scoperta in un ambiente ospitale, pulito, confortevole, con spazi naturali dove rilassarsi o semplicemente passeggiare, divertirsi e cogliere l’occasione per conoscere le tradizioni, la storia e le caratteristiche peculiari di territorio.

Con la consapevolezza che i viaggi confezionati hanno perso ormai fascino e la scelta personalizzata di itinerari e mete, spesso risulta di scarsa qualità, ci proponiamo attraverso questo progetto, dal nome “Un Balzo per le vie di…” , itinerario  turistico che vede coinvolti i Comuni di  Bisacquino, Giuliana e Contessa Entellina situati all’interno della Sicilia occidentale, quasi all’estremo lembo meridionale della provincia di Palermo; di  presentare al visitatore una nuova e avventurosa esperienza di vacanza, attraverso la proposta di itinerari  che immergono il visitatore in ambienti ed atmosfere di altri tempi, in territori fortemente segnati dalla presenza dell’uomo fin dall’antichità, che offrono testimonianze meravigliose della loro storia millenaria con paesaggi unici, scorci di paesaggi rurali, arte, montagne, colline e valli, parchi naturali, monumenti, un’estrema varietà di usi e costumi e di scelte gastronomiche ed una cultura inimitabile dell’ospitalità.

La proposta nasce dalla volontà di giovani consapevoli e disponibili ad impegnarsi con  obiettivi precisi di conoscenza, valorizzazione e sviluppo del proprio territorio, attraverso una serie di proposte semplici ma efficaci per la fruizione dei beni culturali, storici e paesaggistici e la promozione delle produzioni locali  e l’utilizzo di strutture ricettive.

La Promozione del Progetto avverrà attraverso la realizzazione di un sito internet per avere visibilità e la sponsorizzazione in eventi socio culturali, su riviste e giornali regionali e nazionali.

Fondamentale sarà la collaborazione con gruppi teatrali, folcloristici, associazioni ed enti locali, con i quali sono già stati istaurati i contatti. I tempi di realizzazione del progetto sono di circa un mese.

Hanno partecipato al progetto, oltre all’autrice dell’articolo: Biagio Rotolo, Cristina Altamore, Leonardo Spera, Rachele Mansella, Francesca Marino, Filippo Gannuscio, Mariaelena Latino, Calogero Intogna, Rosalia Guzzetta.

Per maggiori informazioni visita il sito: www.unbalzoperleviedi.it

Vacanze sulla neve in Sicilia

31 dicembre 2011 scritto da Staff di Sicilia Viaggi

Quando si pensa alla Sicilia balzano subito alla mente immagini con protagonisti sole, mare e vacanze estive, ma questa regione è anche una interessante meta invernale, e permette addirittura di sciare.

Sciare in Sicilia, significa soprattutto sciare sull’Etna, e regalarsi un’emozione davvero unica.

La Sicilia non è solo una regione di lunghe spiagge, storia, cultura ed enogastronomia, ma il suo entroterra montagnoso permette di divertirsi trovando la neve nella stagione fredda. E’ quindi un’ottima meta anche per gli appassionati di sport invernali.

Sicuramente, chi volesse passare dellle vacanze sulla neve in Sicilia, dovrebbe, se vuole sciare, guardare in primis all’Etna, il più grande vulcano d’Europa, con un’altitudine che supera abbondantemente i 3.000 metri.

L’Etna dispone di impianti attrezzati, sia sul versante meridionale che su quello settentrionale: a sud troviamo le piste di Nicolosi, in una cornice brulla tipica di un territorio vulcanico, mentre gli impianti a Nord, i Piani di Provenzana, sono circondati da verdi pinete.

Indipendentemente dalla scelta godrete di viste panoramiche magnifiche dal vostro albergo, potendo ammirare in contemporanea monti e mare.

Altre piste dove poter praticare lo sci in Sicilia si trovano poi sulla catena delle Madonie, che corre parallela lungo la costa settentrionale dell’isola. In Provincia di Palermo potrete salire invece a Piano Battaglia, dove si trovano ben otto piste da discesa e tre diversi impianti di risalita, che vi assicureranno un notevole divertimento, qualunque sia il vostro livello come sciatori.

Se siete degli autentici appassionati di sci e avete visitato le più belle e note località montane, non dovreste proprio lasciarvi sfuggire la possibilità di sciare anche sull’Etna. Scoprirete località bellissime, caratterizzate, allo stesso tempo, da strutture complete e moderne, ma da un ambiente incontaminato, ancora non sfruttato, e rovinato, dal turismo di massa. Sciare in Sicilia a un’esperienza unica, conosciuta e sfruttata soprattutto da chi abita in questa splendida regione.

Recarsi nella nostra isola maggiore con l’intento di passare qualche giorno divertendosi sulla neve, può anche essere un ottimo modo per scoprire una Sicilia diversa, e per certi versi, davvero sorprendente ed inattesa. Una regione ricca di contrasti, generosa, autentica e bellissima.

Vacanze in Sicilia

4 novembre 2011 scritto da Staff di Sicilia Viaggi

È sempre il momento per una vacanza last minute in Sicilia. Immergersi nei ritmi di una terra che offre al visitatore bellezza, tradizioni, cultura è un modo per rigenerarsi dallo stress della vita cittadina. Perché la Sicilia è tutto questo: natura ancora incontaminata, folklore, un patrimonio culturale e umano che ha regalato tantissimo al nostro Paese e ha dato lustro al suo nome nel mondo.

Il turista in vacanza che visita la più grande isola del Mediterraneo ha l’imbarazzo della scelta: godere di paesaggi naturali mozzafiato belli in ogni stagione, come gli arcipelaghi delle Egadi e delle Eolie, fare un salto indietro nel tempo visitando Palermo e Agrigento, che portano i segni del passaggio di differenti civiltà nei loro tesori artistici.

La Sicilia offre veramente vacanze per tutti i gusti, e un last minute è un ottimo modo per scoprire qualcosa di nuovo sul nostro patrimonio culturale. Un last minute in Sicilia è un toccasana anche per le papille gustative, con una cucina che offre ricette famose in tutto il mondo e profondamente influenzate dai numerosi popoli che nel corso della storia hanno lasciato traccia del loro passaggio in Trinacria.

Arabi, normanni, spagnoli: popoli che hanno contribuito a rendere la Sicilia, un luogo incomparabile per la sua ricchezza artistica, un mondo che non si finisce mai di scoprire. Una vacanza last minute è il giusto modo per iniziare il vostro viaggio nella bellezza.

Per un indimenticabile soggiorno il nostro catalogo offre i riferimenti degli hotel più convenienti, tutti selezionati secondo i criteri di qualità, per permettere al visitatore di gustare la straordinaria ospitalità siciliana senza perdersi nulla delle bellezze della regione. Alberghi per tutte le esigenze e per tutti i budget, dove potersi rilassare lasciandosi coccolare dai ritmi della natura e dal fascino di un patrimonio artistico e paesaggistico di immenso valore.

Per rendere la vacanza ancora più personalizzata non c’è niente di meglio che noleggiare un’auto e partire alla scoperta di panorami da sogno, ristoranti tipici, borghi dove il tempo ha smesso di correre, lasciando intatto il sapore dell’Italia di una volta. Da noi trovate gli indirizzi dei migliori autonoleggio, un’amplissima scelta tra tanti esercizi in ogni parte della regione.

Se volete essere sempre aggiornati sugli eventi e le attrazioni nelle più importanti città, fate un giro su expedia, dove potrete anche prenotare il vostro volo, dimenticare per qualche giorno i ritmi serrati del lavoro, e immergervi in un vero e proprio paradiso.

Per il tuo soggiorno in Sicilia scegli le case vacanze

15 settembre 2011 scritto da Staff di Sicilia Viaggi

Il mercato delle case vacanze è in continua crescita ed è mirato soprattutto a chi sogna vacanze low cost e viaggia con bambini o animali. Ormai moltissimi viaggiatori preferiscono quest’opzione all’hotel, poiché permette loro di rilassarsi seguendo i propri ritmi e di sentirsi come a casa propria. Ma cosa c’è da aspettarsi da questi soggiorni in case vacanze e come evitare i tanti tranelli che attendono il turista poco cauto?

In generale, è consigliabile scegliere una casa vacanze presso cui hanno già soggiornato amici e conoscenti. In questo modo, sarete certi di ottenere un resoconto obiettivo su cosa aspettarvi. Se questo non fosse possibile, allora è il caso di rivolgersi a una delle tante agenzie immobiliari
disponibili: solitamente, l’agente avrà effettuato un’ispezione della struttura prima di proporla a potenziali clienti, garantendo così il rispetto di standard di igiene e sicurezza.

Per quanto riguarda il deposito, la maggior parte dei proprietari e delle agenzie lo richiede, anche se la cifra può variare a seconda della località e della stagione. In generale, il deposito non dovrebbe mai essere superiore al 50% del prezzo totale della casa vacanze affittata. Infine, il pagamento dell’affitto stesso è normalmente richiesto prima della partenza, anche se alcuni proprietari che vivono nei pressi delle case vacanze date in affitto accettano il pagamento all’arrivo. Ricordate di chiedere se ci sono penali di cancellazione o se il deposito verrà rimborsato (e in quale percentuale).

Per non avere brutte sorprese, prima della partenza è consigliabile fare una lista di domande sugli oggetti e sui servizi che ritenete indispensabili e di inviarle all’agenzia immobiliare o al proprietario. In questo modo, avrete una prova della corrispondenza inviata e ricevuta. Ricordate di non farvi ingannare dalle fotografie fornite su vari siti, che spesso rischiano di essere ben troppo lusinghiere: verificate quante più informazioni possibile. E, infine, la domanda da un milione di dollari: come scoprire se un’agenzia che affitta case vacanze è affidabile o meno? Ci sono diversi fattori da prendere in considerazione:

1. Prima di tutto, un’agenzia affidabile fornisce chiaramente i propri recapiti, quindi evitate quelle che possono essere contattate solo tramite casella postale e optate per un’agenzia con indirizzo completo e numero di telefono.

2. Considerate la posizione dell’agenzia. È in prossimità delle case vacanze che dà in affitto? Allora è probabile che gli agenti abbiano visitato le strutture personalmente e ne abbiano verificato le condizioni. Diffidate dei call center, sia in Italia sia all’estero.

3. Chiedetevi se termini e condizioni di contratto sono chiari e comprensibili.

4. Sappiate che esistono associazioni che raggruppano proprietari di case vacanze e agenzie immobiliari, i cui membri sono tenuti a rispettare una serie di standard e a fornire informazioni chiare e accurate. Verificate, quindi, che la persona da cui desiderate affittare la casa vacanze ne
faccia parte.

Un’ultima nota per chi ha in programma di viaggiare con gli amici a quattro zampe: ricordate di chiedere se gli animali domestici sono ammessi e portate tutto il necessario per il viaggio e per il soggiorno, incluse ciotole, coperte, gabbiette o cucce.

Ricordatevi delle numerose offerte su expedia.it per la scelta della casa vacanza ideale.

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