Sicilia Viaggi

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La Domenica delle Palme a Piana degli Albanesi

30 marzo 2012 scritto da Staff di Sicilia Viaggi

Piana degli AlbanesiPiana degli Albanesi è un piccolo comune, in provincia di Palermo, situato su un altopiano montuoso tra l’omonimo lago e il monte Pizzuta. In esso risiede la più importante colonia albanese in Sicilia che ha mantenuto pressoché intatte, dalla sua fondazione nel XV secolo, le sue caratteristiche culturali, religiose e linguistiche. La lingua più diffusa è l’albanese, anche se tutti i suoi cittadini sono in grado di parlare indifferentemente anche l’italiano.

I costumi tradizionali femminili, tramandati di madre in figlia, hanno mantenuto nei secoli il loro aspetto originale bizantino. Sono caratterizzati da colori accesi e da tessuti preziosi (spesso ricamati in seta, oro e argento). Vengono tuttora indossati nelle cerimonie nuziali e durante le principali manifestazioni religiose.

Piana degli AlbanesiOltre alla lingua ed ai costumi, Piana degli Albanesi è caratterizzata dalla sua Chiesa con rito greco-bizantino. Le celebrazioni sono solenni e ricche di simbolismi. Le lingue utilizzate nelle celebrazioni liturgiche sono il greco e l’albanese.

Particolarmente significativa e coinvolgente è la celebrazione della Domenica delle Palme. Essa si svolge nella Chiesa di San Nicola. Dopo il rito della benedizione delle palme e dei rami d’ulivo, prosegue con una processione, guidata dall’Eparca a dorso di un asinello, attraverso il corso principale del paese fino alla Cattedrale dove si celebra la Liturgia.

Piana degli Albanesi

Un secondo buon motivo per andare a Piana degli Albanesi è senz’altro quello di poter gustare i prodotti tipici della gastronomia pianese. Il più famoso è senz’altro il cannolo ripieno di ricotta. Da provare anche il pane, fatto con farina di grano duro, l’olio d’oliva, la ricotta e le carni del luogo.

La spettacolarità delle Isole Pelagie

20 marzo 2012 scritto da Vincenzo Bonanno

Lampedusa

Nella punta meridionale dell’Italia, tra le coste tunisine e siciliane, sorge l’arcipelago delle isole Pelagie. Sono tre: Lampedusa, Linosa e Lampione e vi si può trovare uno dei paesaggi naturalistici più sorprendenti d’Europa. Mare cristallino ovunque e profondi fondali vulcanici. Litorali costieri dal tratto orientale e grotte nascoste da scoprire. Casette colorate e sabbia chiara e anche un affascinante faro di antica bellezza scolpita piantato nelle acque di Lampione. Non c’è nient’altro sull’isola più piccola delle tre, solo quel faro che ammira l’orizzonte nel continuo trascorrere del tempo. Il fondale incontaminato è un vero paradiso per i sub che da queste parti possono venire a contatto con aragoste, cernie, corallo e perfino con lo squalo grigio.

La più grande isola, invece, è Lampedusa (con adiacente la piccola Isola dei Conigli). 20 km² di surpeficie, 40 km di costa e 5000 abitanti. Dista 210 km dalla Sicilia e 152 dall’Africa. Il suo litorale è disseminato di grotte in parte aperte dall’erosione marina che agisce su calcari teneri costituiti da depositi ricchi di alghe fossili e sedimenti carbonatici. Questo ha favorito il diffondersi di un paesaggio naturale, flora e fauna di indiscutibile fascino. Qualcosa di unico e raro. Quello che c’è nei fondali marini e sulle coste delle Pelagie, infatti, difficilmente è presente in altre parti d’Europa. Non stupisce, allora, che l’arcipelago sia un patrimonio per la biodiversità del Mediterraneo, essendo stato proposto come Sito d’Importanza Comunitaria e come Zona di Protezione Speciale ai sensi delle Direttive Comunitarie “Habitat” e “Uccelli”.  Qualche esempio. Nelle acque costiere vive una popolazione stanziale di delfino Tursiops truncatus, di  Delphinus Delphis (delfino comune), Stenella coeruleoalba (stenella) e Balaenoptera physalus, la balenottera comune, che nel periodo di marzo e aprile si avvicina in piccoli gruppi alle coste per nutrirsi dei banchi di piccoli crostacei, elemento fondamentale della sua dieta. La spiaggia dei Conigli a Lampedusa, poi, e quella della Pozzolana di Ponente a Linosa, sono teatri di un evento spettacolare: la deposizione delle uova da parte della Caretta caretta, la tartaruga marina più famosa nel Mediterraneo. Un “accadere” che nei mesi estivi si ripete davanti agli occhi di numerosi bagnanti, provocando emozione e stupore, sempre. Miracolo della natura, nascita, bellezza. Basterebbe solo questo per prendere la decisione di visitare le Isole Pelagie.

lampedusa

Foto di -Chiotas- (flickr)

Distante 30 km da Lampedusa, Linosa è un piccolo capolavoro naturale. Si presenta con tre crateri spenti che arrivano con monte Vulcano a quota 195 m ed una costa lavica, aspra, molto frastagliata e a strapiombo sul mare. Gli abitanti vivono in casette colorate e le numerose calette nascoste, la sabbia nera, gli scogli, i fichi d’India e il giglio marino che cresce spontaneo sulla lava, le donano un carattere quasi divino. Poche storie, al visitatore sembrerà di stare in un piccolo ed esclusivo paradiso terrestre. Dove ci si può rilassare con il mare, andando alla scoperta di fondali meravigliosi oppure con piacevoli passeggiate ed escursioni nell’entroterra. Relax e benessere al contatto con la natura. Libri, attività e tanto cibo. In cucina da non perdere il cous-cous, piatto di origne araba a base di pesce e semola. Ma anche le altre pietanze preparate con i prodotti del mare e della terra, come i tagliolini al pesce spada, gli involtini di melanzane, la zuppa di lenticchie o le cassatelle di ricotta. Se la divinità in persona decidesse di andare a pranzo sulla Terra, lo farebbe da queste parti.

cous cousPer chi volesse, dopo la vacanza, portare con sè qualche prodotto tipico di questa terra è consigliabile acquistare il tonno inscatolato, uova di ricciola, i filetti di sgombro e di alici oppure la bottarga (tonno, merluzzo e pesce spada). Questo e molto di più sono le Pelagie, un angolo di Paradiso da andare a scovare.

Come arrivare
Ci sono due modi per raggiungere le Isole Pelagie: via aerea e via mare. Lampedusa è raggiungibile con i voli di linea da Palermo e Catania e d’estate con voli charter da Milano, Roma, Torino, Bergamo, Verona, Bologna (si consiglia di consultare i tour operators per verificare le tratte programmate stagionalmente); mentre via mare con traghetto o aliscafo da Porto Empedocle. Linosa è raggiungibile da Lampedusa o Porto Empedocle con traghetto o aliscafo (Siremar, Ustica Lines).

Residence Acquacalda, per la tua vacanza alle Eolie

13 marzo 2012 scritto da Staff di Sicilia Viaggi

Residence Acquacalda - LipariL’ Hotel Residence Acquacalda è collocato nella frazione di Acquacalda, uno dei punti più belli dell’isola di Lipari e dell’intero arcipelago eoliano.
Acquacalda è una frazione che si estende interamente sulla spiaggia omonima, dominata dalla maestosa montagna bianca della pomice, le cui cave sono le uniche in Europa insieme a quella turca.

Dei vecchi magazzini dove la preziosa pietra veniva lavorata oggi rimangono solo pochi ruderi.
Ed è proprio in alcuni di essi che, nel pieno rispetto del passato e nelle comodità del presente, è sorto l’Hotel “Residence Acquacalda” in tipico stile eoliano disposto in 2 piani più mansarda, in tutto in tutto 21 tra camere e family-room, per un totale complessivo di 50 posti letto.

A 10 metri dal mare, toccando quasi con mano la verde Salina ed ammirando all`orizzonte la maestosa figura dello Stromboli e la piccola perla Panarea, l` Hotel “Residence Acquacalda” propone soggiorni in pieno relax agli amanti del mare.

Di recente sono state aggiornate le foto sul sito web. Le nuove foto sono molto belle e mettono in evidenza le bellezze sia dell’isola che della struttura alberghiera.

Le camere

Particolare cura è stata data alla scelta dei materiali per le rifiniture, rispettando le caratteristiche tecniche di costruzione locali. Pertanto, infissi esterni ed interni in legno, pavimentazione esterna in cotto, rivestimento dell’ intera struttura in pietra e ciottoli ricavati dai crolli avvenuti nel tempo di parte dei ruderi.
Camere e appartamenti sono arredati con gusto e sobrietà, con mobili in legno in tinta pastello, rendono gli ambienti accoglienti e calorosi al pari di quelle che sono le caratteristiche dell’ospitalità eoliana. Tendaggi e complementi d’arredo sono realizzati con tessuti ignifughi in tinta.
Tutte le sistemazioni sono dotate di angolo cottura con frigo, bagno con doccia, tv lcd, aria condizionata, cassaforte, balcone o terrazzino attrezzato, cucina o mobile-cucina, e sono distribuite in modo da garantire un facile accesso all’ampio solarium annesso alla struttura.

Indirizzo

Lungomare di Acquacalda
Lipari

Sito Web

www.siciliaviaggi.com/residence/acquacalda

Mappa

Progetto: UN BALZO PER LE VIE DI… – Parte III

7 marzo 2012 scritto da Claudia Porcarello

Arte e Cultura, Bisacquino

Bisacquino

Bisacquino insieme a Contessa Entellina e Giuliana sono alcuni dei pochi paesi nei quali un visitatore, lontano dai rumori della città, può improvvisamente godere, all’interno della cerchia urbana, di scene di sapore bucolico e accanto alle molteplici fontane e abbeveratoi disseminati nel territorio, immaginare quadri di vita contadina di un tempo ormai lontano. Le fontane erano un tempo più numerose di oggi, erano utili alle massaie che non avendo l’acqua diretta in casa, si recavano ai “cannolicchi” (fontanelle) o per fare il bucato o per riempire i “quartari” (anfore). I bevai invece servivano a fare bere gli animali. Purtroppo questa tradizione è ormai del tutto scomparsa nei centri abitati, mentre sono ancora presenti ed utilizzati i bevai rurali.

 

Bisacquino

Bisacquino

BisacquinoGià all’entrata, Bisacquino immerge il visitatore in ambienti ed atmosfere di altri tempi con il fascino antico delle sue costruzioni in pietra, e con vie e viuzze di reminescenza araba, rese ancora più pittoresche da scorci di paesaggio rurale.

Originariamente, approssimativamente attorno al 1600, il paese presentata la forma di un triangolo equilatero, il cui vertice era dato dalla Chiesa della Maddalena (oggi diroccata). In seguito all’espansione urbana ha assunto una forma allungata, somigliando ad un otto in posizione orizzontale. Oggi il paese ha nuovamente modificato il suo aspetto espandendosi maggiormente verso est.

L’attuale aspetto urbanistico è oltremodo interessante, le strade spesso sormontate da archi, sono strette, tortuose, in alcuni casi acciottolate, alcune delle quali sfociano in vicoli e cortili caratteristici. Sui muri esterni delle case frequenti sono le piccole edicole votive in creta smaltata, con raffigurazioni di scuola napoletana o di arte popolare risalenti ai secoli XVII – XVIII.

All’interno del centro abitato numerose sono le chiese, in particolare ben quattordici chiese corrispondenti a quattordici quartieri dalle quali prendono il nome: la Chiesa Madre, la Chiesa Maria SS. Del Rosario, la Chiesa di S. Antonio Abate, la Chiesa di S. Caterina, la Chiesa di S. Francesco d’Assisi, la Chiesa di S. Anna con annesso convento dei Cappuccini, la Chiesa del Carmine, la Chiesa di S. Vito Martire, la Chiesa di S. Lucia, la Chiesa di S. Maria di Gesù, la Chiesa di S. Francesco di Paola, la Chiesa Madonna delle Grazie, la Chiesa del Calvario, la Chiesa di S. Maria Maddalena (in parte diroccata).

Bisacquino - Chiesa MadreLe chiese in gran parte di età rinascimentale e barocca, fanno da corolla alla Chiesa Madre la quale con la sua mole e l’imponente cupola caratterizza il paesaggio urbano.

I lavori di ricostruzione di questa Chiesa ebbero inizio nel 1713 visto che la preesistente  spesso si allagava a causa di un fiume d’acqua che scorreva d’inverno davanti alla porta d’ingresso. I lavori  su progetto di Fra Damiano Rizzo furono completati nel 1730.

La chiesa ha una lunghezza di m. 40 e una larghezza di m. 20. Il vano dell’antica chiesa divenne uno spiazzo circondato da una balaustra in pietra e successivamente rivestito da un acciottolato che raffigura un tappeto. La Chiesa mancava di una cupola, realizzata nel 1925 con le offerte dei bisacquinesi per interessamento del decano Mons. Giovanni Bacile. Essa è posata sopra quattro pilastri: il cielo è rotondo; mentre i quattro pilastri richiamano il quadrato.

La navata centrale si prolunga di m. 20, formando il presbiterio con l’altare Maggiore di marmo, un coro in legno per i canonici, due tribune per l’organo, con ringhiere di ghisa. Il dipinto, sull’altare Maggiore rappresenta la Madonna del Paradiso, opera di Gioacchino Martorana del 1777.

Nelle navate laterali, si trovano cinque cappelle per lato, dedicate a numerosi Santi. All’interno della chiesa si trova la grotta della Madonna di Lourdes, realizzata verso il 1940, all’interno della quale si trova la tomba del Servo di Dio Mons. Giovanni Bacile, decano arciprete dal 1917-41.  Dentro il presbiterio è conservata una Portantina, sedia in legno dorato dell’inizio del 1700.  All’interno di una cappella posta nella parte sinistra della chiesa troviamo la Vara, vanto di tutti i cittadini bisacquinesi, portata in spalla, da più di 50 fedeli devoti, il 3 maggio giorno della festa del crocifisso. La Vara è opera del bisacquinese Giuseppe Bellacera, che la costruì nel 1792. La parrocchia ha il titolo di San Giovanni Battista.

Bisacquino - Chiesa del CalvarioA nord del paese si trova la Chiesa del Calvario, eretta dai PP. Liquorini nel 1833, in occasione di una Missione predicata in quell’anno dagli stessi Padri. Eretto il Calvario,  i PP. di Bisacquino inoltrarono domanda al Sindaco per essere autorizzati ad adornare il Calvario con “fresca piantagione d’ogni sorta di alberi”, furono così impiantati attorno alle mura dei  cipressi, ai lati della gradinata  aiuole e terrazze, in queste misero per ringhiere piantagioni di mirti tagliati a forma di muretti. Nelle aiuole interne piantarono roseti e fiori di ogni sorta. In questa chiesa ogni anno si svolge la funzione del Venerdì Santo curata dalla Confraternita del SS. Crocifisso.

Bisacquino - Santuario della Madonna del BalzoFuori dal centro abitato, alle pendici del monte Triona si erge il Santuario della Madonna del Balzo, meta di pellegrinaggio alla quale è connesso un eremo. All’interno la Madonna con Bambino   è una scultura di altorilievo dipinta e custodita in un’edicola in marmo dell’altare maggiore.

L’edificio fu completato nel 1679. Gli altari di marmo  nel santuario risalgono al 1760, a questo stesso periodo risale la nuova strada d’accesso con la Via Crucis con due obelischi (pileri), all’inizio della strada.

Una leggenda seicentesca narra di un giovane diciottenne di nome Vincenzo Adorno che mentre custodisce il gregge sul monte Triona, vede con grande meraviglia una luce irradiarsi da alcuni massi in alto. Dopo un primo momento di esitazione, il giovane si aggrappa alle sporgenze dei sassi, va avanti e scopre nella cavità non profonda di un gran masso un’immagine molto semplice della Madonna SS.

In quello stesso tempo il pastore bisacquinese Francesco Perratori, mentre pascolava il gregge poco lontano dal Triona, vide un globo di luce sfavillare sulle rupi del monte. Colpito dalla visione, finchè visse non cessò di raccontarla ai figli. Questi furono i preannunzi del ritrovamento della Madonna del Balzo  sul Monte Triona.

L’evento più straordinario avvenne 4 anni dopo, quando due giovani scorsero nel cavo della rupe l’immagine della Madonna (scoperta prima dall’Adorno); meravigliati la guardano e intendono venerarla. Ma di lì a  poco, con la volubilità della giovinezza, si danno al gioco con passione e uno di loro, avendo perduto qualche miseria, preso dal furore, scagliò una falce sulla fronte della Madonna SS. Il sacrilego cadde a terra fulminato, morto, mentre dalla fronte della Vergine sgorgarono miracolosamente gocce di sangue. L’altro ragazzo, stravolto, corse in paese a raccontare l’avvenuto e i genitori del ragazzo morto giunsero sul luogo della sventura. Lì, la madre, abbracciando il figlio esanime, invocò il perdono e la grazia per il figlio, con così viva fede che la Madonna non esitò a compiere il miracolo; così il giovane ritornò alla vita. La notizia si propagò in un baleno fra gli abitanti di Bisacquino e dei Paesi vicini che, come scossi da una forza sovrumana, salirono in lunghi cortei sul Triona per venerare e implorare grazie e favori alla Madonna SS. Subito si comprese la volontà della Vergine di voler essere venerata sul luogo del ritrovamento . Si imponeva perciò la necessità di un edificio sacro e i bisacquinesi vi si accinsero con impeto santuario fino alla realizzazione dell’attuale santuario.

La porta centrale in bronzo, costruita nel 1987 dall’architetto Giuseppe Marino, raffigura la leggenda di questo evento straordinario e le fasi di costruzione del Santuario.

Bisacquino - Museo dell’orologioTra le istituzioni culturali ricordiamo il museo dell’orologio che da qualche tempo ha sede a Bisacquino nella vecchia Bottega di Corso Umberto I, voluto fortemente dal suo fondatore Paolo Scibetta, l’ultimo “artigiano del tempo”. La bottega degli Scibetta, oggi è stata trasformata in museo dell’orologio sotto la tutela della Soprintendenza Regionale ai Beni Culturali di Palermo. Gli Scibetta, famiglia d’orologiai, arrivarono a Bisacquino nel 700. Il capostipite Rosario si trasferì da Castrofilippo, riconvertendo il vecchio mestiere di armaiolo in quello di costruttore di orologi meccanici da torre. La sua attività venne portata avanti dal figlio Calogero (1800-1897) al quale si deve la costruzione di cinque orologi da torre. Seguendo la tradizione di famiglia, il nipote Vincenzo, costruì ben 47 orologi da torre. Particolare interesse ha un orologio costruito dai tre fratelli Scibetta, Vincenzo, Paolo e Rosario, il cosiddetto “Orologio Geografico Universale”, che sincronizza il fuso orario di Roma con i più importanti del globo terrestre. L’ultima generazione della famiglia Scibetta non ha seguito l’antica tradizione di orologiai. Fra i clienti più illustri di Paolo vi fu il regista Luchino Visconti, che è venuto a conoscenza dell’abilità del maestro artigiano orologiaio, gli commissionò la costruzione di un fac-simile di orologio per il set del film “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Un orologio dal movimento assai  rumoroso in maniera tale da fare da sottofondo ad una scena boccaccesca interpretata da Claudia Cardinale e da Alain Delon. La scena del film però venne tagliata perché fu censurata.

Il Museo è composto da due stanze di circa 30 mq ciascuna. Tra i vari oggetti esposti vi è un orologio a “gabbia” da torre funzionante e tutt’intorno una serie di attrezzi che servivano per la realizzazione degli orologi, tra questi una “fonderia”, nella quale sono entrate a migliaia vecchie pentole di rame (da legare col piombo e il rame) e sono usciti ingranaggi, ancora oggi in uso e perfettamente funzionanti.

Bisacquino - Museo CivicoAttrezzi come la fonderia, la ventola, il mantascio sono stati donati da Paolo Scibetta al Museo Civico di Bisacquino, altra importante istituzione culturale del paese. Esso, nato per iniziativa del rag. Salvatore Salvaggio, ad indirizzo prevalentemente etno-antropologico, è unico nel suo genere in tutto l’entroterra della Sicilia occidentale.

Testimonia tutti gli aspetti della vita del paese: colture, artigianato, usi e costumi, tradizioni, folklore, archeologia. Tutto il materiale, esposto in cicli di lavoro, rappresenta la civiltà contadina e artigiana dell’epoca pre-industriale. Tra tutti gli ambienti si evidenziano quelli del fabbro-ferraio, quello delle ricamatrici, quello dell’ambiente familiare,  quella della torchiatura che fanno rivivere i ricordi non molto lontani quando ancora le prime industrializzazioni erano un sogno. Infine troviamo pure una sezione dedicata all’archeologia, con reperti greco-punici datati IV-V sec. A.C. provenienti dal Monte Triona.

Il teatro comunale, considerato nel secolo scorso come uno degli elementi architettonici più caratteristici dell’edilizia del paese, ha rappresentato, al tempo stesso, uno dei luoghi d’incontro principali per tutti i cittadini ponendosi per molti anni come un simbolo di forte identità locale. La data di costruzione del Teatro Comunale di Bisacquino risulta alquanto incerta ma l’ipotesi più accreditata è quella secondo cui i lavori per la costruzione del Teatro sono stati iniziati tra il 1790 e il 1795. In ogni caso, è noto, che a partire dal 1746 l’interesse del paese per le attività teatrali era molto vivo, queste ultime incentivate anche da una delle famiglie più nobili del Paese e cioè i Bona.

Solo dopo gli interventi del 1872, il teatro si presentava allo spettatore in ottimo stato: la sala era coerente alla tipologia ricorrente in molti altri teatri, ovvero una forma ad “U”, mentre la volta era del tipo a sesto ribassato. Nel febbraio 1889 si abbattè su Bisacquino una grande alluvione che provocò seri danni al Teatro Comunale. Essi furono riparati solo dieci anni dopo. Questo episodio segna un cambiamento fondamentale nell’utilizzo dell’edificio, infatti parallelamente agli spettacoli teatrali si poteva godere di  proiezioni cinematografiche.

Successivamente al 1970 si ebbe il declino del teatro, tanto da farlo cadere in uno stato di totale abbandono. Solo nel 1979, l’Amministrazione Comunale decise di risollevare le sorti del teatro con l’intenzione di riadattarlo a centro di Servizio Culturale. Questo progetto di “riattamento”, purtroppo, non si limitò esclusivamente ad interventi di ristrutturazione e restauro conservativo. Il risultato ottenuto fu però un edificio nuovo e diverso, estraneo al contesto urbanistico che lo circondava. Modifiche e sostanziali differenze sono da notare nella diminuzione dei posti, in platea non vi sono poltrone ma semplicissime sedie che privano l’intera costruzione di quel particolare aspetto di salotto oltre che di teatro, inoltre i palchetti sono stati del tutto aboliti per dare spazio a due file di gallerie o loggioni realizzati a sbalzo sulla platea.

Tra le istituzioni culturali, inoltre, non possiamo neppure dimenticare la Biblioteca Comunale. Essa era già esistente nel periodo borbonico, tuttavia fu dopo l’unità d’Italia che  si arricchì di circa 4000 volumi, provenienti dalle biblioteche dei Cappuccini e dei Carmelitani, a seguito della legge abolizionistica degli Ordini Religiosi (1866). Dopo varie allocazioni, ecco che nel 1966, grazie alla munificenza dell’ing.  Giuseppe Genovese, Bisacquinese residente in America, la biblioteca trova la sua sede definitiva in un edificio costruito ex-novo in stile neoclassico  in via XXIV maggio.

Essa conserva due incunaboli, centinaia di opere del ‘500, numerosi testi dei secoli XVII – XVIII ed un vasto materiale archivistico del periodo borbonico. Il libro più raro è un’edizione di Galeno del XVI secolo, di cui esiste soltanto un’altra copia che si conserva al British Museum di Londra.

Abbazia di Santa Maria del Bosco

Bisacquino - Abbazia di Santa Maria del BoscoUn tempo il campanone di Santa Maria del Bosco ha diffuso i suoi rintocchi per tutta la valle del Belice. Per parecchi secoli i pellegrini che giungevano da Contessa, Bisacquino e Giuliana e da altri paesi limitrofi gremivano la chiesa, i chiostri ed i cortili. Questo monumento di interesse storico, architettonico e religioso è una delle testimonianze più significative del patrimonio culturale del territorio.

Chi visita S. Maria del Bosco oggi rimane affascinato dalla straordinaria bellezza monumentale della chiesa, che apparentemente sembra rimasta intatta a chi dall’esterno guarda la facciata, il campanile e le strutture murarie del lato Nord. Questa gratificante visione di bellezza architettonica rimane profondamente delusa però appena si scopre che, dietro la facciata ed il portone chiuso, non esistono più il soffitto, le cappelle del lato Sud, il pavimento, il transetto, gli stucchi, i marmi, gli altari, le pitture ecc. La chiesa è stata ridotta in un mucchio di macerie sia per il terremoto del 68 che per l’incuria precedente. Il complesso edilizio costituito da due chiostri non ha avuto la stessa sorte della chiesa, perché il proprietario, la famiglia inglese, ha curato la sua conservazione con impegnativi interventi di manutenzione. Parte dei locali e degli spazi di S. Maria del Bosco, che sono ancora agibili, si prestano oggi ad una fruizione culturale e turistica. Infatti tale complesso monumentale, inserito in un ammirevole polmone verde, richiama centinaia di visitatori.

Nota: hanno partecipato al progetto, oltre all’autrice dell’articolo: Biagio Rotolo, Cristina Altamore, Leonardo Spera, Rachele Mansella, Francesca Marino, Filippo Gannuscio, Mariaelena Latino, Calogero Intogna, Rosalia Guzzetta.

La Riserva naturale dello Zingaro

6 marzo 2012 scritto da Vincenzo Bonanno

La Riserva naturale orientata dello Zingaro è uno dei rari tratti della costa trapanese totalmente incontaminato. E’ possibile attraversarla a piedi, in quanto non è presente nessuna strada litoranea.

Al suo interno si trova un ecosistema mediterraneo ricchissimo di flora e fauna. Attraversandola, infatti, è possibile trovare la palma nana, il cappero o il timo selvatico. Oppure è possibile vedere, tra i tanti uccelli, il falco pellegrino, il gheppio o la poiana.

Nella riserva si trovano anche tanti interessanti musei. Da non perdere: il Museo Naturalistico, il Museo delle Attività Marinare e il Museo della Civiltà Contadina.

ORA Luxury Catania

4 marzo 2012 scritto da Staff di Sicilia Viaggi

Ora Luxury Catania
Grand Hotel Villa Itria Congress & Resort SPA

Situato alle pendici dell’Etna, location ideale per sperimentare il gusto e la classe in un ambiente moderno e confortevole. A pochi minuti dal centro di Catania e vicinissimo al raccordo autostradale uscita “Paesi Etnei”.

ORA Luxury Catania

Dispone di un’area congressi con ricevimento dedicato, ampie sale congressuali, sala lettura, che rendono il Grand Hotel Villa Itria il punto di riferimento perfetto per piccoli e grandi meeting di lavoro.

ORA Luxury Catania

ORA LUXURY CATANIA offre la possibilità di arricchire i meeting con un’esperienza unica ed emozionante: specialisti del benessere si occuperanno di equilibrare corpo, viso e mente con trattamenti esclusivi coadiuvati da apparecchiature all’avanguardia, un’alchimia tra tecnologia e rimedi naturali per un fantastico equilibrio psicofisico in breve tempo.

ORA Luxury Catania

La struttura

  • 92 camere: tra standard, superior, bijoux, junior suite e suite
  • 2 Ristoranti: “Nausicaa” e “Penelope”
  • American Bar e Sala Breakfast
  • Connessione Internet gratuita in tutti gli ambienti
  • 3 Sale Congressi da 500 – 120 – 80 posti
  • 3 sale meeting da 40 – 14 – 6 posti
  • 2 sale fieristiche di 200 e 400 mq
  • Arabia Wellness Center (1.200 mq di benessere)
  • 2 piscine (coperta e scoperta)
  • Ampio parcheggio (coperto e scoperto)

Distanze

  • dall’aeroporto: 15 km
  • dalla stazione ferroviaria: 15 km
  • dall’autostrada: 6 km
  • dal porto: 15 km

Riferimenti

http://www.oraluxurycatania.com/

Video

Siracusa, elenco delle manifestazioni di marzo in provincia

1 marzo 2012 scritto da Staff di Sicilia Viaggi

Augusta
19 Marzo – FESTA DI SAN GIUSEPPE
Caratteristica vendita all’asta di vari prodotti, portati in chiesa dai fedeli, tra cui il tradizionale Cudduruni, un particolarissimo tipo di pane. In palio l’ambito Bastone di san Giuseppe fatto di miele e mandorle.
Ore 18:00 – Chiesa di San Giuseppe.

Avola
5/10 Marzo – CINEMAVOLA FILM FESTIVAL – XIII edizione
La rassegna del cinema per ragazzi vede la partecipazione degli studenti provenienti da diverse città siciliane. Di rilevante interesse anche la rassegna teatrale ed il concorso legato alle band emergenti. Verranno premiati il migliore cortometraggio ed il migliore lungometraggio. Noti artisti parteciperanno alla manifestazione. Cinema Odeon

19 Marzo – FESTA DI SAN GIUSEPPE.La festa rionale, denominata “Adduminaria”, consiste nella preparazione, da parte di ogni quartiere, di grandi mucchi di legna che vengono fatti ardere.

Buscemi
20 Marzo – FESTA DI SAN GIUSEPPE – La Festa in onore del Santo ha inizio al mattino con la sfilata, che parte dalla Chiesa Madre, di personaggi in costume d’epoca e carretti siciliani.
Durante la sfilata viene effettuata una raccolta di doni e di prodotti tipici che vengono messi all’asta.

Carlentini
19 Marzo – FESTA DI SAN GIUSEPPE a Pedagaggi – Vendita all’asta di prodotti offerti dalla comunità di Pedagaggi, il cui ricavato sarà interamente devoluto alla Chiesa Maria SS. Della Stella, nei pressi della quale si svolge l’iniziativa.

Francofonte
21 Marzo – FESTA DI SAN GIUSEPPE – Processione della Sacra Famiglia con figuranti del luogo ed asta dei doni. Piazza Garibaldi.

Melilli
19 Marzo – FESTA DI SAN GIUSEPPE – Il simulacro, dalla Chiesa Madre, viene portato in processione per le vie del paese. Al suo rientro si può assistere alla tradizionale vendita dei doni in Piazza Salvatore Rizzo.
Partenza dalla Chiesa Madre con arrivo alla Chiesa del Carmine.

Noto
12 Marzo – EDUCAZIONE FISICA di Elena Stancanelli, interpretato e diretto da Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco. Teatro V. Emanuele. Ore 21:00 – Fondazione Teatro Vittorio Emanuele di Noto, Piazza 16 Maggio

23 Marzo – L’AVARO di Moliere con Pippo Pattavina. Regia di Angelo Tosto. Teatro V. Emanuele. Ore 21:00 - Fondazione Teatro Vittorio Emanuele di Noto, Piazza 16 Maggio

29 Marzo – NIATRI di Linda Dalisi con Michele Riondino. Regia di Ferracane, Pilli, Riondino. Teatro V. Emanuele. Ore 21:00 – Fondazione Teatro Vittorio Emanuele di Noto, Piazza 16 Maggi

Palazzolo
Prima domenica – IL MERCATINO DELL’AGORÀ, tradizionale mercatino di antiquariato, modernariato e collezionismo. Centro storico.

Priolo
19 Marzo – FESTA DI SAN GIUSEPPE – Chiesa Sacro Cuore.

Rosolini
25 Marzo – FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI SAN GIUSEPPE – La raccolta dei doni e la processione della statua del Santo costituiscono il motivo portante della giornata in onore di San Giuseppe. Poco dopo ha luogo la cavalcata votiva con calessi e carri tipici siciliani addobbati a festa.

Siracusa
2 Marzo – IL VERBO DEGLI UCCELLI spettacolo teatrale a cura di Giannella D’Izzia. Sala Randone, via Malta, ore 20:30

4 Marzo – Teatro – I PROMESSI SPOSI spettacolo in due atti. Compagnia Il Sipario. Sala Randone. Ore 18:00

4 Marzo – Concerto – QUINTETTO EMOZIONI SICILIANE. Istituto Privitera. Ore 18:00

9 Marzo – TRIO PIANISTE ALL’OPERA – pianoforte a sei mani. Istituto Privitera. Ore 18:00

10 Marzo – GUITAR CIRCUS – SPECIAL GUEST CLAUDIO GOLINELLI E CICCI BAGNOLI. Sala Randone. Ore 21:30

11 Marzo – Teatro – APPARENZE commedia in 2 atti di Sebastiano Rabbito. Sala Randone. Ore 18:00

16 Marzo – 734 a.C. LE ORIGINI DI SIRACUSA – Evento celebrativo della grande stratificazione della città. Tempio di Apollo. Ore 21:00

17 Marzo – Teatro – SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE di Luigi Pirandello. Accademia del Dramma Antico. Tempio di Apollo. Ore 19:00

17 Marzo – Teatro – SEMPRI FIGGHI SUNU di T. Golino e N. Mozzicato. Sala Randone. Ore 21:00

18 Marzo – NICOLA PIOVANI IN QUINTETTO, con la partecipazione dell’Accademia d’arte del Dramma Antico. Sala

25 Marzo – I MIRACOLI ESISTONO, commedia brillante in tre atti di Paolo Ferla. Comp. Artefatti. Sala Randone. Ore 18:00

25 Marzo – ANTONELLA DE VINCO, PIANOFORTE E KATIA GHIGI, VIOLINO. Istituto Privitera. Ore 18:00

Progetto: UN BALZO PER LE VIE DI… – Parte II (la Storia)

1 marzo 2012 scritto da Claudia Porcarello

Situati all’interno della Sicilia occidentale, quasi all’estremo lembo meridionale della provincia di Palermo; in posizione baricentrica tra Palermo ed Agrigento si trovano i Comuni di Bisacquino, Giuliana e Contessa Entellina.

Mappa progetto

Bisacquino

Bisacquino

Bisacquino

Bisacquino sorge alle falde del Monte Triona, che si erge solitario e maestoso a 1215 metri sul livello del mare, sorse probabilmente nell’alto Medioevo come casale di campagna. Altri ritengono invece che sia stata fondata da una delle popolazioni che in un tempo assai remoto abitarono al territorio circostante, quali: sicani, greci, cartaginesi e romani, della cui presenza esistono diverse testimonianze. Altri, facendo riferimento alla conformazione urbanistica dell’attuale centro abitato, fanno risalire la sua fondazione all’epoca della conquista saracena. Eppur vero che, incerta ancor oggi resta la sua origine.

Antichi bisacquinesi, per dare importanza alle origini del loro paese favoleggiarono che in quella piccola pianura nei secoli passati esistesse la città di “Triona”, costruita dai troiani circa 1000 anni a.C., ma da ricerche effettuate sembra che nessuno scrittore, nè antico nè moderno, faccia cenno a questa città. E’ ampiamente riscontrato, negli antichi manoscritti, che i troiani fabbricarono nella Sicilia occidentale le città di Erice, Elima, Segesta ed Entella.

Sono stati comunque ritrovati, nel territorio bisacquinese, il rudere di una torre e vari reperti (vasellame ed utensili), che oggi si conservano nel museo civico della cittadina.

L’incertezza etimologica del nome Bisacquino, dal latino “Bis-aqua” (ricco d’acqua) o dall’arabo “Buseckuin” (padre del coltello, ma anche molto acquoso), evidenzia la scarsa documentazione storica sull’origine del paese. Un fatto è, però, certo: sia l’etimologia latina sia quella araba confermano l’abbondanza delle sorgenti d’acqua del luogo, dove si presume sorse e si sviluppò il paese in seguito ad insediamenti arabi conseguenti alla conquista saracena dell’isola.

Successivamente i Normanni occuparono Palermo, era il 1072, dopo 5 anni di assedio “Buseckuin” passò sotto la loro dominazione, cambiando il suo nome in “Busachinum”, ben presto il volgo lo cambiò in “Busacchinu” che è rimasto fino ad oggi nel linguaggio popolare. L’anno 1812 determina l’avvento dei Borboni nell’Italia meridionale, il paese che fino ad allora nei pubblici documenti e negli atti notarili veniva chiamato “Busachinum”, ebbe cambiato il proprio nome in Bisaquino.

Contessa Entellina

Contessa Entellina

Contessa Entellina

Immerso nel fitto di una natura rigogliosa tra tesori nella valle del Belice, ai piedi del versante settentrionale del monte Genuardo nasce il piccolo borgo medievale di Contessa Entellina. Il nome onora  la contessa Caterina Cardona, che fondò il paese. Il paese sorse sulle rovine abbandonate di un antico casale preesistente. Il Casale di Comitissa. La fondazione di Contessa viene attribuita agli albanesi. Il casale di Contessa fu ricostruito ed abitato da quei Greci (Albanesi), che in passato si erano fermati a Bisiri, castello nel territorio di Mazara. Nel 1462, i Bisirioti di Contessa, vista la propria patria in pericolo, abbandonarono il casale per raggiungere nuovamente l’Albania e, guidati da Skanderbeg, riportarono vittorie sui musulmani, cosi, in seguito, le famiglie più nobili e ricche, lasciarono la terra natia in preda al pericolo, per ritornare in Sicilia. Con questi profughi vediamo cosi tornare, perché chiamati dai Cardona, i primi fondatori di Contessa, a cui il barone assicurò tutta la sua protezione. Morto il conte Antonino Cardona, ottenne l’investitura il figlio Alfonso che accolse il ritorno degli Albanesi, dando loro in affitto per 9 anni i due feudi di “Contesse” e “Serradamo”, però, prima che scadesse tale affitto, gli albanesi chiesero ed ottennero dal conte la concessione dei due feudi, concretata nel 1520 che si impegnavano di assumere tra gli obblighi dietro tale concessione, quello di diroccare e riedificare l’abbandonato casale e favorirne la ripopolazione, cosi, gli Albanesi reclutarono altri compatrioti per aumentarne la popolazione attraverso profughi nuovi che trovarono subito ricovero nelle terre di Contessa, in cui furono mandati dal barone sotto la protezione del Cardona, occupandosi della coltura dei campi e della pastorizia.
Dopo l’unificazione del regno d’Italia, nel  1875, Contessa  per avere nel suo territorio l’antica città di Entella (città degli Elimi, distrutta da Federico II nel 1224, che si credeva sorgesse nell’antica rocca di Entella), si chiamò anche Entellina per distinguersi dalle frazioni omonime in provincia di Messina e in Toscana. La parte più antica del paese oggi ospita strutture di nuova costruzione , dato che nel 1968 la città fu colpita da un grave terremoto che ha raso al suolo gli originali casolari. Comprende, inoltre, quattro borghi, Piano Cavaliere, Borgo Roccella, Cozzo Finocchio, Castagnola.
L’identità italo-albanese e greco-bizantina è principalmente caratterizzata dai tre fattori : LINGUA, RITO, COSTUMI, testimonianze ancora vive. Il paese, insieme a Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela, fa parte delle comunità albonofone di Sicilia dove ancora l’antica lingua albanese viene parlata.

Giuliana

Giuliana

Giuliana

Giuliana, arroccata su di una collina isolata, alta 734 metri, è un piccolo paesino di circa 2000 abitanti posizionato nell’estremo lembo meridionale della provincia di Palermo, a dominio della  Valle del Sosio, nel centro dei Monti Sicani. La storia antica del territorio di Giuliana si svolge in un contesto geo-politico ben definito che deriva dal contatto tra l’area sicana ellenizzata e l’area elimo-punica di cui si apprezzano importanti siti archeologici, quali Entella (Contessa Entellina), Monte Adranone (Sambuca di Sicilia) e Montagna dei Cavalli (Prizzi).

Giuliana è nome prediale latino (Juliana) e implica un fundus, un piccolo insediamento umano, probabilmente una fattoria o una “Villa rustica”, di pertinenza di un antico latifondista romano di nome Julius dal quale il nome Juliana.

Un interessante sito archeologico dove affiorano campioni di ceramica,  è quello in contrada Favarotti, a circa 5 chilometri a nord del centro abitato, rinvenuti negli anni ’50, nel corso di lavori agricoli (Aratura meccanica profonda).

È del 1185 il primo documento che attesta la denominazione di Giuliana come casale. Considerato che il casale medievale in Sicilia era dal punto di vista tipologico un habitat aperto, cioè non fortificato, bisogna  escludere che il casale normanno di Iuliana fosse ubicato sulla collina ove sorge l’attuale centro urbano. Il suo sito va ricercato, piuttosto, un po’ più a valle e precisamente in quella contrada conosciuta a tutt’oggi col toponimo di Santo Casale.

Nel XIII secolo Federico II di Svevia (1194-1250) fa costruire intorno all’abitato una ponderosa cinta muraria aperta da tre porte (Iammagli, detta poi Porta Palermo, Porta di Sciacca e Porta Beccherie) e un castello-fortezza,  tale Castello doveva assolvere il compito strategico di postazione a guardia del sottostante territorio. Di contro, vi è un’altra tesi che ipotizza, invece,  Federico II D’Aragona quale promotore della costruzione. Alla sua particolare attenzione politico-strategica si attribuisce, inoltre, un rapido sviluppo che porta al trapasso da centro feudale a “città demaniale” nel 1336.

Nel corso del lungo periodo feudale il centro urbano rimase delimitato dall’antica cinta muraria (poi demolita intorno al 1860) e fu caratterizzato dalla costruzione di chiese e conventi grazie all’insediamento di vari Ordini religiosi, quali i Carmelitani, gli Olivetani, le Clarisse e  le Benedettine.

Nota: hanno partecipato al progetto, oltre all’autrice dell’articolo: Biagio Rotolo, Cristina Altamore, Leonardo Spera, Rachele Mansella, Francesca Marino, Filippo Gannuscio, Mariaelena Latino, Calogero Intogna, Rosalia Guzzetta.

Baia Taormina Hotel & Spa

27 febbraio 2012 scritto da Staff di Sicilia Viaggi

Il “Baia Taormina Hotel & Spa” si erige su un pendio roccioso che si affaccia sul mare ed è caratterizzato da uno stile inimitabile che rimanda ad un passato lontano (rivestimenti in pietra, ampi archi e pergolati, raffinati dettagli siciliani, pregiate rifiniture in cotto artigianale) ma che, al contempo, sposa le innovazioni tecnologiche più avanzate, in grado di rendere il soggiorno dei nostri ospiti un’esperienza unica ed indimenticabile.

Servizi

L’hotel dispone di due ristoranti dove, in un’atmosfera romantica e raffinata, potrete assaporare la tradizione gastronomica Siciliana.
Per il vostro relax è a disposizione un Centro Benessere, una bellissima piscina ed il mare della meravigliosa Riviera di Taormina.

Meeting

La struttura è in grado di ospitare meeting grazie alle sue 3 sale attrezzate con impianti audiovisivi e tecnici specializzati. La capacità varia da 50 a 250 partecipanti. Le sale sono disponibili anche per cene di gala, banchetti o cocktail.

Mappa

Offerte per la Pasqua

L’hotel aprirà in occasione della Pasqua e ci saranno delle offerte speciali. Per maggiori informazioni potete consultare il sito web oppure scrivere un’email a booking@baiataormina.com

Riferimenti web

http://www.baiataormina.com/home.asp?lingua=ITA

https://www.facebook.com/groups/89429861465/

Progetto: UN BALZO PER LE VIE DI… – Parte I

21 febbraio 2012 scritto da Claudia Porcarello

Relazione Tecnico – Illustrativa

Il territorio, il Folklore, la storia, le ricchezze ambientali, le opere artistiche, le produzioni tipiche, costituiscono una vera potenzialità economica capace di innescare un autorevole processo di sviluppo turistico territoriale.

Il turismo, da sempre legato all’ambiente e alla scoperta di territori e di genti diverse, ha come fondamentale scopo la valorizzazione e promozione del patrimonio culturale dei diversi ambiti territoriali che costituiscono elementi di attrazione. La società globalizzata di oggi, appiattisce le differenze e tende a confondere e ad oscurare le identità di un territorio, del paesaggio, della sua cultura, delle tradizioni locali e del buon cibo che dovrebbero essere percepite dal turista come elementi fondamentali per custodire e rendere meglio gradita la qualità del soggiorno nelle diverse destinazioni.

Sempre più frequente è la ricerca di momenti di vacanza con la famiglia o con gli amici, che consentano attività di scoperta in un ambiente ospitale, pulito, confortevole, con spazi naturali dove rilassarsi o semplicemente passeggiare, divertirsi e cogliere l’occasione per conoscere le tradizioni, la storia e le caratteristiche peculiari di territorio.

Con la consapevolezza che i viaggi confezionati hanno perso ormai fascino e la scelta personalizzata di itinerari e mete, spesso risulta di scarsa qualità, ci proponiamo attraverso questo progetto, dal nome “Un Balzo per le vie di…” , itinerario  turistico che vede coinvolti i Comuni di  Bisacquino, Giuliana e Contessa Entellina situati all’interno della Sicilia occidentale, quasi all’estremo lembo meridionale della provincia di Palermo; di  presentare al visitatore una nuova e avventurosa esperienza di vacanza, attraverso la proposta di itinerari  che immergono il visitatore in ambienti ed atmosfere di altri tempi, in territori fortemente segnati dalla presenza dell’uomo fin dall’antichità, che offrono testimonianze meravigliose della loro storia millenaria con paesaggi unici, scorci di paesaggi rurali, arte, montagne, colline e valli, parchi naturali, monumenti, un’estrema varietà di usi e costumi e di scelte gastronomiche ed una cultura inimitabile dell’ospitalità.

La proposta nasce dalla volontà di giovani consapevoli e disponibili ad impegnarsi con  obiettivi precisi di conoscenza, valorizzazione e sviluppo del proprio territorio, attraverso una serie di proposte semplici ma efficaci per la fruizione dei beni culturali, storici e paesaggistici e la promozione delle produzioni locali  e l’utilizzo di strutture ricettive.

La Promozione del Progetto avverrà attraverso la realizzazione di un sito internet per avere visibilità e la sponsorizzazione in eventi socio culturali, su riviste e giornali regionali e nazionali.

Fondamentale sarà la collaborazione con gruppi teatrali, folcloristici, associazioni ed enti locali, con i quali sono già stati istaurati i contatti. I tempi di realizzazione del progetto sono di circa un mese.

Hanno partecipato al progetto, oltre all’autrice dell’articolo: Biagio Rotolo, Cristina Altamore, Leonardo Spera, Rachele Mansella, Francesca Marino, Filippo Gannuscio, Mariaelena Latino, Calogero Intogna, Rosalia Guzzetta.

Per maggiori informazioni visita il sito: www.unbalzoperleviedi.it

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